Teramo. La XXIII edizione del Maggio Fest apre con la sezione Cinema: l’appuntamento è per Martedì 6 Maggio

4 Maggio 2014 17:490 commentiViews: 250

 con
la personale di GIANNI GATTI.L’incontro con il regista e la proiezione dei suoi lavori si terrà presso la Multisala Smeraldo ore 21. Il regista Gianni Gatti sarà introdotto dal critico Leonardo Persia.

Il secondo appuntamento è per Giovedì 8 maggio a partire dalle 17,30,sempre presso la Multisala Smeraldo: si continua col cinema di Stefano Odoardi, che sarà presente in sala insieme all’attrice Angélique Cavallari e il produttore Gianluca Stuard.

Chiuderà la sezione VideA – videomakers abruzzesi, in cartellone Martedi 13 Maggio alle 21 presso la Sala San Carlo del Museo Archeologico: saranno proiettati i lavori di Claudio RomanoJohn Mauro Capece e Betty L’Innocente; gli autori saranno presenti in sala.

 

Lle schede dei registi e dei loro lavori:

CINEMA

Maggio Italiano∙ Cinema d’autore

GIANNI GATTI

 

Martedì 6 maggio

Multisala Smeraldo

Ore 21,00

Gianni Gatti, premiato a Bari

Gianni Gatti, premiato a Bari

Gianni Gatti (Pescara, 1966) è laureato in Storia del Cinema presso la Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Firenze e diplomato in sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Cinematografia.

Ha lavorato come sceneggiatore per il cinema (Afa Film, Cosmo produzioni, 13 Dicembre, Eskimo, Combo film) e per la televisione (Un posto al sole, Vivere, Agrodolce, I Liceali 3).

Le sue sceneggiature di lungometraggio e cortometraggio hanno vinto numerosi premi tra cui: il Premio del pubblico ad Arcipelago 1996 (36, via Manthoné); “Premio Alberto Moravia” 1995 (Patty e Jim). “Premio Sacher” 2003 (Baci da Varsavia). “Premio Luigi Bandera” Busto Arsizio Film Festival, 2005 (Gramatica); Borsa di sostegno allo sviluppo 2008 al “30° Festival Cineméd di Montpellier (Gli Uraniani).

Il suo terzo cortometraggio Offerte Speciali è stato selezionato a più di cinquanta festival nel mondo e ha vinto numerosi premi.

 

Filmografia:

MA CHE MUSICA (What Kind of Music) – 13min. DVCam. 2000

VILLAGE PEOPLE, Docufiction – 15’/DV. Co-diretto con: Q. Allan Brocka, Liz Gill. 2004

OFFERTE SPECIALI   (Today’s Specials) – 8’ ,  35mm, 2005

MA CHE MUSICA

Regia: Antonio Cecchi, Gianni Gatti Sceneggiatura: Gianni Gatti Fotografia: Francesca Aceto, Manuela Caloisi  Montaggio: Renata Salvatore, Sara Pazienti, Deborah Longini  Musica: Fabrizio Guerrieri  Produttore esecutivo: Steven Nathanson  Produzione: Provincia di Teramo Anno: 1999  Durata: 13’

Interpreti: Daniele De Patre, Annalisa Di Francesco, Maria Rosaria Olori, Sandra Poli, Monica Cervini, Angelo Petrone

Costretto a scegliere tra gli allenamenti di pallone e quelli delle majorettes, il piccolo Filippo opta per la più glamour delle attività extra-scolastiche.

 

NAUFRAGHI

Regia: Federica Pontremoli Sceneggiatura: Federica Pontremoli Fotografia: Antonio Grambone  Montaggio: Alessio Doglione  Produzione: Antonio Cecchi, Gianni Gatti, Federica Pontremoli (La Casa Gramatica), Roberto Gambacorta (Riverfilm) – Anno: 2004 Durata: 13’

Interpreti: Nicola Pistoia, Corinna Lo Castro, Giuseppe Antignati, Marina Viro

Un attimo di distrazione, un cane scappa e l’amore naufraga. La vita è una continua sorpresa, tanto vale cogliere le occasioni e brindare al futuro!

 

OFFERTE SPECIALI

Regia: Gianni Gatti  Sceneggiatura: Antonio Cecchi, Gianni Gatti  Fotografia: Antonio Grambone Montaggio: Simona Paggi  Produzione: : Antonio Cecchi, Gianni Gatti, Federica Pontremoli (La Casa Gramatica), Roberto Gambacorta (Riverfilm) Anno: 2005 Durata: 8’

Interpreti: Antonio Cecchi, Sandra Poli, Marta Zoffoli, Titus Mendi

In un supermercato, in pieno ferragosto, un’ondata di offerte speciali solletica i consumatori. Ma per uno di loro, una trans timida e dimessa, sta per accadere qualcosa che va al di là di ogni immaginazione…

 

GLI URANIANI

Regia: Gianni Gatti  Sceneggiatura:  Antonio Cecchi, Gianni Gatti Fotografia: Antonio Grambone Montaggio: Simona Paggi Musica: Pasquale Catalano Produzione: Dario Formisano (Eskimo), Flavia Parnasi (Combo Produzioni) con la collaborazione del MIBAC e della Regione Lazio Anno: 2013 Durata: 25’

 

Interpreti: Sandra Ceccarelli, Pippo Delbono, Nina Torresi, Michele Di Siena

Una nota attrice degli anni ‘30 va a curarsi l’artrite nervosa in una spiaggia poco frequentata al riparo dalla fama e dalla notorietà ma soprattutto dall’ansia che le provoca l’inespresso rapporto amoroso che la lega alla sua dama di compagnia. L’arrivo di un eccentrico pittore farà luce sulla natura del sentimento che lega le due donne.

Note sul film:

GLI URANIANI esplora il tema dell’omosessualità in un’epoca in cui non solo non esisteva un’identità omosessuale ma nemmeno un termine per definire tale condizione umana, negata oltre che dalla lingua, dal cinema, dalla letteratura. Ma non dalla vita vera…

GLI URANIANI racconta una storia tragicamente contemporanea. Una storia “all’ordine del giorno” eppure accaduta in un tempo lontano, raccontata con lo stile e i mezzi di quel tempo. Una storia tuttavia che mai, in quel medesimo tempo, avrebbe potuto essere così rappresentata. Non un divertissement nostalgico o un esercizio di stile, ma un cortocircuito poetico/politico, specchio di quel corpo a corpo combattuto nel corso del secolo scorso tra negazione e accettazione dell’omosessualità.

GLI URANIANI è girato in costume, in bianco e nero, nel formato cinematografico degli anni Trenta (1.33:1), con l’obiettivo di riprodurre, se pur attraverso l’uso delle moderne tecnologie digitali, la “pasta” visiva (e sonora) delle pellicole dell’epoca.

Coadiuvato da un prestigioso team creativo che ha generosamente sostenuto il progetto, il regista si è ispirato ai film dell’epoca e ricreato la rilevante atmosfera dei set di quei film, del bianco e nero, della composizione dell’immagine e delle luci, dei costumi, del trucco, delle acconciature, del montaggio, delle musiche, del suono. Gli attori si sono spinti ad utilizzare una lingua e dei dialoghi molto codificati, conferendovi l’autenticità del cinema cui fanno riferimento.

È il primo “episodio” di un film lungometraggio in cinque parti diretto dallo stesso regista. I successivi episodi de GLI  URANIANI saranno ambientati nel 1958 (# 2), nel 1979 (# 3), nel 1993 (# 4) e nel 2000 (# 5). Altrettante storie che incrociano il tema dell’omosessualità e della sua negazione/accettazione sociale. Messe in scena nel rispetto, per ciascuna ambientazione temporale, dello stile cinematografico dell’epoca ma con protagonisti che il cinema di quell’epoca, tranne rare eccezioni, evitava di raccontare.

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CINEMA

VideA Videomakers abruzzesi

 

Martedì 13 maggio

Sala San Carlo- Museo Archeologico

Ore 21,00

Claudio Romano

Claudio Romano

Betty L'Innocente

Betty L’Innocente

 

John Mauro Capece

John Mauro Capece

MINIMAL CINEMA è un duo di filmaker costituito da CLAUDIO ROMANO e BETTY L’INNOCENTE.  Realizzano film, documentari e video musicali. La loro concezione di cinema si ispira alla famosa frase “less is more”, pronunciata dall’architetto Mies Van der Rohe.  Cinema minimale a fronte di un’insaziabile passione cinefila che li ha portati a conoscere e studiare di tutto, comprese letteratura, arte e musica colta. Le loro opere sono state ospitate più volte a New Orleans, dove la serie di cortometraggi “Human Beings” viene proiettata alla Press Street’s Antenna Gallery ed è in cartellone per tre mesi al Contemporary Art Center. Si muovono agilmente tra fotografia, video e sceneggiatura, sempre con la stessa passione e lo stesso rigore.

 

MAURO JOHN CAPECE (San Benedetto del Tronto, 1974) Regista, esperto in produzioni digitali, pioniere nel fare cinema  e nel finanziare film in modo innovativo. Realizza e produce lungometraggi e documentari, videoclip musicali, live musicali, spot, cortometraggi e produzioni televisive. I suoi film, tra cui “Alieno-L’uomo del futuro”, “Colori” e “Il sopranista”, sono stati selezionati presso importanti rassegne nazionali e internazionali. Ha ottenuto premi in festival quali “Short Film Festival” di Macerata (2004), “Bizzarro Film Festival” di Ferrara (2004), “Nettuno Film Festival” (2005), “New York Indipendent Film Festival” (205), “Valsusa Film Festival” (2010), “Valdarno Cinema Fedic” (2012).

 

IN THE FABULOUS UNDERGROUND

Regia: Claudio Romano, Mauro John Capece Sceneggiatura: Betty L’Innocente Produzione: Betty L’Innocente (Minimal Cinema)  Anno: 2012 Durata: 46’

Il documentario racconta la straordinaria vita di Anton Perich, croato di adozione newyorchese, artista a tutto tondo, non che inventore della Painting Machine, la prima macchina al mondo in grado di dipingere, di cui Warhol si dichiarò geloso, e che è considerata il primo prototipo di stampante a getto d’inchiostro e plotter. Trasferitosi dalla Parigi dei Letteristi a New York incontra all’inizio degli anni ’70 Warhol che gli chiede di diventare fotografo per la sua rivista Interview Magazine, e comincia così tra i due una collaborazione che dura per alcuni anni.

 

IL POETA 

Regia:  Mauro John Capece  Anno: 2012 Durata: 18’

Un cortometraggio sull’arte umiliata nella contemporaneità. Il Poeta vive, lavora, si innamora e, soprattutto, scrive le sue meravigliose poesie. Che lavoro fa per sopravvivere? Come è organizzata la sua vita e, soprattutto, cosa prova?

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CINEMA

Maggio Italiano∙ Cinema d’autore

STEFANO ODOARDI

 

Giovedì 8 maggio

Multisala Smeraldo

ore 17,30- ore 19:00-ore 21,00

 

STEFANO ODOARDI

Stefano Odoardi photo by Silvia Mazzotta

Stefano Odoardi photo by Silvia Mazzotta

Stefano Odoardi è un filmmaker e artista visivo che vive e lavora tra l’Italia e l’Olanda. Ha realizzato diversi cortometraggi che sono stati selezionati e premiati in diversi film festival internazionali. Nel 2006 ha girato il suo primo lungometraggio in 35mm Una Ballata Bianca scritto in collaborazione con Kees Roorda (la scrittura della sceneggiatura è stata finanziata dal Dutch Film Fund). Il film è stato prodotto da Blue Door per l’Italia in co-produzione con Moskito Film, O Film, Image Grabbing e De Productie per l’Olanda. Il film ha avuto la sua prima mondiale nel 2007 nella selezione ufficiale del 36° Festival del Cinema di Rotterdam ed è stato selezionato in numerosi film festival internazionali. Ha ottenuto il premio come miglior film al 6 Tiburon International Film Festival 2007 (San Francisco, Usa), il premio come miglior film al 1 Festival del Cinema Invisibile 2008 (Como, Italia) e il premio speciale della giuria al 12 Gallio Festival del Cinema Italiano Opere Prime 2008 (Gallio, Italia). Una Ballata Bianca è stato distribuito nel Settembre 2007 in Olanda da ”Het Filmmuseum” e in Dicembre 2007 in Italia da “Blue Door”. Nel 2008 il 7 Film Festival New Era Horizons di Wroclaw (Polonia) realizza una retrospettiva dei suoi cortometraggi. Nel 2009 riceve dal Jeniou International Film Festival (Sud Corea) il premio come miglior work in progress per il suo film Mancanza-Studio. Ha diretto nel 2010 il mediometraggio Tunnel Vision (sceneggiatura di Sytske Kok), prodotto dalla Lemming Film e VPRO Television (Olanda). Il film e’ stato presentato in concorso al Nederland Film Festival 2010, al Sulmona Cinema 2010 dove ha ottenuto il premio come miglior regia e nella selezione ufficiale del prestigioso festival americano SXSW 2011 (Austin, Texas). Tunnel Vision è stato anche trasmesso dalla televisione nazionale olandese e a Febbraio 2012 ha ricevuto il premio come miglior film al Festival Visioni Italiane organizzato dalla Cineteca di Bologna. Nel 2012 ha scritto e diretto il cortometraggio La Pluie. Nel 2013 ha girato a L’Aquila Mancanza-Inferno (prima parte di una Trilogia sull’Inferno, Purgatorio, Paradiso). Il film, completato nel 2014, ha avuto la sua prima mondiale a Gennaio nella selezione ufficiale del Rotterdam International Film Festival 2014. Il suo nuovo lungometraggio Why I cannot tell you the truth è in fase di pre-produzione. Il film, scritto da Sytske Kok, e’ tratto dal libro best seller Gente come noi di Joris Luyendijk (in Italia il libro è stato pubblicato daCastelvecchi Editore) e prodotto dalla Fatt production di Hans De Weers, (Olanda). Stefano è stato uno degli 8 registi internazionali selezionati dal Binger Director’s Lab 2012 con il film ‘Why I cannot tell you the truth’. A fine Maggio 2014 il cinema Aquila di Roma dedicherà un focus sui suoi lavori all’interno del festival Contest.

 

FILMOGRAFIA

Nel Nostro Primo Mondo ( 16mm, colore, 1998 ), cortometraggio

Ad Occhi Chiusi (35mm, bianco e nero, 1998), cortometraggio

La terra che non è ( S8, bianco e nero, 1999 ), cortometraggio

Storia di b. ( S8 negativo, colore e bianco e nero, 2002 ), cortometraggio

La terra nel cielo ( S8 negativo, colore e bianco e nero, 2003 ), cortometraggio

Esilio della Bellezza ( S16mm, colore, 2005 ), cortometraggio

Utopia Concreta della Terra ( S8, colore, 2005 ) cortometraggio

Una Ballata Bianca (35mm, 77 min., colore, 2007) lungometraggio opera prima

Tunnel Vision (HD, 50 min., colore, 2010 ) mediometraggio

Mancanza-Studio ( HD, 57 min., colore, 2011 ) mediometraggio

La Pluie (HD, 10 min., colore, 2014) cortometraggio

Mancanza-Inferno (16mm+HD, 70 minuti, colore, 2014) lungometraggio

Why I cannot tell you the Truth (lungometraggio, in pre-produzione)

 

 

 

TUNNEL VISION

Regia: Stefano Odoardi  Sceneggiatura: Sytske Kok Fotografia: Adri Schrover Montaggio: Natalie Alonso Casale  Musica: Riccardo Eberspacher Produttore Esecutivo: Brechtje Schaling Produzione: Lemming Film  Anno: 2010  Durata: 50’

Interpreti: Sanneke Bos, Serge Price, Raymond Thiry, Ergun Simsek, Johnny De Mol, Teun Kuilboer

 

Mira lavora come falconiera in una discarica. Con il suo uccello predatore ha la responsabilita’ di prendersi cura degli inconvenienti causati dai gabbiani. Quando il corpo di un bambino appena nato viene trovato nell’immondizia, i lavoratori della discarica hanno motivo di sospettare che Mira ne sappia qualcosa.

Premi :
Miglior Regia Sulmona Cinema 2010; Miglior film  Visioni Italiane 2012 (Bologna)

 

I film indipendenti, fuori schema, condannati a non essere mai presi in considerazione per un prime time tv, bisogna andarseli a cercare, non si trovano nel cinema sotto casa, ma nei festival o nella sale più coraggiose. Così, da oggi, per ora solo in un cinema del circuito Microcinema che si trova all’interno del Caos-Museum di Terni (Centro Arti Opificio Siri, Via Campofregoso 98), è in visione uno dei migliori lungometraggi italiani e «italieni» dell’anno, finalmente in distribuzione mirata. Si intitola Tunnel vision, è il lingua olandese, con sottotitoli italiani, ed è diretto da un cineasta e artista italiano che vive e lavora da anni a Amsterdam e che Rotterdam ha invitato per la sua opera prima, l’acido road movie sbilenco Una ballata bianca.

Il film, un’altra opera di produzione olandese, racconta con le immagini almeno quanto con le parole (e non è facile trovare questa «doppia articolazione» estetica in un nostro film, anzi si diffida sempre delle opera a immagine «anarchica», vedi Io sono l’amore) la storia di Mira, una giovane e introversa ventenne che lavora in una discarica dei Paesi Bassi delle periferie estreme (ci sono anche in nord Europa, funzionano, e l’atmosfera sembra altrettanto sinistra) ed è addestratrice di falchi. Anche perché ha la responsabilità di tenere i gabbiani che svolazzano sull’immondizia sotto controllo. Ritrovato un giorno il corpo di un bambino appena nato nella discarica, la polizia indaga. I colleghi lavoratori (debosciati? scandalizzati?) della discarica hanno più di un sospetto che sia proprio di Mira quel bambino trovato senza occhi…. E si intuisce subito che è proprio lei l’infanticida, entrata in un delirio psicofisico incontrollabile, certo dopo aver subito una violenza sessuale sul lavoro. Così proprio come il falco, uccello predatore per cui ciò che non vede non esiste, Odoardi parla trasversalmente di oblio e di negazione della realtà. Certo, più o meno tutti preferiscono non vedere certe cose, o vedere solo ciò che si vuole, negando il resto. In fondo il cinema ha proprio il compito maieutico di far aprire gli occhi, è un design che trascina l’occhio proprio lì dove non vorrebbe. (Roberto Silvestri, Il Manifesto, 14/01/2011)

 

UNA BALLATA BIANCA

Regia: Stefano Odoardi Sceneggiatura e scenografia: Stefano Odoardi, Kees Roorda Fotografia: Tarek Montaggio: Stefano Odoardi, Tarek Musica Carlo Crivelli, Orchestra Città Aperta Produttore: Stefano Odoardi per (Blue Door soc. coop, IT) in collaborazione con: Moskito Film (NL), Image Grabbing (NL), De Productie (NL), O film (NL)  Anno: 2007  Durata: 78’

Interpreti: Nicola Lanci, Carmela Lanci, Simona Senzacqua, Sergio Fiorentini (Voce), Gordana Miletic (Voce)

In un appartamento, la vita di una coppia di anziani, marito e moglie, si svolge come un vecchio giradischi: lenta e meccanica. La donna non può vivere a lungo. Soffre di una malattia mortale. Evitano di parlarne. Sono silenziosi. Lo sono sempre stati ma ora lo sono ancora di più. Le parole non possono più esprimere significati. La presenza della morte rende importante e definitiva ogni minima interazione tra la coppia d’anziani.

Premi: Miglior film al 6° Tiburon International Film Festival 2007 (San Francisco, Usa);  Miglior film al 1° Festival del Cinema Invisibile 2008 (Como, Italia); Premio speciale della giuria al 12° Gallio Festival del Cinema Italiano Opere Prime 2008 (Gallio, Italia).

 

Un sogno ricorrente, una vecchia casa votata al silenzio di lui e di lei, coppia senza più voce ma con una miriade di ricordi. Un confine che separa la morte dai suoi fantasmi, l’età dal suo inesorabile commiato. Se basta questo a fare di un film un ottimo film, Stefano Odoardi – regista abruzzese da anni “emigrato” in Olanda – c’è riuscito in maniera strabiliante. Giovinezza e vecchiaia si incrociano, nel passo svelto di un matrimonio che il lucernario dell’infinito svela in tutta la sua ossessiva finitudine, senza retorica e con un tocco stilistico coraggioso e singolare. La grandezza del cinema, di questo cinema, è la passione. L’immagine fissa che entra nella carne e se ne ciba, rende dolce il filosofeggiare sui grandi temi dell’esistenza, ricordando che la mirabilia sta anche, e soprattutto, in inquadrature statiche che cozzano col ticchettare del tempo. Che i simbolismi di due attori non professionisti, uniti nella vita e nella sua riproduzione cinematografica, reggano il passo a un cinema che non fa dei criteri estetici tradizionali – il bello e il brutto – la sua ragione di vita o di morte, tema tabù per il vivere occidentale. Un esperimento visivo ed evocativo come Una ballata bianca (profetico e delizioso sin dal titolo) sembra ricordarci una dimensione che da Andrei Tarkovsky a Ingmar Bergman ha sempre fatto capolino sul grande schermo, privandosi di effetti speciali e sceneggiature roboanti, lasciando sullo sfondo la complessa semplicità dell’esistenza, attraverso gli occhi di chi l’ha vissuta. Non sarà facile proporre sul mercato italiano un “prodotto” simile, un film che, invece, ha attratto frotte di spettatori in altri paesi, a partire dalla vicina Olanda – terra acquisita di Odoardi – fino al Brasile e alla Korea, dove i festival e gli spettatori, hanno compostamente lottato per dargli voce. Non sarà facile perché frutto di un linguaggio che l’industria ha voluto dimenticare, salvo riproporlo come eccezione e destinandolo per tale ragione all’oblio, o peggio all’incomprensione. Sedersi composti davanti allo schermo, per tentare di capirne le ragioni, sarebbe già un inedito e generoso passo avanti. (Pierpaolo Simone, MyMovies)

 

MANCANZA-INFERNO

Regia, soggetto, sceneggiatura, fotografia: Stefano Odoardi  Montaggio: Gianluca Stuard  Musica: Andrea Manzoli, Valentina Coladonato (soprano)  Produttori: Stefano Odoardi, Gianluca Stuard  Produzione: O Film, Strike fp in collaborazione con: Hatha Ciudad Onlus Anno: 2014 Durata: 71’

Interpreti: Angélique Cavallari, Luigi Fiammata, Giampiero De Santis, Piercesare Stagni, Francesca Petrozzi, Annamaria Di Gregorio, Alessandra Busilacchio, Principe Valeri, Simona Lamparelli, Syria Giuliani, Micol Califano, Fabrizio Villacroce, Francesca Spennati, Roberto Martella, Ciro Improta, Damiano Berardi, Emilio Brambilla, Luigi Di Iulio, Carolina Tosone, Francesca Sanlorenzo, Domenico Cordeschi

Una giovane donna, un angelo che indossa un lungo cappotto beige, vaga all’infinito mentre filosofeggia sulla sofferenza degli angeli. Ritrovatasi nel centro storico de L’Aquila, la città distrutta dal terremoto del 6 aprile 2009, si rende conto di come la vita non sia ancora tornata alla normalità. Cosa che le diviene evidente dalle immagini di devastazione e dalle dichiarazioni di un gruppo di dannati imprigionati nella città fatiscente.

Per bipartire natura e cultura, eternità e tempo, permanenza e impermanenza, il film utilizza differenti strumenti tecnici e linguistici. Se attorno ai dannati ruota una telecamera digitale ad alta definizione, è invece una macchina da presa in 16mm a pedinare, contemplare e ricreare lo sguardo di Angélique Cavallari. L’Angelo in impermeabile chiaro col caschetto alla Louise Brooks, però più scomposto. Seducente e stilizzato Angelo dell’imperfezione. Da un lato un’attrice professionista, alle prese con un grande classico, le Elegie duinesi (1912-1922) di Rilke, testo poetico capitale sul (non) senso della vita; dall’altro, i protagonisti presi dalla strada, chiamati a improvvisare dialoghi e monologhi non scritti. Dividere per far convergere, sintesi di antitesi. Per questa via, i versi detti dall’Angelo, sterminatore e riparatore a un tempo, Angelus Novus foriero di verità tenute a bada e luci-fero, riformulano il teatro. La scena si fa immagine pura, cinema di sguardo, lungi da convenzioni e accademismi letterari. Laddove, le testimonianze non fiction degli autentici dannati/vittime attingono al profondo (psicologico, poetico) di un documentario d’espressione, mai di mera informazione. Scisma più che sisma. Bandita infatti ogni menzione al terremoto aquilano del 2009, se non nei titoli di coda. I personaggi sono al di fuori del tempo, attori di un trauma confuso col dolore e l’orrore di vivere. Potrebbero appartenere indifferentemente a un luogo di guerra o di occupazione, di crisi economica e di sfratto, di perdita del lavoro o di un affetto. La ricostruzione a cui si allude è quella, rilkiana, di un ri-percepire diversamente le cose, all’ombra di una positività superiore. (Leonardo Persia, Rapporto Confidenziale, 26/04/2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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