La Regione Abruzzo vuole aprire la caccia al cervo e al capriolo No alla caccia a cervi e caprioli, Febbo pensi ai cinghiali

12 marzo 2014 11:140 commentiViews: 3

 

 

Il problema per il mondo agricolo e’ rappresentato dai cinghiali non certo da cervi e caprioli.

Proponiamo alla maggioranza quindi di stralciare la parte relativa ai cervidi e di approvare il regolamento per quanto riguarda i cinghiali.

 

Oggi è di nuovo all’ordine del giorno della terza commissione della Regione l’esame della proposta di regolamento che prevede anche di aprire la caccia al cervo e al capriolo. Già se ne è ampiamente discusso il 5 marzo. In quella sede è emersa chiaramente l’opportunità di approvare un regolamento che disciplini su scala regionale la caccia al cinghiale. Finora infatti la caccia a questa specie è stata caratterizzata da una grande confusione per cui in ogni ambito di caccia si è proceduto in modo autonomo e il risultato non è stato certo quello di organizzare razionalmente i prelievi venatori di cinghiali.  E’ invece necessario che non si proceda all’apertura della caccia al cervo e capriolo, anche se preceduta da censimenti delle due specie. Riteniamo infatti assurdo pensare di aprire la caccia a queste due specie visto  che è ancora in pieno svolgimento il processo di ricolonizzazione di vaste aree.  Inoltre va sottolineato che la massima concentrazione di cervi si trova  nella Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo. Aprire la caccia al cervo e al capriolo in questa zona, di estrema importanza per l’orso marsicano, significherebbe aggiungere un ulteriore grave fattore di disturbo ai già molti presenti nella zona, tanto più che il periodo della caccia al cervo verrebbe in gran parte a sovrapporsi con quello cosiddetto della “iperfagia”, quello cioè in cui gli orsi devono nutrirsi abbondantemente per prepararsi ai mesi invernali. Ricordiamo che in tale zona, così delicata ed importante, oltre ai cacciatori locali si aggiungerebbero anche quelli provenienti da altre zone. Questo fatto aumenterebbe sensibilmente, tra l’altro, le probabilità di uccisioni accidentali anche di esemplari di specie protette a cominciare dall’orso marsicano,  il cui stato di conservazione è, ricordiamolo ancora una volta, assai preoccupante. Il regolamento quindi dovrebbe disciplinare su base regionale la caccia al cinghiale, in modo da consentirne un prelievo adeguato con modalità tali da non mettere a repentaglio, tra l’altro, altre specie, come l’orso e il lupo. e mettere le basi per l’effettuazione di censimenti seri ed affidabili concernenti lo stato del cervo e del capriolo nella Regione Abruzzo, premessa indispensabile per una gestione razionale di queste specie. Il cervo e il capriolo si erano completamente estinti in passato in Abruzzo a causa soprattutto di una caccia eccessiva. Sono ritornati , a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, grazie a reintroduzioni in aree protette e, nel caso del capriolo, anche per ricolonizzazione da regioni vicine. Ma questo processo è tutt’altro che concluso. Aprire la caccia a queste due specie significherebbe ostacolarne se non bloccarne il processo di espansione. Sono componenti fondamentali degli ecosistemi naturali e, soprattutto il cervo, costituiscono una notevole attrattiva per il turismo naturalistico,  di grande importanza economica in Abruzzo ed in via di rapido sviluppo, anche se i nostri politici continuano imperterriti a non comprenderne l’importanza.

Stefano Allavena, Delegato LIPU per l’Abruzzo

                                                                                              Pietro Matta,  Coordinamento regionale di Pro Natura

                                                               Maurizio Acerbo, Consigliere regionale PRC

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