“DAL MARE ALLA MONTAGNA TRA EREMI TORRI E CAMPANILI”: IDEE PER LA VALORIZZAZIONE TURISTICA E CULTURALE DELL’ABRUZZO

1 Aprile 2014 18:240 commentiViews: 10

 

 

Il Movimento Civico “Difendere Pescara” presenterà il programma giovedì 3 aprile alle ore 18 presso la sala “Tinozzi” del palazzo della provincia di Pescara.

 

 

“Dal mare alla montagna tra eremi, torri e campanili” è il titolo della proposta che, giovedì 3 aprile, il Movimento Civico “Difendere Pescara” presenterà, alle ore 18.00,  presso la sala “Tinozzi” del palazzo della Provincia di Pescara, viscerando punto per punto le criticità del turismo della nostra regione.

Aprirà l’incontro il Presidente del Consiglio Comunale Roberto de Camillis per poi passare la parola a Licio di Biase, presidente del Movimento, che spiegherà le ragioni del progetto e la sua importanza, oltre ai passi da compiere per raggiungere l’obiettivo.

Un nuovo modo di concepire l’Abruzzo e il suo patrimonio, un punto di vista che accomuna i componenti della lista civica “Difendere Pescara” e a confermare la validità delle idee della lista civica saranno Claudio Ucci (consulente di Marketing Turistico), Lucio Laureti (Presidente sezione turismo – Confindustria Pescara Chieti), Francesco Crivelli (Sindaco del Comune di  S. Eufemia a Maiella) e Emilio Schirato (Presidente DMC – Terre del Piacere e Presidente Federalberghi – Confcommercio Pescara).

Un processo, quello della valorizzazione turistica e culturale dell’Abruzzo, già avviato a Roccacaramanico con la Notte Bianca, un evento di alto rilievo che annualmente mette in luce l’importanza antropologica e culturale del territorio, ma che ha intenzione  con questo programma di diventare una normale consuetudine.

 

IL PROGETTO: “DAL MARE ALLA MONTAGNA TRA EREMI TORRI E CAMPANILI”

 

L’Abruzzo è una terra ricca di cultura, folklore e di una straordinaria storia, è uno scrigno di tesori custoditi dagli imponenti massicci del Gran Sasso, “il re degli Appennini”, che come un  papà severo la controlla e la protegge e dalla Majella che come una mamma premurosa la coccola.

Lo stesso Celestino V si sentì abbracciato dalla Magna Mater (la Majella è stata chiamata così  da Ovidio, Macrobio e Lucrezio), dove decise di ritirarsi in preghiera, lasciando ai posteri gli otto eremi, alcuni dei quali ancora oggi in buono stato. Gli eremi celestini sono qualcosa di unico al mondo, sono strutture incastonate nella roccia e collegate tra loro da sentieri lunghi e tortuosi, simbolo di vite ascetiche, la cui aura aleggia ancora in quei posti.

Tra i due massicci che si guardano, come se volessero comunicare in lontananza, si estendono vallate, altipiani, borghi, campanili e torri, poi oltre le vallate si arriva verso l’orizzonte infinito del mare.

In Abruzzo si impongono allo sguardo e si infondono nell’animo scenari suggestivi, pregni di un fascino inusuale, dove i prodigi della natura si mescolano alle testimonianze silenziose dei ruderi e a quelle più vispe dei borghi nei quali si respira l’aria salubre, dove si vive come se il tempo si fosse bloccato in una dimensione incontaminata dal tran tran quotidiano e dove ancora si possono gustare i sapori veri dei prodotti sani, trasformati in tipiche ricette dalla maestria degli abruzzesi.

Sogno e mistero abitano nei castelli d’Abruzzo, spesso scenari di film, è il caso del più celebre castello di Rocca Calascio, il più antico e  meglio conservato d’Europa, tenace e caparbio, capace di resistere anche alle forti calamità naturali quali il terremoto che ha scosso L’Aquila e l’intera regione nel 2009.

Poi, nelle torri e nelle chiese gli elementi mistici si fondono a quelli pagani. Sono testimonianze pulsanti del patrimonio storico, artistico e culturale d’Abruzzo, che ancor più si incarnano nel tessuto sociale di ieri e di oggi in usi e costumi mantenuti vivi dalle tradizioni popolari, ad esempio nelle feste paesane in onore dei santi patroni.

L’Abruzzo per tutti questi motivi sta attraendo diversi stranieri, provenienti da ogni parte del mondo che, per caso, capitati nelle nostre terre ne rimangono folgorati, scegliendo sempre più spesso i nostri borghi come mete fisse per le loro vacanze e in alcuni casi anche come posti nei quali trasferirsi.

Consapevoli del grande patrimonio della nostra regione, descritta da Ignazio Silone, Gabriele D’Annunzio e terra natia di personaggi illustri come Ennio Flaiano, che tengono tutt’oggi viva la sua memoria nel mondo, con tale progetto si vuole agevolare il turismo nazionale, europeo e internazionale.

Per far ciò, si ritiene necessario ovviare a molteplici questioni che bloccano lo sviluppo turistico della regione, come il cattivo funzionamento delle infrastrutture (stazione ferroviaria e aeroporto), necessarie per gli spostamenti dentro e fuori Abruzzo.

Non solo, nodi cruciali sono anche la promozione di un territorio troppo spesso sminuito delle sue peculiarità, focalizzando l’attenzione sulla particolarità naturalistica, ovvero quella di possedere mare e montagna a poca distanza fra loro.

Si ritiene importante, invece, dare il giusto valore a borghi, eremi, torri e campanili, gelosi custodi di una storia millenaria, antichissima, avvolta da miti e leggende che fanno l’Abruzzo “forte e gentile”. Bisogna fare leva su tutte le risorse che la nostra regione ha da mostrare perché si possa puntare su un solido assetto turistico. Può essere questa anche una soluzione ai problemi che la crisi economica ci pone a fronteggiare con fatica. Altra intenzione è, infatti, quella di sostenere le strutture ricettive e i comuni per accogliere adeguatamente una crescente richiesta turistica.

A confermare questa convinzione sono le scelte dei turisti attuali che scelgono l’Abruzzo, poiché lo ritengono un posto in cui ci si può riposare come praticare sport marini o montani, estivi e invernali; si possono degustare prelibatezze come prodotti tipici del luogo, vino, olio, formaggi, carni e altro ancora; ci si può divertire come allo stesso modo rilassarsi ammirando fantastici panorami e infine, l’Abruzzo è un posto in cui è possibile provare il sapore della cultura e della storia come mai in nessun luogo lo si può fare.

 

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