Teramo e Provincia

Alcune criticità scolastiche evidenziate da un gruppo di docenti del Moretti di Roseto

 

La scuola è da tutti considerata una delle istituzioni più importanti delle società moderne e per tale motivo riceve delle particolari attenzioni dalla maggior parte dei Paesi sviluppati. La stessa cosa non può dirsi per l’Italia, non tanto perché non ci sia la medesima valutazione sulla centralità di tale comparto che è finalizzato alla formazione delle giovani generazioni e dell’intera coscienza nazionale, quanto per le mancate risorse di diverso genere, al punto che ormai la scuola è praticamente da lustri abbandonata a se stessa. La riprova sono gli scarsi investimenti che vengono impegnati in questo delicatissimo e trainante settore, sia in termini di stipendi e di gratificazione per il personale che vi lavora sia per quanto riguarda le strutture. Pertanto il comparto scuola è un campo così vasto di carenze che è uno sport troppo facile fare l’elenco dettagliato del malfunzionamento.

Per tale motivo un gruppo d’insegnanti dell’Istituto Statale d’Istruzione Superiore Vincenzo Moretti di Roseto, i “DocentiScontenti”, vuole focalizzare l’attenzione su tre problemi per rispondere a esigenze legate alla identità e alla territorialità, aspetti che negli ultimi anni sembrano essere del tutto abbandonati o che comunque rimangono fuori da riflessioni di progettualità scolastiche, alla base di politiche provinciali e regionali.

Senza tralasciare le molte criticità di altra natura, i suddetti insegnanti vogliono portare a conoscenza delle comunità locali quanto segue:

Primo aspetto: il degrado di molte strutture scolastiche

Non è più possibile nascondere all’opinione pubblica ciò che sta avvenendo in termini di investimenti nelle strutture scolastiche. In realtà è proprio il termine “investimenti” che risulta improprio, in quanto una tale parola prevede un piano di spesa specifico per il mantenimento e il miglioramento degli edifici stessi. Invece ciò non avviene affatto (da notare che le Scuole Superiori sono di proprietà delle Province: con la loro abolizione, chi gestirà le strutture?). Ora andiamo nello specifico e prendiamo l’esempio del “Moretti”.

  1. L’edificio è relativamente recente: infatti risale agli inizi degli anni ’80. Dopo trent’anni la struttura risulta in molte parti fatiscente, con il tetto che al primo acquazzone diventa un colabrodo e l’acqua invade aule, corridoi, laboratori, mettendo a rischio non solo l’incolumità di chi frequenta la scuola, ma deteriorando anche le attrezzature, quali computer, apparecchi scientifici, macchinari, attrezzature;
  2. Le norme di sicurezza sono veramente scarse (come in quasi tutte le scuole), con finestre che spesso non sono a norma, porte che si aprono verso il corridoio, creando un pericolo costante, pavimenti in Pvc divelti, muri delle aule, nella maggior parte dei casi, mai riverniciati o che non vedono la pittura da decadi, e tanti altri piccoli disagi;
  3. Il cemento armato esterno è ammalorato, con grandi pezzi di calcestruzzo staccati dal ferro sottostante. Il complesso scolastico non è mai stato protetto da una verniciatura e il degrado è fortemente aumentato negli ultimi anni.

Secondo aspetto: il proliferare di un’infinità di indirizzi sullo stesso territorio

Il nostro territorio sta subendo una “guerra tra poveri” che vede in campo le Scuole Superiori. In pochi anni sono nati degli indirizzi doppioni, in una zona ristretta che vede coinvolti i comuni di Atri, Roseto, Giulianova e anche Silvi. Ogni scuola, acquisendo una pluralità “tuttologa”, sta perdendo la propria identità, così che gli stessi corsi si trovano a distanza di pochi chilometri, confondendo le idee agli studenti stessi e mettendo in evidenza due grosse problematiche:

  1. La prima è legata alla specializzazione che ogni scuola potrebbe avere e che in tal modo non ha, svilendo la natura degli indirizzi stessi, unitamente a una serie di investimenti mirati. In tal senso se una scuola si identifica per una specificità, potrà investire in laboratori e strutture adeguate al passo con le nuove tecnologie. Quando, invece, si vuole avere tutto, non si fa altro che impoverire la scuola stessa, diluendo i fondi in tanti piccoli rivoli che non fanno assolutamente “sostanza didattica”;
  2. Il problema dei corsi plurimi dislocati in un territorio ristretto non farà altro, fra alcuni anni, che polverizzare le cattedre e gli insegnanti saranno costretti a completare i propri orari in diverse scuole. Lo scenario potrebbe essere, in altre parole, come quello delle Scuole Elementari, in cui i tanti plessi – nati per puro campanilismo e scelte politiche elettoralistiche – oggi stanno chiudendo, rafforzando, in tal modo, le sedi centrali che possono disporre di più laboratori (o almeno in alcune realtà così si sta verificando). Quando la politica-partitica ci mette mano è sempre un disastro. Non per niente il proliferare dei corsi nelle Scuole Superiori si è verificato in coincidenza con le elezioni (l’anno scorso quelle politiche, quest’anno quelle regionali ed europee).

 Terzo aspetto: quale politica territoriale hanno in mente gli amministratori?

Sul territorio rosetano negli anni ’70-80 furono fatte delle scelte di decentramento scolastico riguardante le Scuole Superiori. Pertanto venne individuato il sito di Voltarrosto per realizzare la sede del primo istituto statale più antico della zona, vale a dire il Moretti. Il progetto prevedeva la costruzione di una strada pedecollinare che dal centro cittadino avrebbe potuto raggiungere la periferia, innestandosi sul raccordo che collega la strada per Montepagano con la S. S. 150. Un progetto allora lungimirante, in quanto i terreni individuati erano molto ampi, tali da poter accogliere eventuali nuovi insediamenti. Poi nel territorio rosetano è sorta un’altra scuola, vale a dire il Liceo Saffo, e così alcuni anni fa un’associazione culturale locale, la Cerchi Concentrici Promotor, fece realizzare da un giovane architetto, Lucio Di Marzio, un progetto di massima, esplicitato con un “rendering”. Tale strumento prevedeva la realizzazione del polo liceale a fianco del Moretti, in modo da mettere in sinergia molti spazi in comune, compresi laboratori e palestre. In più era prevista la realizzazione di un auditorium (come riportava il progetto originario del Moretti) e una palazzina che avrebbe potuto ospitare un ostello per i giovani. L’idea piacque tanto che l’Amministrazione comunale lo inserì nel nuovo piano regolatore, poiché tale struttura, chiamata campus, avrebbe proiettato le Scuole Superiori del territorio in una nuova dimensione, aspetto spendibile a livello europeo per i numerosi scambi culturali con l’estero che le scuole realizzano nel corso dell’anno. Eppure dopo quella ventata di entusiasmo collettivo, tutto è passato nel dimenticatoio e oggi c’è chi reclama nuovi edifici scolastici al centro di Roseto, lasciando l’idea di Voltarrosto una grande incompiuta. Dovremo aspettare che a questo punto pure il Moretti faccia richiesta di tornare nel vecchio edifico di via Adriatica, dal momento che nei pressi è prevista la costruzione della palazzina del nuovo Liceo? Il gruppo di docenti (insieme anche alle famiglie e alla collettività tutta) si chiede: a Roseto c’è una programmazione a lungo respiro per le Scuole Superiori del territorio?

Conclusioni

Le tante domande e le numerose osservazioni evidenziate in questo documento richiedono delle risposte urgenti. In qualità di insegnanti ci siamo dati degli obiettivi certi e legati alle cose che conosciamo. Non parliamo di massimi sistemi, aspetti importantissimi ma che spesso ci allontanano dalle soluzioni concrete. Invece noi vorremmo delle risposte tangibili e al contempo vorremmo portare a conoscenza della gente comune, delle famiglie e di chi non vive da vicino il mondo della scuola che c’è chi le criticità le conosce e le vuole denunciare, non per creare confusione in un comparto già di per sé molto articolato, ma per discuterne con chi deve prendere le decisioni, affinché queste ultime siano le più idonee e le più sagge per chi dentro la scuola ci vive, in primis gli studenti.

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DocentiScontenti 

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