Cultura & Società, In rilievo

Teramo. Venerdì 14 marzo, alle ore 16,00, presso la Sala Polifunzionale della Provincia, si terrà l’evento inaugurale per le celebrazioni del Bicentenario della Biblioteca Dèlfico.

Liberamente tratto dal sito web istituzionale della Biblioteca

http://www.provincia.teramo.it/biblioteca/verso-il-bicentenario

Programma della manifestazione inaugurale

ore 16,00 – INTRODUCE
Luigi Ponziani – Direttore della Biblioteca “Dèlfico”

ore 16,15 – INTERVENGONO

Valter Catarra – Presidente della Provincia di Teramo
Mario Nuzzo – Presidente della Fondazione Tercas

ore 16,30 – SALUTI ISTITUZIONALI

Maurizio Brucchi– Sindaco di Teramo
Gianni Chiodi – Presidente della Regione Abruzzo
Giovanni Legnini – Sottosegr. di Stato

– ore 17,00 – INTRODUCE

Luciano D’Amico – Magnifico Rettore Università di Teramo
Prolusione Francesco Sabatini – Presidente Emerito dell’Accademia della Crusca

ore 18,00 : Concerto dell’Orchestra giovanile dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “G. Braga” diretta daSergio Piccone Stella

ore 19,00 : Svelamento della Epigrafe celebrativa

ore 19,15: Brindisi di saluto

ore 21,00: Divertimenti sonori tra libri, antiche scale e mobili d’epoca.

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Luigi Ponziani: “Parlare della Delfico significa parlare di noi stessi….”

 

Il Direttore della Biblioteca Delfico Luigi Ponziani

Gli anniversari, per loro stessa natura, si prestano a letture variegate; occasioni di festa, ma anche di riflessioni e bilanci, essi possono indulgere talvolta alla nostalgia e alla retorica fine a se stessa. Ciò che preserva la “Dèlfico” da tali rischi sta però nel suo essere una istituzione culturale che, onusta ormai di due secoli, contiene in sé tali e tante suggestioni e la sua vita tormentata si è dipanata in così molteplici e alterne vicende, che riuscirebbe difficile contenerne caratteri, funzioni, storia in un ambito puramente esornativo o banalmente esteriore.

L’essere nata in un clima di fervorose speranze per gli avanzamenti culturali e civili per il Meridione d’Italia, l’aver trovato in un mecenate moderno come Melchiorre Dèlfico il suo mentore e patrono, il suo volgersi all’uso pubblico, l’aver raccolto nella nuova stagione unitaria ciò che restava del retaggio materiale e morale dell’antico patrimonio conservato nelle librerie claustrali, il suo stesso difficile procedere in un ambiente che durava fatica a rispondere alle nuove esigenze poste dalla società in trasformazione, fanno di questa prima fase – quasi un secolo – della storia della “Dèlfico” un paradigma della società italiana e abruzzese dell’Ottocento.

Quando col nuovo secolo il felice incontro della “Dèlfico” con uno straordinario intellettuale e organizzatore culturale come Luigi Savorini, diede nuovo slancio e vigore all’istituzione già centenaria, si aprì per la Biblioteca aprutina una nuova stagione che arriva sino a noi. Scriveva nel 1910 Savorini : «Curiosa diversità della vita degli uomini e delle cose. Se un uomo giunge a cent’anni egli è decrepito (…).Una istituzione come la nostra, invece, nel Mezzogiorno, nel bel centro anzi d’Italia, può dopo cent’anni della sua vita, considerarsi ancora bambina ».

Altri cento anni sono passati da allora. La “Dèlfico” è divenuta nel tempo, grazie all’abnegazione di tanti e a diuturna attenzione civile, una robusta istituzione culturale che assomma in sé i caratteri di moderno servizio pubblico e di luogo per eccellenza della sedimentazione bibliografica e documentaria di Teramo e d’Abruzzo. Gli acquisti, le acquisizioni, le innumeri donazioni che hanno punteggiato la sua storia rinnovando e ravvivando l’antico e nobile esempio di Dèlfico, hanno altresì fatto di questa Biblioteca il luogo della memoria, quasi un ritrovo dell’anima, nel quale si percepiscono e si manifestano nelle più varie sfumature i sentimenti, la cultura, la civiltà di un territorio e degli uomini che lo hanno abitato.

Perciò la “Dèlfico” è una Biblioteca ricca: di storia, di vita, degli infiniti segni di coloro che ci hanno preceduto. De te fabula narratur: come gli antichi potremmo dire che parlare delle biblioteche, parlare della Biblioteca “Dèlfico”, significa parlare di noi stessi, della nostra storia passata, della nostra vita d’oggi, del nostro futuro, tanti e tali e così indissolubili sono i fili che ci legano ad essa. Perciò questo bicentenario va celebrato: perché coglie il senso del nostro agire di ieri e di oggi; perché consente di legare il nostro quotidiano operare a coloro che dopo di noi erediteranno in indissolubile catena di conoscenze il sentimento che attraversa questa antica istituzione, che sarà ancora fresca e vitale in quanto saprà preservare e trasmettere la sua formidabile eredità.

 

Luigi Ponziani

Direttore della Biblioteca “Melchiorre Dèlfico”

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Valter Catarra: “Finanziamenti e nuovi modelli istituzionali per garantire lunga vita alla biblioteche”

 

Il presidente Valter Catarra

Il bicentenario della Biblioteca Provinciale Delfico ci coglie mentre le Province, almeno così come le abbiamo conosciute, scompaiono.

Già nello Stato sabaudo l’ordinamento provinciale era stato definito da un regio decreto che sul modello francese aveva stabilito l’organizzazione del territorio in Province, Circondari, Mandamenti e Comuni. La Provincia nasceva come Ente locale dotato di propria rappresentanza elettiva e di un’amministrazione autonoma; così non sarà più in futuro secondo il disegno di legge Delrio che le trasforma in enti non elettivi.

Stando in questo modo le cose sarò l’ultimo Presidente eletto dal popolo e visto che la storia delle biblioteche, in questo Paese, si è fortemente intrecciata con le vicende delle Province, le celebrazioni per il bicentenario della nostra Biblioteca Delfico, paiono caricarsi di portati simbolici che ci spingono a riflettere sul futuro dei baluardi culturali della conoscenza messi a così dura prova da una crisi, ormai decennale, delle forme istituzionali, dei processi gestionali pubblici, dei tradizionali modelli giuridici e finanziari con i quali, fino ad oggi, si è garantito il loro funzionamento. Il tema centrale, che da tempo attraversa il dibattito sulle modalità di gestione ed erogazione dei beni culturali in generale, è sempre il medesimo: modello pubblico o modello privato?

In maniera più puntuale, il patrimonio artistico e culturale del nostro paese, da intendersi anche quale genio produttivo e creativo di nuove espressioni contemporanee, può essere unicamente assoggettato alle tradizionali e purtroppo non sempre virtuose dinamiche della pachidermica struttura amministrativa pubblica, oppure va proiettata in una dimensione che contemperi tutela pubblica e una gestione più dinamicamente aziendale?
La relazione fra pubblico e privato nella gestione e nella valorizzazione della cultura ha sempre costituito un tema caldo, un nodo mai sciolto, in un Paese che è nato guardando ai beni culturali da una prospettivafortemente centralista perché, per molti versi, elitaria. E come sarebbe potuto essere diversamente in un Paese che alla fine dell’800 era analfabeta all’80%? Se esiste un legame inscindibile, come sostiene Enzo Fimiani in questo volume, “fra complessiva diffusione della conoscenza, semina dei saperi, miglioramento culturale e..aumento dello spessore civile, generale elevamento della società, costruzione di una identità” allora è chiaro che la sfida che abbiamo davanti, ma che sarebbe troppo tardi risolvere domani, è quella di inserire le politiche culturali fra quelle “sensibili” per lo sviluppo: non giacimenti di un passato glorioso o, peggio, beni improduttivi da mantenere, ma solide strutture, materiali e immateriali, determinanti per il consolidamento di una sfera pubblica democratica, per la crescita reale e per la rinascita dell’occupazione.

Non è casuale che sia un quotidiano economico, Il Sole 24 Ore, a rilanciare la questione con un vero e proprio “Manifesto per la cultura” al quale hanno aderito centinaia di economisti, intellettuali, operatori del terzo settore. “Se vogliamo davvero ritornare a crescere, se vogliamo ricominciare a costruire un’idea di cultura sopra le macerie che somigliano assai da vicino a quelle da cui è iniziato il risveglio dell’Italia nel secondo dopoguerra, dobbiamo pensare a un’ottica di medio-lungo periodo in cui lo sviluppo passi obbligatoriamente per la valorizzazione dei saperi, delle culture, puntando in questo modo sulla capacità di guidare il cambiamento…E’ una condizione per il futuro dei giovani” si legge nelle premesse dellla riflessione sugli Stati Generali della Cultura.

C’è chi, come la commissione Cnel-Istat, propone di inserire cultura, tutela del paesaggio e ambiente, fra i parametri del Pil, giacchè quelli utilizzati appaiono assolutamente imperfetti a misurare il benessere collettivo. Gli enti locali, dalla costituzione della Repubblica, sono stati dei formidali promotori e sostenitori, di istituzioni culturali ma, e non da ora, il modello vacilla: carenza di risorse, certo, ma anche un approccio che è diventato più amministrativo che progettuale, più burocratico e assistenzialista che pianificatorio e di sviluppo. Un approccio che non ha retto alla tempesta economica finanziaria che dal 2007 ha investito i conti pubblici italiani come quelli dell’intero orizzonte occidentale.

Per uscire da questa crisi, strutturale e sistemica, bisogna rinnovare e moltiplicare le proprie conoscenze e, quindi, le bibliotechecosì come i musei, i laboratori di arte, i luoghi di ricerca e di sperimentazione, devono essere considerati come spazi vitali dove si alimenta l’indice economico più importante di un Paese, la “creatività”; in quanto tali, per coltivare il futuro del Paese, vanno tutelati e rilanciati in maniera strategica. A chi “apparterrà” la Biblioteca Delfico se le Province saranno soppresse non è determinante: lo è il modello di finanziamento e quello di gestione; lo è l’attenzione che l’amministrazione pubblica deve riservare alla questione. Come sostiene il direttore della Delfico, Luigi Ponziani, nella sua presentazione in questo volume “parlare della biblioteca significa parlare di noi stessi, della nostra vita passata, della nostra vita d’oggi, del nostro futuro”.

Bisogna, quindi, coniugare l’elemento di pubblica utilità – da salvaguardare come per le risorse naturali terra, acqua, aria – con quello della partecipazione personale e patrimoniale da parte di soci pubblici e privati favorendo l’ingresso di imprese culturali e creative, di start-up, di organizzazioni del terzo settore. Perché il “lungo sogno” delle Biblioteche Abruzzesi – evocato da Enzo Fimiani citando un grande bibliotecario della Delfico, Luigi Savorini – continui a vivere, così come è accaduto nel dopoguerra quando voci di intellettuali si levarono per contrastare un quadro che metteva a rischio l’esistenza stessa delle biblioteche, è necessario che se ne torni a parlare senza schemi e senza pregiudizi, accettando la sfida di fare cultura in un Paese che baciato dalla fortuna per il suo enorme patrimonio ha finito per considerarlo scontato.

Lunga vita alla Biblioteca Provinciale Melchiorre Delfico.

Il Presidente della Provincia di Teramo
Valter Catarra

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