Teramo 5 Stelle – Riflessioni politiche

5 Settembre 2013 23:220 commentiViews: 9

Riflessioni politiche

E’ ormai iniziata la campagna elettorale per le prossime elezioni, tra proclami e scaramucce, riproponendosi nella sua caratteristica più fastidiosa: i politici di professione – cioè quelli che nei loro curricula possono vantare solo incarichi ottenuti grazie alle amicizie giuste e ai mandati elettorali – stanno lentamente abbandonando i loro scranni e tornando tra la gente, per cercare di reperire ogni voto utile.

Dopo l’elezione erano scomparsi, in tutt’altre faccende affaccendati, relazionandosi con i cittadini solo tramite giornali e televisioni, diffondendo comunicati, chiudendosi nei palazzi del potere, dimenticando le persone comuni, quelle che li avevano elevati a gestori e tutori della cosa pubblica.

Ora sentono la sedia traballare, percepiscono il disagio e l’ostilità diffusi, qualcuno li ha magari già rimproverati di non aver brillato, se non, addirittura, d’aver fatto danni. Devono quindi tornare in auge, farsi rivedere, raccogliere consensi. Si scrive “comunicazione politica”, si legge “prendere nuovamente per i fondelli”.

Càpita, così, di vederli partecipare perfino ai funerali, ma non per rendere omaggio al caro estinto, bensì per chiacchierare amabilmente con i potenziali elettori, infervorandosi al punto di disturbare la funzione, suscitando la riprovazione dei presenti.

Evidentemente sentono il fiato sul collo e tornano a blandire – anche in malo modo, se necessario – la gente comune, le persone perbene, quelle che tuttora considerano sudditi e non cittadini, polli da spennare, ma ai quali, oggi, loro malgrado, devono stringer la mano, dispensare sorrisi, far moine, per accattivarsene la simpatia ed ottenere il voto. Fino ad oggi han finto di non vederli, hanno evitato di salutarli, hanno cercato di eluderli, per timore che avanzassero richieste o chiedessero riscontri sulle promesse della campagna elettorale precedente.

Il cittadino – suddito, oltre a percepire tali discutibili atteggiamenti, tali improvvisi cambiamenti, dovrebbe riflettere sulla circostanza che, per curare la “loro”campagna elettorale e garantirsi una rielezione o una migliore collocazione, quei personaggi stiano lasciando vuote le sedie per riempire le quali vengono ancora pagati dalla collettività.

Quando a far campagna elettorale è un imprenditore, un commerciante, un lavoratore autonomo, lasciare il lavoro significa non guadagnare o pagare qualcun altro per farlo al proprio posto; rimetterci di tasca propria, in sostanza. Quando a far campagna elettorale è un politico (o un amico del politico che siede su una “cadrega” affidata dal politico stesso), lasciare il lavoro significa guadagnare le stesse somme, essere pagati dalla collettività. Da quegli stessi soggetti che sta cercando di blandire, lasciando intendere di curarsi dei loro interessi mentre, in realtà, si preoccupa solo dei propri.

Un dipendente pubblico sarebbe chiamato assenteista, denunciato e licenziato. Un politico di professione no.

Un’azienda gratificata da ingiustificate agevolazioni rispetto ad un’altra verrebbe tacciata di concorrenza sleale. Un politico di professione no.

Il politico di professione – o parassita della politica che dir si voglia – può scorrazzare liberamente per città e frazioni a spese dei contribuenti (cosa che chiunque lavori per se stesso o per gli altri non potrà mai fare). E’ autorizzato a danneggiare la collettività non curando, nell’ultimo anno del suo mandato, la cosa pubblica che gli è stata affidata.

Non è detto che questo sia effettivamente un danno, viste le scarse capacità e i pessimi risultati ottenuti di recente. Anzi, dalla mancata gestione potrebbe derivare addirittura un vantaggio per il cittadino. La circostanza, tuttavia, dovrebbe far riflettere chi entrerà nelle urne alla prossima tornata elettorale.

Un’ultima cosa. Noi vi scuoteremo. E sarà un piacere.

Teramo 5 Stelle

Gianluca Pomante

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