Pescara. Domenica 8 giugno dalle ore 17.00, La vera storia dell’uomo Plasmon di Simone Del Grosso

7 Giugno 2014 14:570 commentiViews: 27

 

6a edizionePescara da marzo a giugno 2014

 

 

 

 

PREMIO INTERNAZIONALE EMILIO LOPEZ

PESCARA – Festival del documentario d’Abruzzo

sezione ABRUZZODOC domenica 8, lunedì 9 giugno 2014 presso libreria la Feltrinelli di Pescara

Domenica 8 e lunedì 9 giugno 2014 verranno proiettati tutti i film in concorso per la sezione ABRUZZODOC, la sezione dedicata ai documentari che si occupano di tematiche legate al territorio abruzzese o girati in Abruzzo e/o realizzati da registi nati e/o residenti nella regione di qualunque durata prodotte dopo il 1° gennaio 2012.

Le proiezioni, presso la libreria la Feltrinelli di Pescara, avranno inizio alle ore 17.00
Le sezioni VISTI DA VICINO / OPERA DIGITALE saranno presentate venerdi’ 13, sabato 14 e domenica 15 giugno dalle ore 17.30 presso l’Aurum di Pescara

 

 

Domenica 8 giugno dalle ore 17.00

– ore 17.00  La vera storia dell’uomo Plasmon di Simone Del Grosso

Fioravante Palestini, (in arte Uomo Plasmon), giovane pescatore nell’Italia degli anni ’50, viene travolto dal successo quando, grazie al suo fisico statutario, diviene un’icona pubblicitaria nell’Italia del boom economico. Corrotto dal successo e risucchiato dalla criminalità internazionale e poi dalla Mafia, sconta una pena di 25 anni nel carcere duro del Cairo, al quale sopravvive solo grazie alla sua straordinaria forza ed integrità fisica. La sua storia, celebrata oggi in una graphic novel dai toni noir, racconta la nascita, la morte e poi la resurrezione di un mito mediatico caduto in disgrazia, poi salvato dal suo alleato più forte: il proprio corpo. Il documentario racconterà la vera storia dell’Uomo Plasmon utilizzando parti della graphic novel, repertori pubblici e privati dell’epoca, spot pubblicitari e la presenza diretta del protagonista alle prese con la sua ultima impresa: attraversare il mare Adriatico da solo in pattino per entrare nel Guinness dei primati.

Simone Del Grosso è un filmaker dal 2002 ed ha curato l’ideazione, la regia e il montaggio di vari documentari, alcuni dei quali selezionati in rassegne nazionali ed internazionali. Tra le sue opere: “Azúcar Amargo” (2006), “La Malattia dell’Arcobaleno” (2006), “Storie Minime” (2007), “Fiori, Polvere e Brava Gente” (2007), “MGF”(2009), “La Vera Storia dell’Uomo Plasmon” (2010).

 

– ore 18.00  Vito – Storia di un ipovedente di Pietro Albino Di Pasquale

incontro con l’autore

Come cambia il mondo se lo guardiamo con altri occhi.

Vito attende l’esito di un esame importante. Entro poche ore saprà se suo figlio soffre della sua stessa malattia: la retinite pigmentosa.

Il film è il tentativo di vedere attraverso questa malattia.

“Per me la soggettiva ha un valore diverso rispetto agli altri, ho una visione monoculare dalla nascita: non vedo il mondo come le persone “normali”.  Credo che questa sia stata la motivazione che mi ha spinto ad assumere il punto di vista di un ipovedente, a fare un film interamente in soggettiva”.

Pietro Albino Di Pasquale ha collaborato alla sceneggiatura di documentari, cortometraggi, lungometraggi che hanno ottenuto l’interesse culturale nazionale e la nomination ai David di Donatello. Questo è il suo primo film da regista. Vive a Canzano un paese d’Abruzzo.

 

– ore 18.20  Elegia per la vita di Germano Scurti

incontro con l’autore

Negli anni ’70 a Pescara, in un periodo in cui proliferavano le “fedi”, un laico, Peppino D’Emilio, ebbe l’idea di trasformare la città attraverso l’arte. Per questo fondò uno spazio culturale dal nome “Convergenze”: un luogo dove creare una nuova visione della città, fondata sulla valenza espressiva e creativa delle persone. A portare in video le “tracce” del passaggio di Peppino e del suo concetto d’arte è stato Germano Scurti nel documentario “Elegia per la Vita”.

 

L’opera inizia con le immagini della Strage di Piazza Fontana per, poi, passare al racconto della vita di Peppino D’Emilio, tra interviste ed immagini di repertorio. Il documentario è, infatti, un racconto dello spaccato del nostro paese negli anni ’70, incentrato sul valore dell’arte, sia come bene comune che di cambiamento ed innovazione. A Pescara, grazie a Peppino, si respirò “aria nuova”, aria di contemporaneità, ed il sogno di un uomo di voler cambiare l’animo umano tramite la cultura prese realmente forma.

 

 

 

 

 

“Elegia per la Vita” è un’opera prima. Un documentario che racconta la storia di un uomo, Peppino D’Emilio, che nel corso degli anni Settanta voleva trasformare la città attraverso l’arte ed ha per questo fondato uno spazio culturale dal nome “Convergenze”: non una semplice galleria, non un semplice luogo espositivo, ma la materializzazione di una visione della città, di una idea di trasformazione della città fondata sulla valenza espressiva e creativa delle persone.

 

Un centro culturale, un vero e proprio Community Art Centre, attivo a Pescara dal 1973 al 1981 in cui si formò, tra gli altri, Andrea Pazienza, icona di un’intera generazione.

Il documentario sviluppa appunto una storia che intreccia le grandi questioni degli anni Settanta con i ricordi personali, le testimonianze, di coloro che hanno conosciuto gli anni giovanili di Andrea Pazienza e hanno vissuto l’esperienza di “Convergenze”, riportando alla memoria il vissuto di un territorio, l’atmosfera degli anni Settanta così come è stata vissuta da una città di provincia italiana. Una trama narrativa che si dipana tra il sogno di un uomo, di Peppino D’Emilio, che voleva cambiare l’animo degli uomini attraverso l’arte, la cultura, i linguaggi espressivi, e il sogno di molti nutrito dalla speranza di cambiare il mondo.

Si tratta dunque del racconto di un pezzo di storia del nostro paese (focalizzato sull’arte e la cultura) che ha trovato la sua piena articolazione in una città di provincia. Non un Amarcord, ma la ricostruzione di una sperimentazione culturale e artistica esemplare interpretata a partire dalle domande, dalle necessità, dalle urgenze di oggi del nostro Paese – arte e cultura come bene comune, capacità di cambiamento, innovazione, ricerca, formazione, mondo giovanile.

Note di regia

Oltre alle interviste a testimoni qualificati (artisti, giornalisti, critici e performer) il documentario usa immagini di repertorio inedite che si riferiscono alla presenza a Pescara nel corso degli anni Settanta di artisti quali Joseph Beuys, Giuseppe Chiari, Mario Merz, Gilberto Zorio, Vettor Pisani, Enzo Cucchi, Pierpaolo Calzolari, Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Gino De Dominicis, Sandro Chia, Franco Summa, Sandro Visca, Albano Polinelli, Andrea Pazienza stesso – e immagini inedite delle opere realizzate ed esposte in quel periodo.

 

Dal punto di vista registico mi sono posto un duplice “problema”: da una parte la rappresentazione fotografica delle opere d’arte, dall’altra la ri-presentazione di un materiale che si caratterizza già in origine come una rappresentazione documentaria dell’arte stessa.

 

Il riuso d’archivio diventa in questo caso un corpo a corpo tra passato e presente. Memorie perdute, cercate e ritrovate, portatrici in qualche modo di una specifica cultura visiva dell’epoca, di uno specifico immaginario, sottoposte a una serie di interventi che ne forzano il carattere espressivo ed evocativo, non meramente descrittivo-referenziale. Ricomposizioni che appunto forzano i materiali primigeni verso una loro seconda vita, elaborata anche da un preciso contrappunto sonoro che non agisce come mero commento musicale ma che ci offre quella convivenza di rapporti inaspettati in cui il vedere e il sentire diventano una cosa sola.

 

Le immagini e le interviste sono appunto contrappuntate da una colonna sonora che utilizza materiali provenienti dalla musica d’arte contemporanea. Le scelte che hanno orientato la costruzione del sonoro trovano una particolare concentrazione nella psichedelia musicale, non quella espressa nella musica pop e nel rock progressive, ma la sua rielaborazione artistica nella musica contemporanea ad opera soprattutto di autori quali Gerard Grisey e Fausto Romitelli, due dei compositori principali della corrente musicale spettrale e post-spettralista.

 

Il documentario gode del patrocinio della Rai per la sua valenza storico-culturale e anche per l’utilizzo di materiale di proprietà della Rai stessa prodotto tra il 1979 e il 1983 (concesso all’autore), anni in cui la sede Regionale della Rai (Abruzzo) si è caratterizzata come un formidabile centro produttivo anche grazie al coinvolgimento di autori come Peppino D’Emilio stesso.

Germano Scurti sociologo e musicista, con un dottorato in Scienze della comunicazione, svolge una intensa attività di ricerca sui linguaggi espressivi e le forme estetiche.

Ha insegnato Sociologia dell’arte all’Accademia di Belle Arti di L’Aquila e attualmente insegna al Conservatorio di Musica “Tito Schipa” di Lecce. Come musicista si dedica principalmente alla musica contemporanea. Ha scritto i libri: L’identità mediale degli italiani e Visibilità e riconoscimento – Ipotesi per una teoria sociale dei media. “Elegia per la vita” è il suo primo documentario.

 

Lunedi’ 9 giugno dalle ore 17.00

– ore 17.00 Guardane una e guardale tutte. Ovvero, dalla transumanza alla globalizzazione di Raffaella Rose.

incontro con l’autrice

 I racconti di alcuni degli ultimi pastori dei versanti sud-ovest del Monte Magnola, Monte Velino, Montagne della Duchessa, al confine tra Lazio ed Abruzzo, consentono di cogliere una realtà lontana dagli stereotipi a cui solitamente è associato il mondo pastorale…

Raffaella Rose nata a Roma nel 1962, geografa e videomaker. Tra le sue opere: Sixteen, fifteen, 2014, I° premio Memorie migranti 2014 nella categoria Master; Guardane una, guardale tutte, ovvero dalla transumanza alla globalizzazione (Look at one of them, look at all of them. From the transhumance to the globalization) 2013; Luigi, the enemy alien, 2010, Vincitore del Premio Memorie Migranti 2010 nella categoria Master; Non ci possiamo lamentare, 2003, Finalista del premio Memorie Migranti 2008. Mandato in onda da Rai International nel 2009.

 

 
– ore 17.30 Terradentro di Antonio Prata

La ricerca di un luogo in cui mettere radici: l’Abruzzo, terra d’origine, sconvolto da un violento terremoto, che ha cancellato i ricordi e sradicato un’identità che ora si rivela illusoria; oppure la Svizzera…

Antonio Prata è nato a Zurigo nel 1972 ed è vissuto e ha frequentato le scuole in Italia fino al 1989. Ha proseguito gli studi a Zurigo fino al 1995 anno in cui si è definitivamente trasferito nel Canton Ticino dove ha frequentato il conservatorio di Scienze Audiovisive Pio Bordoni di Lugano. Si è diplomato come cineasta nel 2007 con il documentario “Il resto di una storia”.

 

– ore 18.00 Calle Cortes di Antonella Deplano e Stefano Ricci

incontro con gli autori

Il documentario  ha come soggetto artisti e associazioni di riciclaggio creativo a Bilbao. Un viaggio attraverso la comprensione di un mondo sostenibile tutto da scoprire.

Antonella Deplano, nata a  Termoli frequenta l’Università degli studi di Urbino con indirizzo comunicazione pubblicitaria. Nel 2007 si iscrive all’Accademia dell’Immagine per portare avanti la passione per i documentari, partecipa alla realizzazione di alcuni lavori come: Il gioco del silenzio( di R. Milani), 180 bpm(per cinema e psichiatria), L’essenziale è invisibile agli occhi (cortometraggio realizzato con il supporto di M. Incagnoli), Sangue e Cemento (di F. Fracassi e Gruppo Zero), Notte Bianca a Varese e Venezia a L’Aquila, Calle Cortes prima opera indipendente, Dreams From The Bin documentario, diversi spot pubblicitari e videoclip e uno degli ultimi lavori Un Paso Más documentario sull’integrazione delle donne paraguaiane a Bilbao.

Stefano Ricci nato a Tocco da Casauria in provincia di Pescara frequenta l’Università di architettura di Pescara.

Nel 2005 si iscrive all’Accademia di belle arti di L’Aquila indirizzo progettazione multimediale. Ha collaborato in vari progetti come “Tutto esaurito”, “Ultime dal popolo”, inCONSAPEVOLMENTECONSAPEVOLE Progetto di video arte, Montaggio intervista  Arabian Knightz (egipto),Video musical “Crisi?”, “Dreams from the bin” documentario,”Calle Cortes” primo documentario indipendente, spot pubblicitari e aziendali,”Un Paso Más documentario”.

 

Ricordiamo che le sezioni VISTI DA VICINO / OPERA DIGITALE saranno presentate Venerdi’ 13 giugno Sabato 14 giugno e Domenica 15 giugno dalle ore 17.30 presso l’Aurum di Pescara

 

venerdi’ 13 giugno

ore 17.30 SARAJEVOLUTION by Rocco Riccio, 89’ Italy   Concorso “Visti da vicino”
ore 19.10 LA MAQUINA DE LOS RUSOS by Octavio Guerra, 9’ Spain   Concorso “Visti da vicino”

ore 21.00 MI OJO DERECHO by Josecho de Linares, 13’ Spain   Concorso “Opera digitale”
ore 21.30 ADELANTE by Noam A. Osband, 50’ USA   Concorso “Visti da vicino”

 

sabato 14 giugno

ore 17.30 CHAJA E MIMI by Eric Esser, 10’35’ Germany   Concorso “Visti da vicino”
ore 17.50 FARID by Pino Esposito, 87’ Switzerland   Concorso “Visti da vicino”

ore 21.00 LA MIRADA PERDIDA by Damián Dionisio, 11’ Argentine   Concorso “Opera digitale”
ore 21.20 THE FADING VALLEY by Irit Gal, 54’ Israel   Concorso “Visti da vicino”

 

domenica 15 giugno

ore 17.30 BOOKS AND CLOUDS by Pier Paolo Giarolo, 85’ France/Italy   Concorso “Visti da vicino”
ore 19.00 FULGENZIO by Aldo Iuliano, 13’45” Italy   Concorso “Opera digitale”

 

domenica 15 giugno

ore 21.00 Cerimonia di premiazione – Awards Ceremony

 

Tutte le notizie sono riportate sul sito ufficiale del Festival www.abruzzodocfest.org
e su quello dell’Associazione ACMA www.webacma.it

 

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