Teramo. Maggio.fest XXIII edizione

29 Aprile 2014 22:240 commentiViews: 94

CINEMA

Maggio Italiano∙ Cinema d’autore

GIANNI GATTI

 

Martedì 6 maggio

Multisala Smeraldo

Ore 21,00

Gianni Gatti (Pescara, 1966) è laureato in Storia del Cinema presso la Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Firenze e diplomato in sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Cinematografia.

Ha lavorato come sceneggiatore per il cinema (Afa Film, Cosmo produzioni, 13 Dicembre, Eskimo, Combo film) e per la televisione (Un posto al sole, Vivere, Agrodolce, I Liceali 3).

Le sue sceneggiature di lungometraggio e cortometraggio hanno vinto numerosi premi tra cui: il Premio del pubblico ad Arcipelago 1996 (36, via Manthoné); “Premio Alberto Moravia” 1995 (Patty e Jim). “Premio Sacher” 2003 (Baci da Varsavia). “Premio Luigi Bandera” Busto Arsizio Film Festival, 2005 (Gramatica); Borsa di sostegno allo sviluppo 2008 al “30° Festival Cineméd di Montpellier (Gli Uraniani).

Il suo terzo cortometraggio Offerte Speciali è stato selezionato a più di cinquanta festival nel mondo e ha vinto numerosi premi.

 

Filmografia:

MA CHE MUSICA (What Kind of Music) – 13min. DVCam. 2000

VILLAGE PEOPLE, Docufiction – 15’/DV. Co-diretto con: Q. Allan Brocka, Liz Gill. 2004

OFFERTE SPECIALI   (Today’s Specials) – 8’ ,  35mm, 2005

MA CHE MUSICA

Regia: Antonio Cecchi, Gianni Gatti Sceneggiatura: Gianni Gatti Fotografia: Francesca Aceto, Manuela Caloisi  Montaggio: Renata Salvatore, Sara Pazienti, Deborah Longini  Musica: Fabrizio Guerrieri  Produttore esecutivo: Steven Nathanson  Produzione: Provincia di Teramo Anno: 1999  Durata: 13’

Interpreti: Daniele De Patre, Annalisa Di Francesco, Maria Rosaria Olori, Sandra Poli, Monica Cervini, Angelo Petrone

Costretto a scegliere tra gli allenamenti di pallone e quelli delle majorettes, il piccolo Filippo opta per la più glamour delle attività extra-scolastiche.

 

NAUFRAGHI

Regia: Federica Pontremoli Sceneggiatura: Federica Pontremoli Fotografia: Antonio Grambone  Montaggio: Alessio Doglione  Produzione: Antonio Cecchi, Gianni Gatti, Federica Pontremoli (La Casa Gramatica), Roberto Gambacorta (Riverfilm) – Anno: 2004 Durata: 13’

Interpreti: Nicola Pistoia, Corinna Lo Castro, Giuseppe Antignati, Marina Viro

Un attimo di distrazione, un cane scappa e l’amore naufraga. La vita è una continua sorpresa, tanto vale cogliere le occasioni e brindare al futuro!

 

OFFERTE SPECIALI

Regia: Gianni Gatti  Sceneggiatura: Antonio Cecchi, Gianni Gatti  Fotografia: Antonio Grambone Montaggio: Simona Paggi  Produzione: : Antonio Cecchi, Gianni Gatti, Federica Pontremoli (La Casa Gramatica), Roberto Gambacorta (Riverfilm) Anno: 2005 Durata: 8’

Interpreti: Antonio Cecchi, Sandra Poli, Marta Zoffoli, Titus Mendi

In un supermercato, in pieno ferragosto, un’ondata di offerte speciali solletica i consumatori. Ma per uno di loro, una trans timida e dimessa, sta per accadere qualcosa che va al di là di ogni immaginazione…

 

GLI URANIANI

Regia: Gianni Gatti  Sceneggiatura:  Antonio Cecchi, Gianni Gatti Fotografia: Antonio Grambone Montaggio: Simona Paggi Musica: Pasquale Catalano Produzione: Dario Formisano (Eskimo), Flavia Parnasi (Combo Produzioni) con la collaborazione del MIBAC e della Regione Lazio Anno: 2013 Durata: 25’

 

Interpreti: Sandra Ceccarelli, Pippo Delbono, Nina Torresi, Michele Di Siena

Una nota attrice degli anni ‘30 va a curarsi l’artrite nervosa in una spiaggia poco frequentata al riparo dalla fama e dalla notorietà ma soprattutto dall’ansia che le provoca l’inespresso rapporto amoroso che la lega alla sua dama di compagnia. L’arrivo di un eccentrico pittore farà luce sulla natura del sentimento che lega le due donne.

Note sul film:

GLI URANIANI esplora il tema dell’omosessualità in un’epoca in cui non solo non esisteva un’identità omosessuale ma nemmeno un termine per definire tale condizione umana, negata oltre che dalla lingua, dal cinema, dalla letteratura. Ma non dalla vita vera…

GLI URANIANI racconta una storia tragicamente contemporanea. Una storia “all’ordine del giorno” eppure accaduta in un tempo lontano, raccontata con lo stile e i mezzi di quel tempo. Una storia tuttavia che mai, in quel medesimo tempo, avrebbe potuto essere così rappresentata. Non un divertissement nostalgico o un esercizio di stile, ma un cortocircuito poetico/politico, specchio di quel corpo a corpo combattuto nel corso del secolo scorso tra negazione e accettazione dell’omosessualità.

GLI URANIANI è girato in costume, in bianco e nero, nel formato cinematografico degli anni Trenta (1.33:1), con l’obiettivo di riprodurre, se pur attraverso l’uso delle moderne tecnologie digitali, la “pasta” visiva (e sonora) delle pellicole dell’epoca.

Coadiuvato da un prestigioso team creativo che ha generosamente sostenuto il progetto, il regista si è ispirato ai film dell’epoca e ricreato la rilevante atmosfera dei set di quei film, del bianco e nero, della composizione dell’immagine e delle luci, dei costumi, del trucco, delle acconciature, del montaggio, delle musiche, del suono. Gli attori si sono spinti ad utilizzare una lingua e dei dialoghi molto codificati, conferendovi l’autenticità del cinema cui fanno riferimento.

È il primo “episodio” di un film lungometraggio in cinque parti diretto dallo stesso regista. I successivi episodi de GLI  URANIANI saranno ambientati nel 1958 (# 2), nel 1979 (# 3), nel 1993 (# 4) e nel 2000 (# 5). Altrettante storie che incrociano il tema dell’omosessualità e della sua negazione/accettazione sociale. Messe in scena nel rispetto, per ciascuna ambientazione temporale, dello stile cinematografico dell’epoca ma con protagonisti che il cinema di quell’epoca, tranne rare eccezioni, evitava di raccontare.

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CINEMA

Maggio Italiano∙ Cinema d’autore

STEFANO ODOARDI

 

Giovedì 8 maggio

Multisala Smeraldo

ore 17,30- ore 19:00-ore 21,00

 

STEFANO ODOARDI

Stefano Odoardi è un filmmaker e artista visivo che vive e lavora tra l’Italia e l’Olanda. Ha realizzato diversi cortometraggi che sono stati selezionati e premiati in diversi film festival internazionali. Nel 2006 ha girato il suo primo lungometraggio in 35mm Una Ballata Bianca scritto in collaborazione con Kees Roorda (la scrittura della sceneggiatura è stata finanziata dal Dutch Film Fund). Il film è stato prodotto da Blue Door per l’Italia in co-produzione con Moskito Film, O Film, Image Grabbing e De Productie per l’Olanda. Il film ha avuto la sua prima mondiale nel 2007 nella selezione ufficiale del 36° Festival del Cinema di Rotterdam ed è stato selezionato in numerosi film festival internazionali. Ha ottenuto il premio come miglior film al 6 Tiburon International Film Festival 2007 (San Francisco, Usa), il premio come miglior film al 1 Festival del Cinema Invisibile 2008 (Como, Italia) e il premio speciale della giuria al 12 Gallio Festival del Cinema Italiano Opere Prime 2008 (Gallio, Italia). Una Ballata Bianca è stato distribuito nel Settembre 2007 in Olanda da ”Het Filmmuseum” e in Dicembre 2007 in Italia da “Blue Door”. Nel 2008 il 7 Film Festival New Era Horizons di Wroclaw (Polonia) realizza una retrospettiva dei suoi cortometraggi. Nel 2009 riceve dal Jeniou International Film Festival (Sud Corea) il premio come miglior work in progress per il suo film Mancanza-Studio. Ha diretto nel 2010 il mediometraggio Tunnel Vision (sceneggiatura di Sytske Kok), prodotto dalla Lemming Film e VPRO Television (Olanda). Il film e’ stato presentato in concorso al Nederland Film Festival 2010, al Sulmona Cinema 2010 dove ha ottenuto il premio come miglior regia e nella selezione ufficiale del prestigioso festival americano SXSW 2011 (Austin, Texas). Tunnel Vision è stato anche trasmesso dalla televisione nazionale olandese e a Febbraio 2012 ha ricevuto il premio come miglior film al Festival Visioni Italiane organizzato dalla Cineteca di Bologna. Nel 2012 ha scritto e diretto il cortometraggio La Pluie. Nel 2013 ha girato a L’Aquila Mancanza-Inferno (prima parte di una Trilogia sull’Inferno, Purgatorio, Paradiso). Il film, completato nel 2014, ha avuto la sua prima mondiale a Gennaio nella selezione ufficiale del Rotterdam International Film Festival 2014. Il suo nuovo lungometraggio Why I cannot tell you the truth è in fase di pre-produzione. Il film, scritto da Sytske Kok, e’ tratto dal libro best seller Gente come noi di Joris Luyendijk (in Italia il libro è stato pubblicato daCastelvecchi Editore) e prodotto dalla Fatt production di Hans De Weers, (Olanda). Stefano è stato uno degli 8 registi internazionali selezionati dal Binger Director’s Lab 2012 con il film ‘Why I cannot tell you the truth’. A fine Maggio 2014 il cinema Aquila di Roma dedicherà un focus sui suoi lavori all’interno del festival Contest.

 

FILMOGRAFIA

Nel Nostro Primo Mondo ( 16mm, colore, 1998 ), cortometraggio

Ad Occhi Chiusi (35mm, bianco e nero, 1998), cortometraggio

La terra che non è ( S8, bianco e nero, 1999 ), cortometraggio

Storia di b. ( S8 negativo, colore e bianco e nero, 2002 ), cortometraggio

La terra nel cielo ( S8 negativo, colore e bianco e nero, 2003 ), cortometraggio

Esilio della Bellezza ( S16mm, colore, 2005 ), cortometraggio

Utopia Concreta della Terra ( S8, colore, 2005 ) cortometraggio

Una Ballata Bianca (35mm, 77 min., colore, 2007) lungometraggio opera prima

Tunnel Vision (HD, 50 min., colore, 2010 ) mediometraggio

Mancanza-Studio ( HD, 57 min., colore, 2011 ) mediometraggio

La Pluie (HD, 10 min., colore, 2014) cortometraggio

Mancanza-Inferno (16mm+HD, 70 minuti, colore, 2014) lungometraggio

Why I cannot tell you the Truth (lungometraggio, in pre-produzione)

 

 

 

TUNNEL VISION

Regia: Stefano Odoardi  Sceneggiatura: Sytske Kok Fotografia: Adri Schrover Montaggio: Natalie Alonso Casale  Musica: Riccardo Eberspacher Produttore Esecutivo: Brechtje Schaling Produzione: Lemming Film  Anno: 2010  Durata: 50’

Interpreti: Sanneke Bos, Serge Price, Raymond Thiry, Ergun Simsek, Johnny De Mol, Teun Kuilboer

 

Mira lavora come falconiera in una discarica. Con il suo uccello predatore ha la responsabilita’ di prendersi cura degli inconvenienti causati dai gabbiani. Quando il corpo di un bambino appena nato viene trovato nell’immondizia, i lavoratori della discarica hanno motivo di sospettare che Mira ne sappia qualcosa.

Premi :
Miglior Regia Sulmona Cinema 2010; Miglior film  Visioni Italiane 2012 (Bologna)

 

I film indipendenti, fuori schema, condannati a non essere mai presi in considerazione per un prime time tv, bisogna andarseli a cercare, non si trovano nel cinema sotto casa, ma nei festival o nella sale più coraggiose. Così, da oggi, per ora solo in un cinema del circuito Microcinema che si trova all’interno del Caos-Museum di Terni (Centro Arti Opificio Siri, Via Campofregoso 98), è in visione uno dei migliori lungometraggi italiani e «italieni» dell’anno, finalmente in distribuzione mirata. Si intitola Tunnel vision, è il lingua olandese, con sottotitoli italiani, ed è diretto da un cineasta e artista italiano che vive e lavora da anni a Amsterdam e che Rotterdam ha invitato per la sua opera prima, l’acido road movie sbilenco Una ballata bianca.

Il film, un’altra opera di produzione olandese, racconta con le immagini almeno quanto con le parole (e non è facile trovare questa «doppia articolazione» estetica in un nostro film, anzi si diffida sempre delle opera a immagine «anarchica», vedi Io sono l’amore) la storia di Mira, una giovane e introversa ventenne che lavora in una discarica dei Paesi Bassi delle periferie estreme (ci sono anche in nord Europa, funzionano, e l’atmosfera sembra altrettanto sinistra) ed è addestratrice di falchi. Anche perché ha la responsabilità di tenere i gabbiani che svolazzano sull’immondizia sotto controllo. Ritrovato un giorno il corpo di un bambino appena nato nella discarica, la polizia indaga. I colleghi lavoratori (debosciati? scandalizzati?) della discarica hanno più di un sospetto che sia proprio di Mira quel bambino trovato senza occhi…. E si intuisce subito che è proprio lei l’infanticida, entrata in un delirio psicofisico incontrollabile, certo dopo aver subito una violenza sessuale sul lavoro. Così proprio come il falco, uccello predatore per cui ciò che non vede non esiste, Odoardi parla trasversalmente di oblio e di negazione della realtà. Certo, più o meno tutti preferiscono non vedere certe cose, o vedere solo ciò che si vuole, negando il resto. In fondo il cinema ha proprio il compito maieutico di far aprire gli occhi, è un design che trascina l’occhio proprio lì dove non vorrebbe. (Roberto Silvestri, Il Manifesto, 14/01/2011)

 

UNA BALLATA BIANCA

Regia: Stefano Odoardi Sceneggiatura e scenografia: Stefano Odoardi, Kees Roorda Fotografia: Tarek Montaggio: Stefano Odoardi, Tarek Musica Carlo Crivelli, Orchestra Città Aperta Produttore: Stefano Odoardi per (Blue Door soc. coop, IT) in collaborazione con: Moskito Film (NL), Image Grabbing (NL), De Productie (NL), O film (NL)  Anno: 2007  Durata: 78’

Interpreti: Nicola Lanci, Carmela Lanci, Simona Senzacqua, Sergio Fiorentini (Voce), Gordana Miletic (Voce)

In un appartamento, la vita di una coppia di anziani, marito e moglie, si svolge come un vecchio giradischi: lenta e meccanica. La donna non può vivere a lungo. Soffre di una malattia mortale. Evitano di parlarne. Sono silenziosi. Lo sono sempre stati ma ora lo sono ancora di più. Le parole non possono più esprimere significati. La presenza della morte rende importante e definitiva ogni minima interazione tra la coppia d’anziani.

Premi: Miglior film al 6° Tiburon International Film Festival 2007 (San Francisco, Usa);  Miglior film al 1° Festival del Cinema Invisibile 2008 (Como, Italia); Premio speciale della giuria al 12° Gallio Festival del Cinema Italiano Opere Prime 2008 (Gallio, Italia).

 

Un sogno ricorrente, una vecchia casa votata al silenzio di lui e di lei, coppia senza più voce ma con una miriade di ricordi. Un confine che separa la morte dai suoi fantasmi, l’età dal suo inesorabile commiato. Se basta questo a fare di un film un ottimo film, Stefano Odoardi – regista abruzzese da anni “emigrato” in Olanda – c’è riuscito in maniera strabiliante. Giovinezza e vecchiaia si incrociano, nel passo svelto di un matrimonio che il lucernario dell’infinito svela in tutta la sua ossessiva finitudine, senza retorica e con un tocco stilistico coraggioso e singolare. La grandezza del cinema, di questo cinema, è la passione. L’immagine fissa che entra nella carne e se ne ciba, rende dolce il filosofeggiare sui grandi temi dell’esistenza, ricordando che la mirabilia sta anche, e soprattutto, in inquadrature statiche che cozzano col ticchettare del tempo. Che i simbolismi di due attori non professionisti, uniti nella vita e nella sua riproduzione cinematografica, reggano il passo a un cinema che non fa dei criteri estetici tradizionali – il bello e il brutto – la sua ragione di vita o di morte, tema tabù per il vivere occidentale. Un esperimento visivo ed evocativo come Una ballata bianca (profetico e delizioso sin dal titolo) sembra ricordarci una dimensione che da Andrei Tarkovsky a Ingmar Bergman ha sempre fatto capolino sul grande schermo, privandosi di effetti speciali e sceneggiature roboanti, lasciando sullo sfondo la complessa semplicità dell’esistenza, attraverso gli occhi di chi l’ha vissuta. Non sarà facile proporre sul mercato italiano un “prodotto” simile, un film che, invece, ha attratto frotte di spettatori in altri paesi, a partire dalla vicina Olanda – terra acquisita di Odoardi – fino al Brasile e alla Korea, dove i festival e gli spettatori, hanno compostamente lottato per dargli voce. Non sarà facile perché frutto di un linguaggio che l’industria ha voluto dimenticare, salvo riproporlo come eccezione e destinandolo per tale ragione all’oblio, o peggio all’incomprensione. Sedersi composti davanti allo schermo, per tentare di capirne le ragioni, sarebbe già un inedito e generoso passo avanti. (Pierpaolo Simone, MyMovies)

 

MANCANZA-INFERNO

Regia, soggetto, sceneggiatura, fotografia: Stefano Odoardi  Montaggio: Gianluca Stuard  Musica: Andrea Manzoli, Valentina Coladonato (soprano)  Produttori: Stefano Odoardi, Gianluca Stuard  Produzione: O Film, Strike fp in collaborazione con: Hatha Ciudad Onlus Anno: 2014 Durata: 71’

Interpreti: Angélique Cavallari, Luigi Fiammata, Giampiero De Santis, Piercesare Stagni, Francesca Petrozzi, Annamaria Di Gregorio, Alessandra Busilacchio, Principe Valeri, Simona Lamparelli, Syria Giuliani, Micol Califano, Fabrizio Villacroce, Francesca Spennati, Roberto Martella, Ciro Improta, Damiano Berardi, Emilio Brambilla, Luigi Di Iulio, Carolina Tosone, Francesca Sanlorenzo, Domenico Cordeschi

Una giovane donna, un angelo che indossa un lungo cappotto beige, vaga all’infinito mentre filosofeggia sulla sofferenza degli angeli. Ritrovatasi nel centro storico de L’Aquila, la città distrutta dal terremoto del 6 aprile 2009, si rende conto di come la vita non sia ancora tornata alla normalità. Cosa che le diviene evidente dalle immagini di devastazione e dalle dichiarazioni di un gruppo di dannati imprigionati nella città fatiscente.

Per bipartire natura e cultura, eternità e tempo, permanenza e impermanenza, il film utilizza differenti strumenti tecnici e linguistici. Se attorno ai dannati ruota una telecamera digitale ad alta definizione, è invece una macchina da presa in 16mm a pedinare, contemplare e ricreare lo sguardo di Angélique Cavallari. L’Angelo in impermeabile chiaro col caschetto alla Louise Brooks, però più scomposto. Seducente e stilizzato Angelo dell’imperfezione. Da un lato un’attrice professionista, alle prese con un grande classico, le Elegie duinesi (1912-1922) di Rilke, testo poetico capitale sul (non) senso della vita; dall’altro, i protagonisti presi dalla strada, chiamati a improvvisare dialoghi e monologhi non scritti. Dividere per far convergere, sintesi di antitesi. Per questa via, i versi detti dall’Angelo, sterminatore e riparatore a un tempo, Angelus Novus foriero di verità tenute a bada e luci-fero, riformulano il teatro. La scena si fa immagine pura, cinema di sguardo, lungi da convenzioni e accademismi letterari. Laddove, le testimonianze non fiction degli autentici dannati/vittime attingono al profondo (psicologico, poetico) di un documentario d’espressione, mai di mera informazione. Scisma più che sisma. Bandita infatti ogni menzione al terremoto aquilano del 2009, se non nei titoli di coda. I personaggi sono al di fuori del tempo, attori di un trauma confuso col dolore e l’orrore di vivere. Potrebbero appartenere indifferentemente a un luogo di guerra o di occupazione, di crisi economica e di sfratto, di perdita del lavoro o di un affetto. La ricostruzione a cui si allude è quella, rilkiana, di un ri-percepire diversamente le cose, all’ombra di una positività superiore. (Leonardo Persia, Rapporto Confidenziale, 26/04/2014)

 

 

 

 

 

 

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CINEMA

VideA Videomakers abruzzesi

 

Martedì 13 maggio

Sala San Carlo- Museo Archeologico

Ore 21,00

MINIMAL CINEMA è un duo di filmaker costituito da CLAUDIO ROMANO e BETTY L’INNOCENTE.  Realizzano film, documentari e video musicali. La loro concezione di cinema si ispira alla famosa frase “less is more”, pronunciata dall’architetto Mies Van der Rohe.  Cinema minimale a fronte di un’insaziabile passione cinefila che li ha portati a conoscere e studiare di tutto, comprese letteratura, arte e musica colta. Le loro opere sono state ospitate più volte a New Orleans, dove la serie di cortometraggi “Human Beings” viene proiettata alla Press Street’s Antenna Gallery ed è in cartellone per tre mesi al Contemporary Art Center. Si muovono agilmente tra fotografia, video e sceneggiatura, sempre con la stessa passione e lo stesso rigore.

 

MAURO JOHN CAPECE (San Benedetto del Tronto, 1974) Regista, esperto in produzioni digitali, pioniere nel fare cinema  e nel finanziare film in modo innovativo. Realizza e produce lungometraggi e documentari, videoclip musicali, live musicali, spot, cortometraggi e produzioni televisive. I suoi film, tra cui “Alieno-L’uomo del futuro”, “Colori” e “Il sopranista”, sono stati selezionati presso importanti rassegne nazionali e internazionali. Ha ottenuto premi in festival quali “Short Film Festival” di Macerata (2004), “Bizzarro Film Festival” di Ferrara (2004), “Nettuno Film Festival” (2005), “New York Indipendent Film Festival” (205), “Valsusa Film Festival” (2010), “Valdarno Cinema Fedic” (2012).

 

IN THE FABULOUS UNDERGROUND

Regia: Claudio Romano, Mauro John Capece Sceneggiatura: Betty L’Innocente Produzione: Betty L’Innocente (Minimal Cinema)  Anno: 2012 Durata: 46’

Il documentario racconta la straordinaria vita di Anton Perich, croato di adozione newyorchese, artista a tutto tondo, non che inventore della Painting Machine, la prima macchina al mondo in grado di dipingere, di cui Warhol si dichiarò geloso, e che è considerata il primo prototipo di stampante a getto d’inchiostro e plotter. Trasferitosi dalla Parigi dei Letteristi a New York incontra all’inizio degli anni ’70 Warhol che gli chiede di diventare fotografo per la sua rivista Interview Magazine, e comincia così tra i due una collaborazione che dura per alcuni anni.

 

IL POETA 

Regia:  Mauro John Capece  Anno: 2012 Durata: 18’

Un cortometraggio sull’arte umiliata nella contemporaneità. Il Poeta vive, lavora, si innamora e, soprattutto, scrive le sue meravigliose poesie. Che lavoro fa per sopravvivere? Come è organizzata la sua vita e, soprattutto, cosa prova?

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TEATRO

 

Sabato 17 e Domenica 18 maggio

Spazio Tre Teatro ore 18,30

IL DONO NERO

Liberamente tratto da Slaaf Kindje Slaaf di Dolf Verroen

 

 

 

con  Eugenia Rofi

regia e adattamento Silvio Araclio

costumi Bartolomeo Giusti

elementi di scena Laboratorio teatrale Spazio Tre

produzione Spazio Tre

Durata: 60 min

 

Siamo nella seconda metà dell’800. Maria abita con i suoi genitori in Sudamerica, nel Suriname. Per il suo tredicesimo compleanno, il padre, ricco proprietario terriero, le fa un regalo a sorpresa. E’ più piccolo di lei ma più grande di una bambola; non ha la pelle bianca,ma nera, nera, nera. Si chiama Koko e sarà il suo schiavetto…

Questo è in sintesi il preludio del diario di Maria narrato da Dolf Verroen…

 

Lo spettacolo si apre in un interno. La nostra signora Maria, ormai adulta, è preda dei suoi ricordi, ossessionata dal passato che è irrimediabilmente perduto: la fine del privilegio, della schiavitù e del dominio sull’altro, nero e quindi privo di sentimenti e dignità. Maria rivive, in un delirio amoroso, la sua adolescenza e la sua iniziazione alla vita adulta con rabbia tenerezza e disperata vergogna…

Silvio Araclio

Dolf Verroen è nato in Olanda nel 1928 ed è un appassionato scrittore di libri per grandi e piccoli. Per ben tre volte ha vinto il Silver Slate Pencil

 

Eugenia Rofi nata a Teramo. Dopo aver frequentato i Corsi di Recitazione di Spazio Tre si laurea a Roma in Letteratura, Musica e Spettacolo e si diploma nel 2008 presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Partecipa agli spettacoli: Revisore, IOeIO, La Casa di Bernarda Alba, Macbeth… I fatti di Fontamara, di e con M. Placido, Amleto, regia di V. Rosati (Premio Sandro D’Amico , Festival dei due Mondi di Spoleto, 2010), con il Teatro Stabile delle Marche, ON WINNIE,  testo e regia V. Manna (Premio S.I.A.E. Talenti emergenti, Festival dei due Mondi di Spoleto, 2010),  Le Ombre (Premio “Buco nel sipario” 2011), Serata Fersen (Teatro Piccolo Eliseo, Roma), La Lezione di E. Ionesco, Cecè di L. Pirandello, Una bionda per due da Neil Simon… per la regia di S. Araclio. Partecipa al programma di RaiEdu ATTO UNICO  in onda su Rai3 come protagonista nella pièce La festa di S. Scimone. A Cinema partecipa nei film Il grande sogno e VallanzascaGli angeli del male di M. Placido.

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TEATRO

 

Sabato 17 e Domenica 18 maggio

Spazio Tre Teatro ore 18,30

IL DONO NERO

Liberamente tratto da Slaaf Kindje Slaaf di Dolf Verroen

 

 

 

con  Eugenia Rofi

regia e adattamento Silvio Araclio

costumi Bartolomeo Giusti

elementi di scena Laboratorio teatrale Spazio Tre

produzione Spazio Tre

Durata: 60 min

 

Siamo nella seconda metà dell’800. Maria abita con i suoi genitori in Sudamerica, nel Suriname. Per il suo tredicesimo compleanno, il padre, ricco proprietario terriero, le fa un regalo a sorpresa. E’ più piccolo di lei ma più grande di una bambola; non ha la pelle bianca,ma nera, nera, nera. Si chiama Koko e sarà il suo schiavetto…

Questo è in sintesi il preludio del diario di Maria narrato da Dolf Verroen…

 

Lo spettacolo si apre in un interno. La nostra signora Maria, ormai adulta, è preda dei suoi ricordi, ossessionata dal passato che è irrimediabilmente perduto: la fine del privilegio, della schiavitù e del dominio sull’altro, nero e quindi privo di sentimenti e dignità. Maria rivive, in un delirio amoroso, la sua adolescenza e la sua iniziazione alla vita adulta con rabbia tenerezza e disperata vergogna…

Silvio Araclio

Dolf Verroen è nato in Olanda nel 1928 ed è un appassionato scrittore di libri per grandi e piccoli. Per ben tre volte ha vinto il Silver Slate Pencil

 

Eugenia Rofi nata a Teramo. Dopo aver frequentato i Corsi di Recitazione di Spazio Tre si laurea a Roma in Letteratura, Musica e Spettacolo e si diploma nel 2008 presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Partecipa agli spettacoli: Revisore, IOeIO, La Casa di Bernarda Alba, Macbeth… I fatti di Fontamara, di e con M. Placido, Amleto, regia di V. Rosati (Premio Sandro D’Amico , Festival dei due Mondi di Spoleto, 2010), con il Teatro Stabile delle Marche, ON WINNIE,  testo e regia V. Manna (Premio S.I.A.E. Talenti emergenti, Festival dei due Mondi di Spoleto, 2010),  Le Ombre (Premio “Buco nel sipario” 2011), Serata Fersen (Teatro Piccolo Eliseo, Roma), La Lezione di E. Ionesco, Cecè di L. Pirandello, Una bionda per due da Neil Simon… per la regia di S. Araclio. Partecipa al programma di RaiEdu ATTO UNICO  in onda su Rai3 come protagonista nella pièce La festa di S. Scimone. A Cinema partecipa nei film Il grande sogno e VallanzascaGli angeli del male di M. Placido.

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PERSONAGGI

In collaborazione con  Università degli Studi di Teramo

 

Giovedì 15 maggio

Università degli Studi di Teramo – Facoltà Scienze della Comunicazione ∙ Aula Tesi

ore 18,00

MOGOL

la Parola nella canzone

introduce Paolo De Bernardin giornalista

Se c’è un termine riduttivo per condensare l’arte della parola usata nelle canzoni di Giulio Rapetti, (è il nome all’anagrafe di Mogol), questo è paroliere. Senza offesa per questo nobile mestiere, quello di Mogol si sottrae a questa definizione per incarnare una geniale architettura moderna che, nel tempo e con l’esperienza della vita, si è modificata nella struttura e nella conformazione, a partire dai giorni della vittoria a Sanremo nel 1961 con Al di là,  portata al successo da Luciano Tajoli. A 25 anni Giulio Rapetti era già sulle orme di suo padre Mariano, autore di splendide canzoni con lo pseudonimo di Calibi (bel “vizio” di famiglia il gioco dell’alias se poi anche Alfredo, figlio di Mogol, firmerà con Cheope le sue canzoni) e al suo fianco aveva imparato a conoscere il mestiere dell’editore e a sviscerare il mondo della canzone che in seguito lo porterà a fondare l’etichetta Numero Uno e, anni dopo, il CET, Centro Europeo di Toscolano, in Umbria, nato per l’insegnamento dell’artigianato della musica. E’ pressoché impensabile trascrivere l’elenco completo dei suoi lavori ma già prima dell’incontro con Lucio Battisti – uno dei matrimoni artistici più riusciti della storia della musica italiana moderna – Mogol era popolarissimo, grazie alle decine di successi internazionali che aveva adattato dall’inglese per la nostra lingua. Fu in realtà Una lacrima sul viso,  un brano di Bobby Solo, che lo proiettò a vendite stratosferiche proprio nell’anno in cui avvenne l’incontro con Lucio Battisti. Le parole di quelle canzoni nate dall’esperienza della vita sono entrate nel linguaggio e nell’immaginario popolare divenendo aforismi e parole rubate da pubblicità e titoli di giornali. Parole che hanno indossato spesso i colori della poesia per un uomo “esagerato dentro e fuori schivo”. Nel 2006 Giulio Rapetti ha pubblicato per Mondadori un piccolo volume intitolato Le ciliegie di Mogol, un album di parole, di bigliettini, di aforismi, di sentenze che si colgono dall’albero del cuore e si assaporano, una dietro l’altra, gustandone tutto il profumo e traducendolo in emozione. Quello stesso folle sentimento che la vita, tra pioggia e sole, gli ha regalato ogni giorno.Paolo De Bernardin

Biografia

Giulio Rapetti  è l’autore italiano da tutti conosciuto semplicemente come Mogol. La scrittura delle canzoni – come ama dire – per lui è parte della propria vita, fatta sempre di nuovi progetti (come quello di scrivere un’opera lirica insieme a Gianni Bella), impegno sociale, amori familiari, sport – su tutti il calcio e l’equitazione – viaggi mediterranei, incontri amichevoli, cose semplici.
Dal primo Festival di Sanremo vinto con la sua Al di là da Luciano Tajoli fino al recente evergreen L’emozione non ha voce (una delle più grandi hit di Adriano Celentano) Mogol, ha da poco festeggiato 50 anni di successi (oggi, spettacolo itinerante).

Mogol è spesso ricordato per il lungo e fortunato sodalizio con Lucio Battisti. Ma il suo contributo alla cultura italiana attraverso la musica pop è stato decisamente molto più ampio. Infatti, dai primissimi anni ’60 a tutt’oggi, vanta oltre millecinquecento canzoni pubblicate e grandissime collaborazioni.
Ha inoltre condiviso la sua creatività con moltissimi artisti, fra cui Tony Renis, Gianni Bella, Morandi, Cocciante, Mango, Mina, Vanoni, Minghi; ma anche,Patty Pravo, Bruno Lauzi, Equipe 84, Dik Dik, PFM, Bobby Solo, Umberto Tozzi; e persino Luigi Tenco, Renato Zero, Gigi D’Alessio, Rino Gaetano. 
Oltre ad aver in passato fondato una propria casa discografica – la mitica Numero Uno di Battisti, Formula 3 e tanti altri – è anche il primo e unico autore nella storia a firmare un album in copertina insieme agli interpreti (Mogol/Audio 2), nonché l’unico autore ad avere avuto il piacere e l’onore di consegnare un premio che porta il suo nome, da lui stesso presieduto e istituito – in collaborazione con la Regione Val d’Aosta – dedicato ai migliori testi per canzoni pop. Premio vinto, fra gli altri, da Jovanotti.
Nei suoi testi, la vita delle emozioni quotidiane, la verità dei sentimenti, la consapevolezza di un uomo comune che ha saputo ricercare dentro di sé la verità – anche la più scomoda da dire – contribuendo con la sua poesia a trasformare la cultura popolare italiana degli ultimi 50 anni, lasciando un segno profondo nella vita di ognuno di noi.

ARTE

24  ∙ 29 maggio

Torre Bruciata, Via Antica Cattedrale

Cuore Sacro

Fausto Cheng

INSTALLAZIONE

Opening Sabato 24 maggio ore 18,30

Orari da Sabato 24 a giovedì 29 maggio : 18,30-20,00

 

PERFORMANCE ART ideazione Silvio Araclio

performer Eugenia Rofi, Emanuela Cichella, Vincenzo Macedone,Michele Ciccone, Davide Ferrone, Emiliano Piccioni

Sabato 24 e giovedì 29 maggio ore 19,00

Cuore Sacro

Un grande cuore bianco di stoffa è sospeso nello spazio. Due drappi si diramano da questa potente presenza metafisica. Uno pende nell’aria con morbido drappeggio, l’altro arriva a terra e si snoda descrivendo un sentiero che conduce verso il simbolo di una candida sacralità. L’opera di Fausto Cheng, artista da sempre affascinato dalle oscure tonalità del nero, qui esplora le morbide iridescenze del bianco prodotte da un groviglio di intrecci che avvolgono e bendano un cuore galleggiante nell’aria. Metafora di un dolore che l’arte prova a medicare per offrire il balsamo di una rinascita, Cuore sacro irradia un’energia in grado di redimere la sofferenza e la solitudine con la chiara forza del candore. Fausto Cheng crea un’istallazione di forte potenza evocativa e, rinunciando ad ogni formula retorica, fa esplodere la forza di un sentimento che si specchia nell’enigma dell’indicibile e si offre come sentita preghiera espressa dalla laica liturgia dell’arte.

Umberto Palestini

FAUSTO CHENG

 

E’ nato a Isola del Gran Sasso (Te), vive a Teramo. Vanta una notevole attività espositiva a partire dagli anni ’70. Tra l’altro ha tenuto personali a Savona, Ascoli Piceno, Teramo, Maddaloni, Roma. Da ricordare altresì l’installazione Cerca la pace nell’intuito del cuore a Palazzo Barberini a Roma (2000). E’ stato invitato ad importanti rassegne, come Terre Lontane a cura di Enrico Crispolti (Bologna 1983), Alternative Attuali (L’Aquila 1987), Ai confini della terra (Borgo Trevi 1996), Mostra Omaggio all’interno del Premio Vasto (1999), Triennale d’Arte Sacra (Celano 2000), Acqua potabile/ Museo en plein air (Lamezia Terme 2001), Gioielli d’Artista (Teramo 2001), Arte Contemporanea d’Abruzzo (Ofena 2004), Natività (San Donà di Piave 2005).

Nel 2006 partecipa su invito alla LV edizione del Premio Michetti Mito e Realtà – Uno sguardo ad Oriente. Nel 2005 tiene la personale FENG Il canto della Fenice al Museo Torre Bruciata di Teramo. Nel 2006 l’Amministrazione Comunale di Teramo ha prodotto un volume antologico sull’opera di Cheng corredato da un testo critico di Umberto Palestini. Nel 2007 partecipa al 40° Premio Vasto d’Arte Contemporanea, In corso d’opera – Itinerari Abruzzesi. Nel 2009 è ivitato a partecipare alla mostra Cromofobie curata da Silvia Pegoraro (Ex Aurum – Pescara).

Nel 2011 è invitato alla 54a Biennale di Venezia – Abruzzo curata da Vittorio Sgarbi e Umberto Palestini, ed espone a Civitella del Tronto (Te), Lanciano e in un’evento speciale alla cattedrale di L’Aquila. Nel 2012, su invito del comune di Teramo, realizza un’opera ambientale dedicata Ai caduti di Nassiriya.

 

In questi ultimi anni l’autore privilegia l’installazione e l’intervento urbano.

Intervenendo con pochi e calibrati elementi, instaura un fertile dialogo con spazi che si aprono a nuova vita. In questo modo Cheng, indagando la sua ricerca nel magma tumultuoso delle intermittenze del cuore, ci conduce in una dimensione sospesa fra incanto, enigma e poesia.

 

 

HANNO SCRITTO:

Edgardo Abbozzo, Rolando Alfonso, Raymond Andrè, Dario Argento, Barbara Bacchiega, Giuseppe Bacci, Adriana Baglioni, Mirella Bentivoglio,

Massimo Bignardi, Daniela Binello, Maurizio Calvesi, Ciro Canale, Carlo Fabrizio Carli, Toti Carpentieri, Titti Carta, Carlo Chenis, Vittoria Coen, Enrico Crispolti, Giovanna Dalla Chiesa, Mario De Candia, Nicola Di Paolantonio, Enzo Fabiani, Luigi Paolo Finizio, Luisa Esponet,

Paolo Fossati, Anna Fusaro, Antonio Gasbarrini, Maurizio Gregorini, Elena Lacava, Luigi Lambertini, Alessia Marchi, Alessandra Morelli, Italo Mussa, Bernardo Neri, Umberto Palestini, Silvia Pegoraro,  Stelio Rescio, Annamaria Restieri, Maria Cristina Ricciardi, Nerio Rosa, Antonello Rubini, Luigi Rucci, Vittorio Sgarbi, Giammario Sgattoni, Leo Strozzieri, Francesco Tentarelli, Manuela Valleriani, Francesco Vincitorio, Stefano Zecchi, Antonio Zimarino.

 

 

PERFORMANCE ART intorno all’installazione di Fausto Cheng ho ideato una Performance art che vede protagonisti corpi nudi separati o uniti dal discorso amoroso, sensuale o spirituale. I visitatori, il 24 e il 29 maggio dalle 19 alle 21, vivranno le performance prima di raggiungere l’ultimo piano della torre dove è collocata l’installazione.

SilvioAraclio

 

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