IL FASCINO DELLE PIETRE MILLENARIE DEL NANIGLIO DI GIOIOSA JONICA E LA RICCHEZZA DEI BENI ARCHEOLOGICI DELLA CALABRIA

3 maggio 2014 19:030 commentiViews: 55

 

 

 

di Domenico Logozzo *

 

GIOIOSA JONICA – L’archeologia è ricchezza. Dal passato un tesoro da sfruttare oggi e migliorare per il futuro. Eredità preziosa. La Calabria deve utilizzare fino in fondo il suo patrimonio, nei piccoli e nei grandi centri. E’ un bene diffuso, ma spesso ignorato. Quando si tenta con intelligenza la valorizzazione, le soddisfazioni non tardano a venire. La conferma si è avuta a Gioiosa Jonica, dove per il 25 aprile il comune e la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Calabria hanno aperto eccezionalmente al pubblico gli scavi della Villa Romana del Naniglio che risale al I°-II°secolo d.C. Notevole il numero dei visitatori provenienti da  ogni parte della Calabria. Tantissimi i giovani. E questo è un altro dato importante, da tenere nella dovuta considerazione. Giovedì Primo Maggio il sito gioiosano, nuovamente aperto al pubblico. E questa volta per l’intera giornata, dopo il successo della scorsa settimana.

 

Tra i visitatori del 25 aprile c’era anche  il prof. Domenico Russo, oggi docente di Lettere, Latino e Greco in un liceo classico di Napoli, che negli anni Ottanta  ha fatto parte del gruppo di giovani studenti universitari che hanno partecipato alla fortunata campagna di scavi diretta dal prof. Alfonso De Franciscis. Ha portato con sé tutta la famiglia, moglie e due figli: “Ho sempre  parlato con loro della straordinaria esperienza umana e professionale  vissuta  a Gioiosa Jonica. Ora sono accanto a me e ammirano questo posto storicamente rilevante  , dove anche io ho dato un contributo per portare alla luce reperti di  valore”. Ed i familiari entusiasti: ”Non  siamo ma  stati a Gioiosa, ma conosciamo già tutto, per anni non abbiamo sentito parlare di altro in casa. Eccoci finalmente qui “. Il ricercatore sottolinea: “Oggi è la “Festa della Liberazione”. Scherzando con i miei, quando siamo partiti per la Calabria, ho detto che anche loro sarebbero stati “liberati” dall’assillo delle mie periodiche e ricorrenti citazioni legate alle bellezze calabresi. In realtà, dopo le mie spiegazioni , anche i loro occhi brillavano nel gustare quanto si offriva al loro sguardo. Mi sono accorto  che, tutti insieme, avevamo compreso che l’unica “liberazione” vera e personale era stata quella del mio desiderio represso di ritornare in questi luoghi, sia per incontrare tanti amici che, bontà loro, ancora si ricordavano di me; sia per constatare ulteriormente, ove mai ce ne fosse bisogno, la caparbietà della Gente di Calabria nell’amare e valorizzare le proprie radici e meraviglie; sia, infine, per rivedere una semplice (per quanto di notevoli dimensioni) cisterna legata alle esigenze di una grande villa romana di età imperiale, ma che stava lì a rappresentare i sogni di un ragazzo di 30 anni fa”.

 

Il prof. Russo  ritorna con la mente a fine settembre 1982: ”Ero un  giovane studente della facoltà di Lettere dell’Università di Napoli “Federico II”, a quel tempo in grado di sfornare laureati con adeguate conoscenze teoriche nel settore archeologico, ma senza la sufficiente esperienza per affrontare un’indagine sul campo. Ebbi allora occasione di partecipare a quello che era l’unico “scavo-scuola” che consentisse di fare pratica. L’area da esaminare era in Calabria, nella Locride esattamente  a Gioiosa Ionica, presso la struttura antica nota con il nome di “Naniglio”. Chi guidava lo scavo era il professor Alfonso De Franciscis, docente di Archeologia e Storia dell’Arte Greca e Romana, al quale avevo deciso di chiedere la tesi di laurea. Le campagne di scavo avevano avuto inizio l’anno precedente ed erano suddivise, ogni volta, in due turni, guidati anche dagli assistenti del professore, dapprima L. A. Scatozza e A. De Simone, poi dai colleghi A. Gallo e V. Castiglione Morelli”. Una esperienza entusiasmante con un’ottima guida “a contatto con alcuni colleghi già più esperti di me e, principalmente, con  un luminare come il prof.De Franciscis, che prima di divenire docente universitario, era stato, tra l’altro, Soprintendente Archeologico in Calabria e poi a Napoli”.

 

Anni davvero indimenticabili: ”Oltre ad avere la conferma di ciò che prevedevo dal punto di vista scientifico, scoprii poi, con immenso piacere, che il tutto poteva essere condito da un gradito mix di circostanze che rendevano l’attività quanto mai  piacevole. Da un lato, la cordialità degli abitanti di Gioiosa e la simpatia di alcuni colleghi che sapevano trasformare un fatto scientifico in una specie di “allegra vacanza” che non perdeva nulla del suo rigore metodologico; dall’altro, mi resi conto dell’affabilità del professore che, al di là delle indicazioni che mai ci faceva mancare, era capace di sdrammatizzare in ogni circostanza. Ricordo, come fosse adesso, quando, vedendomi scaricare con fatica un pesante secchio di terreno frutto dello scavo, scherzò con me, dicendomi: “Bravo! Anch’io ho cominciato così…”. Ci diceva: “Nell’archeologia  ci si deve aspettare di tutto”. Ma quando abbiamo scavato e trovato quel fantastico rosone, la sorpresa e la gioia sono state immense. Sono passati 32 anni e rivedendolo adesso provo una grandissima emozione, come allora. Non ho mai dimenticato la passione e i sogni di quegli anni, l’atmosfera che si creava nelle campagne di scavo nella Villa Romana del “Naniglio”, persino il profumo dei bergamotti tra i quali aprivamo i nostri saggi o il sapore delle paste di mandorla calabresi”.

 

Sulle scoperte archeologiche nell’area del Naniglio, il prof. Alfonso De Franciscis ha pubblicato un interessante volume, che ha dedicato al prof. Francesco Logozzo che è  stato amministratore comunale e sindaco di Gioiosa Jonica  per moltissimi anni. Uno studio approfondito che è  servito per riprendere il  lavoro di ricerca dopo la sua morte. C’è la necessità di tutelare i beni finora venuti alla luce, ma anche la curiosità di scoprire fino in fondo i misteri che questa grande Villa Romana tiene ancora nascosti. Pietre millenarie di incommensurabile valore. Per giugno è prevista la ripresa degli scavi che  secondo gli esperti dovrebbero dare proficui risultati. Intanto si pensa alla tutela e alla fruibilità  dei preziosi mosaici. Ci sono i fondi necessari, un  milione di euro della Provincia di Reggio Calabria, per cui non dovrebbero registrarsi ritardi nella realizzazione delle opere programmate. L’auspicio è che tutto avvenga senza devastanti impatti ambientali, come purtroppo è accaduto con la brutta struttura metallica realizzata per l’ascensore.  Ritornando ai finanziamenti, c’è da dire che 360 mila euro sono stati concessi dalla Regione per la messa in sicurezza della cupola della cisterna. Altri 125mila euro sono stati stanziati per realizzare la struttura di accoglienza, la sala congressi e l’impianto di  videosorveglianza. Buone notizie, insomma, per il futuro di questo sito, sul quale l’amministrazione comunale e la soprintendenza puntano molto. L’attenzione era stata notevole anche in occasione delle giornate Fai, con presenze  boom. Il Naniglio è stato il luogo tra i più visitati d’Italia.

 

L’importanza di far conoscere ai ragazzi questo sito di rilevanza storica, ha trovato dunque  una significativa conferma. I bambini delle terze e delle quarte classi del plesso Don Minzoni  di Gioiosa Jonica sono stati accompagnati dalle insegnanti  nella visita alla Villa Romana del Naniglio. Tanto interesse anche per l’area dell’antica  chiesa dell’Annunziata ricadente nella stessa zona archeologica. Poi c’è stato il gemellaggio  con gli alunni  che frequentano la scuola Annunziata. Un momento importante di aggregazione nel segno della grande storia gioiosana. Bisogna approfittare dell’“onda lunga” e dare maggiore visibilità alle tante altre risorse archeologiche presenti sul territorio. La crescita  del turismo culturale qui è possibile. Una carta vincente in una realtà colpevolmente abbandonata dallo Stato. Se  cresce l’economia pulita, perdono terreno le forze antisociali. Rinascere con i beni archeologici, ingiustamente dimenticati e sottovalutati, si deve e si può. Da Gioiosa Jonica il 25 aprile è partito un segnale positivo. Di speranza. Ora va irrobustito. Con i fatti. Coinvolgendo effettivamente tutti i comuni vicini della meravigliosa Vallata del Torbido che hanno  pure eccezionali risorse.  Tutti insieme, per offrire ai turisti un pacchetto mare-monti, ricco di cultura, di storia  e di tradizioni enogastronomiche. Questo è lo sviluppo possibile, legato alla specificità del territorio. Da non trascurare, inseguendo, come è purtroppo successo, sogni impossibili e subendo umiliazioni immeritate. Luoghi che si fanno amare. Il prof. Russo è ripartito  per Napoli  con un saluto ed  una promessa: ”Ciao, caro Naniglio! Stai tranquillo, tornerò a trovarti…”

 

*già Caporedattore del TGR Rai

 

 

I ragazzi delle Elementari Don Minzoni di Gioiosa Jonica mercoledì 30 aprile hanno visitato il sito archeologico del. Foto dei ragazzi delle elementari, Luciano Linares e Franca Demartino

 

 

 

 

La campagna di scavi 1982-83 nella Villa Romana del Naniglio di Gioiosa Jonica

 

Il mosaico con il prezioso rosone venuto alla luce negli anni Ottanta

 

Visitatori in fila per ammirare gli scavi della Villa Romana del Naniglio

 

 

 

La moglie ed i figli del prof. Domenico Russo, uno dei giovani ricercatori che ha partecipato alla campagna di scavi negli anni Ottanta

 

Il prof. Domenico Russo con la moglie ed i figli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gemellaggio alunni elementari Don Minzoni e Annunziata di Gioiosa Jonica

 

La cupola del Naniglio e le cisterne della preziosa Villa Romana, fotografate dall’ottimo Luciano Linares

 

 

 

 

 

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