Agnone e San Buono: non esaminabili

28 Settembre 2013 22:390 commentiViews: 9

Agnone e San Buono: non esaminabili

Un’area di 1500 kmq, ben 82 comuni interessati di cui 39 in Abruzzo, tutti in provincia di Chieti, e 43 in Molise tra le province di Isernia e Campobasso.

Questi i numeri, impressionanti, relativi alle due istanze di permesso di ricerca “Agnone” e “San Buono” presentate dalla Medoil Gas, la stessa di Ombrina, Villa Mazzarosa e Villa Carbone. Le due istanze sono state valutate martedì scorso dalla commissione di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) della regione Abruzzo che le ha giudicate non esaminabili. Il che vuol dire che eventualmente la Medoil dovrà ripetere da capo l’intero procedimento.
“Il parere non esaminabile espresso dalla commissione VIA/VAS per queste due grandi istanze di permesso di ricerca non può che trovarci d’accordo – affermano il presidente di Legambiente Abruzzo Angelo Di Matteo e la referente energia del WWF regionale Fabrizia Arduini, entrambi ascoltati dalla Commissione – e c’è da augurarsi che in futuro istanze di questo genere vengano rigettate sempre, evitando che si debba perdere tempo su progetti che di fatto non hanno alcun elemento da valutare, sia per rispetto di chi con grande dispendio di tempo deve studiarseli per valutare abbiano o meno impatto negativo per i territori e le popolazioni coinvolte, sia per la stessa commissione VIA”.
Troppo spesso si riscontra in molte società che operano nel comparto idrocarburi in terra d’Abruzzo l’intento di acquisire un titolo minerario in “maniera non onerosa” attraverso progetti che si rilevano sovente semplici copia e incolla, spesso non referenziati. Ma se ci sono dei passaggi dalle istanze di permesso a permesso di ricerca  e dalle istanze di coltivazione a coltivazione, con i rispettivi endoprocedimenti, c’è un motivo ben chiaro di tutela  sia ambientale che dal punto di vista economico  che va a favore delle comunità ma anche delle
stesse società proponenti. È un sicuro vantaggio per le stesse aziende petrolifere sapere preliminarmente se è il caso di investire ingenti capitali o se è meglio lasciare perdere. Una simile strategia eviterebbe situazioni incresciose per tutti e impedirebbe dall’origine che vadano avanti progetti pericolosi e osteggiatissimi dalle popolazioni locali come quello della Forest a Bomba o quello denominato “Ombrina Mare” proposto dalla stessa Medoil davanti al costituendo Parco della Costa Teatina.

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