Teramo. UNITE: PERCHÉ I CAPIDOGLI SI SONO SPINTI NELL’ADRIATICO CENTRO-MERIDIONALE? LA FACOLTÀ DI MEDICINA VETERINARIA IMPEGNATA NELLA RICERCA SULLE CAUSE DELLO SPIAGGIAMENTO DI VASTO

20 settembre 2014 16:040 commentiViews: 13

 

Teramo, 19 settembre 2014 ‒ Lo spiaggiamento, lo scorso 12 settembre sulle coste di Punta Penna a Vasto, di sette esemplari di capodoglio (Physeter macrocephalus) tre dei quali tutti di sesso femminile deceduti, «è stata un’opportunità più unica che rara di formazione in campo per gli studenti della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Teramo».

L’eccezionale evento, che ha richiamato l’attenzione delle principali unità di ricerca nazionali e internazionali impegnate nella salvaguardia dei cetacei, ha infatti visto in prima fila la Facoltà di Medicina Veterinaria di Teramo coordinata da Giovanni Di Guardo, docente di Patologia generale e Fisiopatologia veterinaria. Numerosi sono stati gli studenti del Corso di laurea in Medicina Veterinaria e di quello in Tutela e Benessere Animale che hanno preso parte alle operazioni per la predisposizione delle indagini necroscopiche, al fine di ricercare le cause che hanno portato questi esemplari a spiaggiarsi sulle coste abruzzesi.

«Nelle prossime settimane – ha spiegato Di Guardo, che il mese scorso ha partecipato a un Workshop internazionale nell’università statunitense di Princeton dove insieme al dottor Mazzariol ha illustrato i risultati degli studi condotti in Italia nell’ambito delle infezioni da Morbillivirus nei cetacei ‒ la Facoltà di Medicina Veterinaria di Teramo, tra le istituzioni di eccellenza e di referenza in questo campo, sarà impegnata – in collaborazione con l’Università di Padova, con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale” e con altre Istituzioni ed Enti di ricerca nazionali e internazionali – nelle indagini e nello studio delle cause che hanno portato questi mammiferi marini a spingersi in un habitat per loro assolutamente inidoneo, rappresentato appunto dall’Adriatico centro-meridionale. A tal proposito, le indagini di laboratorio potranno impiegare, come avvenne cinque anni fa in occasione dell’evento registratosi lungo le coste pugliesi, anche diversi mesi nel definire le cause e la sequenza degli eventi spazio-temporali che hanno determinato quest’ultimo episodio di spiaggiamento di capodogli lungo le coste adriatiche».

«È bene tenere in mente – ha aggiunto ‒ che i tempi della scienza e quelli della comunicazione mediatica non sono gli stessi. Sarà anzi opportuno che il pur inevitabile clamore mediatico dei giorni scorsi sia seguito dalla giusta enfasi che sarà bene dare alla “notizia” quando gli esiti delle indagini laboratoristiche saranno disponibili, a coronamento del lungo e laborioso percorso da cui gli stessi saranno preceduti».

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