“Le tecniche di polizia scientifica applicate alle indagini nei casi di avvelenamento della fauna selvatica”

7 Marzo 2014 12:100 commentiViews: 14

 

Foltissima partecipazione al corso di formazione promosso dal progetto “Antidoto”

 

Assergi 07/03/2014 _ Si è concluso nella mattinata di oggi, con una sessione sul campo che ha simulato una “scena del crimine” nel piazzale Simoncelli di Fonte Cerreto, il corso di formazione “Tecniche di polizia scientifica applicate alle indagini nei casi di avvelenamento della fauna selvatica”, organizzato dallo staff del progetto Life “Antidoto” del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga presso la sala  “E. Fermi” dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

 

Oltre 200 gli iscritti, provenienti da 12 regioni italiane ed appartenenti  al Corpo Forestale dello Stato, alle Polizie provinciali, agli Istituti Zooprofilattici Sperimentali e a numerosi parchi nazionali e regionali. La massiccia partecipazione al corso ha dimostrato quanto il tema dell’avvelenamento della fauna sia attuale e di urgente soluzione e come gli organi di polizia abbiano la necessità e la volontà di dotarsi di conoscenze e strumenti idonei a fronteggiare quella che assume sempre più i contorni di una piaga nazionale.

 

Il corso è stato tenuto da esperti spagnoli della Regione Andalusia e della Guardia Civil -sezione SEPRONA, con competenze multidisciplinari e di lunga data nella lotta all’uso di bocconi avvelenati. Un esempio virtuoso di cui ha fatto tesoro il progetto Antidoto, in particolare nella istituzione delle Unità Cinofile Antiveleno: basti pensare che, nell’arco di un decennio, la Junta de Andalucía è riuscita a dimezzare il numero dei casi di avvelenamento in un vasto territorio nel quale, a causa dell’uso massivo e scellerato del veleno, si era estinto l’avvoltoio gipeto, mentre altre specie di rapaci, come il capovaccaio, avevano subito un drammatico declino.

 

Forti della loro esperienza pionieristica, i tecnici spagnoli hanno fotografato una realtà difficile e tragica, ma anche dimostrato inequivocabilmente che, con la volontà politica e le risorse umane ben motivate e formate, è possibile affrontare il problema del veleno in maniera efficace. Ciò che, in Italia, ha fatto il Parco Gran Sasso-Laga con il supporto del Corpo Forestale dello Stato, attuando il progetto “Antidoto” che, a un mese dalla chiusura, ha voluto con questa iniziativa indicare una strada percorribile, affinché anche in altre realtà italiane si possa lavorare con risolutezza per fronteggiare l’uso dei bocconi avvelenati.

 

Iñigo Fajardo (Coordinatore della Strategia Andalusa contro il Veleno e responsabile dell’Unità Forense di Supporto) ha introdotto al ruolo delle scienze forensi ed ha indicato gli elementi che denotano un caso di avvelenamento. Ha, inoltre, illustrato il valore della psicologia forense nelle indagini sui reati contro la fauna. Tema approfondito da José Antonio Alfaro (Tenente Capo della sezione SEPRONA della Guardia Civil) che ha spiegato l’importanza di tracciare, caso per caso, il profilo psicologico dell’avvelenatore, anche sulla base della comunicazione non verbale. Irene Zorrilla (Direttore del Centro di analisi e diagnostica della Junta de Andalucía) ha affrontato i protocolli veterinari e fornito un quadro delle sostanze tossiche più utilizzate per l’avvelenamento della fauna. Interessanti argomentazioni sono state presentate da Francisco Velasco (Capo del gruppo di investigazione SEPRONA) che ha individuato delle analogie tra i crimini contro la persona dei delinquenti seriali e il modus operandi degli avvelenatori. E’ stata inoltre sottolineata l’importanza che rivestono l’elaborazione dei profili geografici e l’impiego di strumenti e tecniche di polizia scientifica, alcuni dei quali particolarmente sofisticati, per risolvere i casi di avvelenamento.

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