Cultura & Società

Pasqua 2014. Guadagnuolo: il Giovedì Santo a Caltanissetta

Pasqua 2014.  Guadagnuolo: il Giovedì Santo a Caltanissetta

 

 

I miei Misteri Santi – Le Vare del Giovedì  Santo a Caltanissetta

Tutta la mia infanzia e adolescenza passate nella mia Città Caltanissetta sono pervase dal ricordo della Settimana Santa, specie la Processione del giovedì chiamata “Le Vare Grandi’. I miei ricordi del Giovedì Santo sono caratterizzati dalle prime ore della mattina, quando mi recavo al Centro storico per sentire le Bande che arrivavano dai Paesi circostanti per suonare dietro ogni gruppo scultoreo detto “Le Vare”.

Ricordo che era una festa vedere uscire dai vicoli le Bande suonare mentre camminavano. Ero legato al suono delle Bande perché il mio bisnonno, grande musicista vissuto a Caltanissetta fino al 1927, aveva composto diverse partiture per Bande, specie una notissima Marcia Funebre che si suona ancora durante le Processioni della Settimana Santa.

La Settimana Santa Nissena si prepara molti mesi prima, per la realizzazione di questo grande evento. I giorni della Pasqua a Caltanissetta sono esclusivi, scanditi da momenti di trascendenza, tradizione e ritualità. Sono soprattutto giornate di preghiera tra Misteri e Sepolcri, che fino alla Domenica di Pasqua consacreranno le sequenze della “Passione di Cristo” che diventeranno indimenticabili agli stessi nisseni, anche se ormai abituati alle Vare, sono sempre le stesse ogni anno, la Processione non è mai la stessa, perché cambia con la loro ansia di rievocare i momenti dolorosi nelle loro emotività. Per i turisti che gli anziani chiamano forestieri, è una grandissima novità, i loro volti incantati esprimono meraviglia e stupore, la loro è una partecipazione ad uno tra i più suggestivi e popolari eventi religiosi nello scenario mondiale.

Nel 1976 decisi di realizzare una serie di opere ispirate alla Processione del Giovedì Santo. Seguendo tutti i riti della settimana, ho cercato di far vedere le parti meno in evidenza, ritraendo oltre i gruppi o particolari di essi, i siciliani con le loro gesta, i volti scavati, le anziane signore che venivano a toccare i gruppi in segno di fede e commozione. É così che sono nati questi disegni grafico-pittorici: La Cena, L’Orazione nell’orto, La Cattura, Il Sinedrio, La Flagellazione, Ecce Homo, La Condanna, La Prima Caduta, Il Cireneo, La Veronica, La Crocifissione, La Deposizione, La Pietà, La Traslazione, La Sacra Urna, L’Addolorata. Opere queste che colpiscono al primo impatto sia per la velocità di esecuzione, sia perché emanano commozione nel ricordo della Via Crucis che diventa momento di devozione, pensando che Cristo muore per noi al di là di qualsiasi coreografia. É una rievocazione accorata al seguito, cui si commuove tutta la città. La fede in questa circostanza è di straordinaria compartecipazione, unita di tristezza e pietà, questa fede non vissuta in maniera intimistica, ma è avvertita come forma collettiva, i nisseni si fanno trascinare in questo rito popolare in cui la gente diviene protagonista, quasi attore, in questo grande palcoscenico liturgico, come scrisse lo scrittore Gesualdo Bufalino: «A Pasqua ogni siciliano si sente non solo spettatore ma attore, prima dolente, poi esultante, di un mistero che è la sua stessa esistenza» ed è proprio questo che mi ha interessato e ho voluto fare vedere attraverso le mie opere che ho chiamato “I miei Misteri Santi”.

Francesco Guadagnuolo

 


 

La passione ritrovata

Un artista visivo è dotato di “capacità rivelatorie” del senso archetipo contenuto nei riti. Il senso di solito, nella semiologia, è dato da una convenzione comunicativa patteggiata tra riceventi e emittenze e sulla buona capacità di saper codificare segni che attribuiscono significazione agli atti interpretativi. Significati e significanti si rapportano in qualità indivisibile come maschile femminile germinanti senso a suo volta catturato dalla percezione di chi li accoglie. L’artista ha capacità di poter estrarre dal significato comune

 

 

 

lo spirito del segno che a sua volta genera significanti; nuove immagini mentali, nuove passioni per l’ascoltatore, rinvigorite qualità del presente che conducono una sorta di memoria proustiana che si rimette nelle correnti canoniche degli atti rituali collettivi e li ripropone sotto una diversa luce caricata di partecipazione all’amore per l’umanità. Francesco Guadagnuolo questo senso lo ha avvertito dalla nascita. Lo ha catturato dai primi vibrazionali segni della sua formazione sensibile e li ha offerti al luogo da artista giovane, da vent’enne che sente il bisogno passionale di interpretare il suo mondo nativo e farne omaggio alla collettività. Lui stesso dice: Tutta la mia infanzia e adolescenza passate nella mia Città Caltanissetta sono pervase dal ricordo della Settimana Santa, specie la Processione del giovedì chiamata “Le Vare  Grandi’.  I miei ricordi del Giovedì Santo sono

 

 

 

caratterizzati dalle prime ore della mattina, quando mi recavo al Centro storico per sentire le Bande che arrivavano dai Paesi circostanti per suonare dietro ogni gruppo scultoreo detto “Le Vare”– E’ chiaro che il tempo in cui il millennio si triplica e il centenario si anticipa, sia tempo di grandi trasformazioni e di cambiamenti in cui le forze del bene concorrono a dare senso iniziatico al mondo delle nuove tecnologie, dei nuovi linguaggi, delle nuove visioni che il rito mantiene silente e segreto nei corridoi soggettivi nell’anima. Così cambiano le modalità richieste dalle trasformazioni che in arte diventano oltrepasso al messaggio linguistico e stipulano l’apprensione per la forza dell’amore che il rito evoca alle comunità che lo attivano. Qui Guadagnuolo riprendendo una creatività così fortemente sentita negli anni giovanili ripropone la maturità visiva di un artista che facendosi conoscere ecumenicamente ha riconosciuto se stesso; la sua terra, l’archetipo sostanziale che si porta nell’anima segreta come dominio universale che ha attraversato successi americani, europei, asiatici mondiali e adesso ritorna fedele al luogo di partenza carico di quella forza magica, ieratica che l’arte, che Francesco Guadagnuolo fa, con devozione di senso, rivivere e partecipare nella sua nativa riconoscente magnifica Sicilia.

 F. Guadagnuolo: “La Cattedrale di Caltanissetta”

                                                                                         Antonio Picariello

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