Cultura & Società, In rilievo

Teramo. SEMPRE ALTO L’INTERESSE PER LA STORIA DEL MANICOMIO DI TERAMO: AD ANNACARLA VALERIANO TERZO RICONOSCIMENTO PER IL LIBRO “AMMALÒ DI TESTA”.

 

Teramo, 26 novembre 2014 – Dopo il Premio Enriquez 2014 e il Premio internazionale di saggistica “Città delle Rose 2014” il libro di Annacarla Valeriano “Ammalò di testa. Storie dal manicomio di Teramo (1880-1931)” Donzelli 2014 ha ricevuto il 21 novembre scorso, a Cagliari, il Premio internazionale di letteratura e saggistica “Francesco Alziator 2014”.

Annacarla Valeriano è assegnista di ricerca di Storia contemporanea all’Università di Teramo. Le sue attività di ricerca si concentrano sulla storia della psichiatria e sull’impiego delle fonti audiovisive nella storia. Nel 2004 ha contribuito a fondare l’Archivio audiovisivo della memoria abruzzese istituito dall’Università di Teramo.

Per la Fondazione Università di Teramo sta portando avanti un progetto incentrato sul recupero, la valorizzazione e la divulgazione del manicomio Sant’Antonio abate di Teramo.

«L’originale e profondo saggio di Annacarla Valeriano si legge nell’articolata motivazione della giuria del Premio “Francesco Alziator 2014”muove da uno specifico osservatorio privilegiato: il Manicomio di Sant’Antonio abate di Teramo dal 1880 al 1931.

Sulla base di un’analisi rigorosa di 5000 cartelle cliniche di “ammalati di testa” e di altri numerosi documenti archivistici (lettere, relazioni mediche, atti amministrativi, ecc.) l’Autrice traccia il profilo doloroso e mutilato delle vicende di vita e dei percorsi d’internamento dei sofferenti mentali. Reclusi negli spazi di solitudine, d’angoscia dell’“Istituzione totale” a finalità custodialistica e di difesa sociale, i ricoverati emergono tuttavia non come reificati “casi clinici”, ma come persone ancora protagoniste della propria identità, che chiedono di esistere, di essere riconosciute e di non essere dimenticate.

Nonostante la loro vita mancata e umiliata, esse diventano così metafora di una più ampia e diffusa sofferenza psichica e di esilio dalla vita.

Il discorso si allarga dalle microstorie alla grande Storia, di cui l’Autrice esamina, nella loro luce cruda e nei loro effetti psicopatogeni, due significativi eventi: l’emigrazione di massa (a cavallo dell’800 e 900) e la prima Grande Guerra, che investirono e sconvolsero l’Italia postunitaria.

Il saggio, ricco di pagine esemplari, per costruzione narrativa e per cifra linguistica, s’impone all’attenzione del lettore, proponendo una riflessione sul disagio sociale ed esistenziale dell’odierna stagione di crisi».

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