Presentazione: UN ANGOLO DI PURGATORIO il romanzo di Giuseppe Magnarapa ispirato ai “fatti di Cogne” (ROMA – Martedì 4 Marzo, ore 18:00)

3 marzo 2014 11:550 commentiViews: 16

Martedì 4 Marzo, alle ore 18:00

presso il Caffè Letterario MANGIAPAROLE
Via Manlio Capitolino n. 9, ROMA
Tel. 06 9784 1027

presentazione del romanzo di GIUSEPPE MAGNARAPA ispirato ai “fatti di
Cogne”

UN ANGOLO DI PURGATORIO

Edizioni Solfanelli

Processata per l’efferata morte del figlioletto e tradotta nel Carcere di
Torino, Annalisa Blasi non rinuncia in alcuna occasione a proclamare la
sua innocenza.
Bella, affascinante e benestante, stride come un giglio sul letame nel
contesto carcerario, pieno di donne sole, abbruttite e dimenticate, quando
non stanche e frustrate.
Pur sostenuta dal padre e dal marito, ma anche da una campagna condotta
dalle pagine di Il Foglio Cittadino, la vicenda sembra tuttavia perdere
terreno, recedendo lentamente dalle prime pagine del giornale alla cronaca
locale.
La scoperta del diario dell’adolescente Annalisa gioca allora un ruolo
determinante, aprendo uno spiraglio sulla verità, sui segreti celati, su
un vissuto complesso e drammatico a cui suo malgrado il cronista Fabrizio
Bennati si ritrova ad assistere.

Giuseppe Magnarapa
UN ANGOLO DI PURGATORIO
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-829-8]
Pagg. 320 – € 20,00

http://www.edizionisolfanelli.it/unangolodipurgatorio.htm

PREMESSA

Prima che eventuali lettori decidano di esplorare il mio “Un angolo di
Purgatorio”, lasciatemi chiarire un paio di cose.
Se, com’è inequivocabile, questo romanzo si ispira al caso di Cogne, non
per questo si propone di darne spiegazione.
Accade spesso che i romanzi si ispirino a fatti realmente accaduti,
soprattutto quando è controverso il modo in cui essi si sono svolti, ma lo
scrittore che li esplora attraverso l’ottica della sua immaginazione non
pretende di dar loro chiarimento: li trasfigura semplicemente, attraverso
una narrazione che scaturisce dal confronto tra il suo mondo interiore e
le riflessioni evocate dall’evento. E poiché è innegabile che i fatti di
Cogne abbiano rappresentato una fonte inesauribile di stimoli intellettivi
ed emotivi, ne deriva che ciascuno di noi ha reagito secondo il suo stile,
in base, cioè, al modello di funzionamento della propria struttura
psichica. Alcuni, cercando di capire attraverso i pareri degli esperti e i
reportage dei giornalisti, oppure parlandone più volte con amici e
conoscenti; altri, come me, con un bisogno irrefrenabile di prendere carta
e penna e mettersi a scrivere.
Sono uno psichiatra, in fondo e, come se non bastasse, anche uno scrittore
dilettante. Ho seguito con attenzione i pareri dei colleghi sul caso di
Cogne e più ne ascoltavo, più mi convincevo che la nostra scienza non è in
grado di fornirne soluzioni adeguate, così come quella investigativa si è
rivelata incapace di scovare la scucitura segreta che rivelasse l’identità
dell’assassino, il che avviene, purtroppo quasi sempre, solo nei romanzi.
La morte violenta del piccolo Samuele ha infatti rappresentato una svolta
storica nella storia della criminologia; per la prima volta, su un caso di
omicidio apparentemente semplice e in cui la madre era l’unica indiziata
alternativa allo sconosciuto Uomo Nero, si sono concentrate in modo
martellante le attenzioni dei mezzi di comunicazione di massa. Per la
prima volta, a fronte dell’involontaria manomissione iniziale della scena
del crimine, si è tentato in modo ossessivo di sopperire con le
spiegazioni psichiatriche all’incertezza e alla confusione degli indizi
disponibili, ragionando sull’ipotetica psicopatologia del responsabile
prima che questo fosse identificato, per delineare un profilo arbitrario
la cui attendibilità non è mai stata confermata, neppure dopo che la
presunta assassina è stata processata e condannata sia in Assise che in
Appello.
Ce n’era abbastanza, insomma, per mettere in moto non soltanto i meccanismi
della logica razionale, ma anche e soprattutto quelli emozionali e
immaginativi che, a differenza dei primi, sono strettamente privati e
individuali, proprio in quanto legati alle irripetibili esperienze di vita
di ciascuno di noi. Come è possibile, allora, ripercorrere le vicende
personali che supponiamo possano aver trasformato una persona
psichicamente equilibrata in un’assassina, senza ricorrere a quella
fantasia che, giorno per giorno, ci aiuta a dare un senso alle nostre
esperienze?
Per gli psichiatri, i principali sistemi diagnostici sono l’osservazione
del comportamento e il contatto verbale col paziente, ma sia l’uno che
l’altro sono incompleti e fallaci. Il primo perché, il più delle volte, il
comportamento viene riferito da terze persone e dunque filtrato attraverso
l’ottica e l’esperienza dell’osservatore diretto; il secondo perché il
paziente può deliberatamente omettere informazioni importanti su di sé,
oppure aver perso la memoria e la consapevolezza di esperienze
emotivamente incisive di cui sia lui che lo psichiatra non verranno mai a
conoscenza.
Il caso di Cogne ha rappresentato, dunque, per la genesi di questo romanzo,
soltanto uno stimolo esterno scatenante, che nulla ha a che vedere con le
vicende dell’immaginaria protagonista se non la circostanza storica,
lineare e agghiacciante, di un ipotetico infanticidio, il reato di sangue
che più di ogni altro evoca una perentoria esigenza di giustizia.
Il meccanismo narrativo consente la ricostruzione di un percorso psichico
individuale, immaginario ma non arbitrario, che attraverso eventi rimasti
sepolti nel passato della protagonista e inaccessibili alla sua memoria, o
comunque omessi perché ritenuti ininfluenti o non collegati, tenta di
fornire al lettore una vaga idea di come, se non di perché, una persona da
tutti giudicata normale potrebbe arrivare a commettere l’inconcepibile.
La verità giudiziaria ci consente oggi di affermare che la mamma di Cogne
ha ucciso la sua creatura, ma se così è stato sono convinto che nessuno,
nemmeno lei stessa, sia in grado di capirne la ragione, e questo contrasta
in modo netto col nostro bisogno primario di causalità. Un angolo di
Purgatorio è, forse, il tentativo di assecondare questa esigenza facendo
ricorso alla fiction, laddove gli strumenti razionali della ricostruzione
logica e storica si rivelano, purtroppo, inadeguati.

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