Cinema e Psichiatria: Family life di Ken Loach all’Auditorium “Sericchi”

2 Novembre 2013 22:330 commentiViews: 15

Cinema e Psichiatria: Family life di Ken Loach all’Auditorium “Sericchi”

Lunedì 04 Novembre a partire dalle ore 17.30 presso l’Auditorium “E. Sericchi” della Bper, in programma il secondo appuntamento della rassegna Cinema e Psichiatria con la proiezione del film Family Life di Ken Loach (Uk, 1971). L’iniziativa giunta quest’anno alla XI edizione, è organizzata dall’Istituto Cinematografico “La Lanterna Magica” e dal Dipartimento di Salute Mentale della Asl dell’Aquila.

I nuovi volti della violenza è il tema affrontato quest’anno ed il numeroso pubblico avrà l’opportunità di incontrare personaggi del giornalismo nazionale e personalità delle Istituzioni, oltre ad assistere alle proiezioni proposte nel calendario con il contributo di professionisti del mondo della psichiatria.

Al termine della proiezione è previsto l’intervento del Dott. Sabatino Papola che faciliterà la comprensione del lungometraggio dal punto di vista scientifico.

Ingresso libero.

L’Aquila, lì 02 Novembre 2013

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FAMILY LIFE

Regia: Ken Loach

Sceneggiatura: David Mercer

Fotografia: Charles Stewart

Monteggio: Roy Watts

Musiche: Marc McCrowe

Produzione: Regno Unito, 1971

Janice è una ragazza rimasta incinta che è costretta ad abortire dalla madre autoritaria contro la sua volontà. Scivola progressivamente nella schizofrenia e viene rinchiusa in un istituto psichiatrico. Dapprima viene curata da un medico non conformista che cerca di capire l’origine del suo disagio psichico, ma quando questi viene licenziato, viene sottoposta ad una serie di elettroshock che la annienteranno. La struttura psichiatrica che l’ha in cura si dimostrerà completamente incapace di capire l’origine psicologica della sua sofferenza.

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È un perenne conflitto verbale, ciò che circuisce uno dei film più devastanti di Ken Loach. Antitetico fin dal titolo, che produce un effetto rassicurante, quasi a volerci spingere “oltre” quella dimensione di caustica “normalità” che suggerisce. Tratto dal tele-dramma di David Mercer “In two minds” e ispirato alle teorie dello psichiatra Ronald David Laing (autore di “L’io diviso“), “Family life” è un film compresso in una dimensione umana e sociale di impotente staticità, in un mondo dove “non potrai mai cambiare niente”, nello squallido agglomerato urbano dove regna la passività e l’inesistenza. E Janice diventa vittima di questo sistema, come se fossimo di fronte a una barriera architettonica che esula dai confini della realtà. E’ pertanto giusto riconoscere al film di Loach una sua evidente identità temporale (il 1971), in quella giostra di oppressioni e oppressori che tentano con ogni mezzo di vanificare ogni minimo concetto rivoluzionario, sia dal punto di vista medico che umano e sociale. Family Life è anche un film post-68, nel senso più politico del termine. La conoscenza reciproca di un dramma comune, di un disagio che si esprime inizialmente nella “terapia di gruppo” fa pensare a una comunità hippie, quando il suono di una chitarra folk o anche la straordinaria consapevolezza di potersi esprimere con gli altri serve ad evitare la dissociazione mentale di cui si parla in seguito.

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