L’Aquila. Ma che è ‘stu scontentu, commovente brano aquilano. Foto di Luciano Dionisi

11 Agosto 2014 08:420 commentiViews: 151

un commovente brano aquilano:

Ma che è ‘stu scontentu

Versi di Maria Luisa Frasca

Musica e armonizzazione di Camillo Berardi

Il componimento aquilano è risultato vincitore del  1° Premio assoluto per la Canzone Dialettale Abruzzese al Concorso “Vernaprile 2006” organizzato dalla “SMS Fratellanza Artigiana” di Teramo con la seguente motivazione: “L’opera è valida, originale con il rispetto degli antichi stilemi e si presenta come un lavoro molto raffinato nel quale la tradizione è giocata con classe”.

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“Questo canto aquilano esprime la struggente malinconia di chi – sentendosi dotato di una grande apertura d’ali – non ha trovato spazio nel piccolo mondo soffocante in cui la sorte lo ha costretto a vivere. Non gli resta che evadere nel sogno”.

In occasione della Cerimonia di Premiazione, è stato richiesto al musicista Camillo Berardi di presentare al pubblico e alle autorità presenti il canto vincitore. Il M° Berardi, fuori programma, e arricchendo il prestigio della manifestazione, ha corrisposto alla richiesta del Comitato Organizzatore, offrendo l’esecuzione del brano affidata alle voci del soprano Adele Ciavola e del contralto Valentina Bruno accompagnate con la tastiera dallo stesso Berardi.

Le 3 foto allegate, inerenti all’argomento del componimento, sono di Luciano Dionisi  

 

Ecco il link per visualizzare il filmato del canto:

http://www.youtube.com/watch?v=UYQXRryOUBA

 (C) Ph. Luciano Dionisi

(C) Ph. Luciano Dionisi

 

MA CHE E’ ‘STU SCONTENTU

 

 

 

Questo canto aquilano esprime la struggente malinconia di chi – sentendosi dotato di una grande apertura d’ali – non ha trovato spazio nel piccolo mondo soffocante in cui la sorte lo ha costretto a vivere. Non gli resta che evadere nel sogno.

 

 

 

 

                  versi di Maria Luisa Frasca

 

                  musica e armonizzazione di Camillo Berardi

 

                  

 

 

 

 

 

Ph. Luciano Dionisi

Ph. Luciano Dionisi

 

MA CHE E’   ‘STU  SCONTENTU

 

 

Versi di Maria Luisa Frasca                             Musica di Camillo Berardi   

                                                         

                                                                

 

 

Ma che è tuttu questu scontentu ?

Pecchè sbatto  contr’a  ‘nu muru ?

Ju tempu s’ha fattu cchiù lentu

ju celu s’ha fattu cchiù scuru.

 

                            ‘Na vote me credea

                             che se potea spazia’.

                             Ju munnu me ss’è fattu troppo strittu,

                             ji’  quasci  non ci pozzo rispira’.

 

Me pare ch’è come ‘na fame

me pare ch’è come ‘na sete.

Ma a mmi’ no’ me sazia lo pane.

Che pena le pene segrete…

 

                            ‘Na vote me credea

                             che se potea spazia’.

                             Ju munnu me ss’è fattu troppo strittu,

                             ji’  quasci  non ci pozzo rispira’.

 

Redengo la vita a ju sognu

mo’ che la speranza è finita.

Ccusci’ no’ me pare ch’ è pocu

lo pocu che me dà  la vita.

 

                              E pure se mme pare

                              che non se po’ spazia’,

                              ju munnu me llo faccio meno strittu,

                              forse ccusci’ ce rrescio a rispira’.

CHE COS’E’ QUESTO ETERNO SCONTENTO

(traduzione in lingua)

 

 

Che cos’è questo eterno disagio?

Perché [ad ogni passo] urto contro un muro?

[Per me] il tempo è diventato più lento

il cielo si è fatto più scuro.

 

             Un tempo ho creduto

             di poter farmi largo [nel mondo]

             ma il mio mondo è diventato troppo stretto

             [tanto] che quasi mi sento soffocare.

 

Mi pare sia come una fame

mi pare sia come una sete

ma non c’è pane che mi possa saziare.

Che pena le pene segrete…

 

             Un tempo ho creduto

             di poter farmi largo [nel mondo]

             ma il mio mondo è diventato troppo stretto

             [tanto] che quasi mi sento soffocare.

 

Faccio rivivere la mia [vecchia] abitudine di sognare

or  che la speranza è finita.

Così non mi par che sia poco

quel poco che mi offre la vita.

 

             E anche se mi sembra

             di non riuscire a librarmi,

             mi costruisco un mondo meno angusto

             nel quale, forse, riuscirò a respirare.

 

 

N.B. Le parentesi quadrate contengono parole che non figurano nel testo, ma sono  << effettivamente >> nel senso della frase.

Link a video di YouTube presenti

 

 

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