Pescara. Ciclisti Anonimi Pescaresi , meno ruspe più cervelli

La ciclabile del lungofiume Pescara è tornata di attualità! Il Consiglio comunale pescarese l’ha inserita all’interno delle Linee Programmatiche, sottintendendo anche un palese coinvolgimento della Regione. Questo interessamento ci rallegra e speriamo che tramite un’infrastruttura simile si possa fare effettivamente il bene della collettività e non di poche persone coinvolte negli appalti. Per tali ragioni vorremmo avanzare delle proposte.

La ciclabile da Pescara a Popoli, sul lungofiume Pescara, è stata prevista nel progetto elaborato nel 2003 dall’arch. Sabatini per conto della Provincia di Pescara. Il progetto prevedeva due ciclabili, una per bici da strada e una per MTB, e la navigabilità del Pescara sino a Villanova, dal costo complessivo di 2 milioni di euro.

Considerando che la navigabilità del Pescara non è più possibile a causa delle due dighe che hanno costruito all’altezza di Sambuceto, proponiamo un ridimensionamento del progetto, destinando i soldi che avanzano alla valorizzazione del territorio attraversato dalla ciclabile.

In particolare proponiamo la realizzazione di una sola ciclabile, anziché due, sfruttando i tracciati esistenti sul lungofiume, senza asfaltarli ma solo compattando e migliorando il fondo stradale, e collegandoli tra loro. Ovviamente il miglioramento del tracciato, che potrebbe essere realizzato non da archistar alla Toyo Ito ma da giovani architetti laureati a Pescara, deve essere di minor impatto possibile, non come sul tratto dal ponte di Capacchietti alla Fater dove l’argine del fiume, ripulito da tutta la vegetazione ripariale, è, conseguentemente, crollato in alcuni punti. I soldi risparmiati, rispetto al costo iniziale di 2 milioni di euro, con la realizzazione di un tracciato del genere, potrebbero essere investiti nella segnaletica verticale che indirizzi e guidi i cicloturisti verso i paesi sulle pendici collinari della val Pescara: Chieti, Spoltore, Moscufo, Pianella, Manoppello, Lettomanoppelo, Cugnoli, Pietranico, Serramonacesca, Forca di Penne, Roccamorice… possibilmente passando sugli antichi percorsi che dalla Tiburtina portavano ai diversi centri presenti lungo la vallata. L’individuazione di questi percorsi potrebbe essere sviluppata in progetti per le scuole secondarie di primo grado, dove si chiede agli studenti dei diversi centri, guidati da giovani laureati in architettura, conservazione e precari della scuola, e non da docenti di ruolo che già hanno un reddito, di approfondire la conoscenza delle antiche strade del territorio. In questo modo si mappano le antiche vie della vallata del Pescara e si rinforza il legame tra studenti e territorio di appartenenza. Inoltre si potrebbero sviluppare progetti di mappatura dei beni culturali presenti nella vallata. Per beni culturali non intendiamo solo Chiese, monumenti e palazzi di particolar pregio storico ed artistico, ma “ogni testimonianza materiale avente valore di civiltà” e, quindi, anche le case rurali in terra, gli antichi abbeveratoi, i mulini, i paesaggi plasmati dalla secolare attività dell’uomo… L’individuazione dei suddetti beni e la loro messa in rete potrebbe essere svolta dai laureati e laureandi di conservazione dei beni culturali, storia, lettere, filosofia ed economia. I giovani economisti, infatti, potrebbero contribuire a dimensionare e organizzare le reti rendendole sostenibili nel breve, medio e lungo periodo. Ovviamente, a tutto ciò consegue che i beni culturali individuati dovrebbero essere fruibili e, quindi, bisognerà prevedere, anche in questo caso, giovani diplomati e laureati che garantiscano l’accesso ai suddetti beni culturali. Ad esempio garantendo l’apertura, durante i giorni festivi, della chiesa di Santa Maria del Lago a Moscufo, che è sempre chiusa.

Come potete constatare la maggior parte del lavoro non riguarda l’infrastruttura di base, ossia la ciclabile del lungo fiume e la segnaletica verticale, ma tutta l’attività di conoscenza volta a valorizzare il territorio circostante. Crediamo che le infrastrutture, soprattutto se piccole e poco invasive, possono contribuire enormemente all’accrescimento culturale e professionale dei giovani e del territorio, aprendo, anche, nuove prospettive di progresso ancora non percepibili. Invece le grandi infrastrutture, fortemente impattanti, degradano il territorio, lo impoveriscono e non producono nessun progresso.

Se si vuole far ripartire l’economia si può dare lavoro a centinaia di giovani diplomati e laureati, invece di darlo a una decina di costruttori.

Non abbiamo bisogno di ruspe, ma di cervelli.

Ciclisti Anonimi Pescaresi