Campli. “PASTORI e MACELLAI – lame e utensili dalla tradizione” mostra al Museo Nazionale Archeologico fino al 28 Settembre

20 agosto 2013 11:580 commentiViews: 7

“PASTORI e MACELLAI – lame e utensili dalla tradizione” mostra al Museo Nazionale Archeologico fino al 28 Settembre

Campli da secoli ha una tradizione legata all’attività dei porchettai e dei lanaioli, come si evince dagli Statuti cittadini del Cinquecento. In questo contesto storico locale, nasce la mostra “Pastori e Macellai – lame ed utensili dalla tradizione”, realizzata dal Museo Nazionale Archeologico di Campli, presso la propria sede a Piazza S. Francesco, 3.
La mostra, nell’ambito della manifestazione dedicata alla Porchetta Italica di Campli (17-20 agosto), intende far conoscere alcuni oggetti comuni ai macellai e ai pastori. Condizionato dall’uso per il quale è fabbricato, il coltello assume forme e dimensionidiverse, realizzato secondo le tradizioni o le materie prime del luogo, come: corno, osso, legno e metallo. La mostra è aperta dal 17 agosto fino al 28 settembre 2013, con il seguente orario: tutti i giorni, eccetto lunedì, dalle 9,00 alle 20,00. La mostra è corredata anche da un esplicativo depliant.

La presentazione di alcuni utensili, nell’ambito di una ben specifica manifestazione, vuole essere un contributo alla esatta percezione e valutazione dell’oggetto coltello. Si sono volutamente usati vocaboli come oggetto o utensile proprio per riportarlo al suo ambito originale e naturale.  La stessa attuale legislazione, erede di una
ancora più stringente post-unitaria, la definisce utensile atto ad offendere riportandolo alla sua fisiologia originaria e distinguendone l’uso errato cioè la cosiddetta patologia. Nelle sue varie forme e dimensioni il coltello risente e viene condizionato dall’uso per il quale è costruito, dalle materie prime a disposizione del coltellinaio dalle tradizioni più o
meno consolidate, del luogo di costruzione o di distribuzione. Una delle cose che salgono subito agli occhi in questa piccola esposizione è la svariata quantità di forme e varianti pur nella comune destinazione. Se infatti alcune caratteristiche sono legate alla diretta finalità, taglio di determinate materie in momenti e condizioni differenti, altre risentono della tradizione con cui vengono svolti determinati lavori. La pastorizia ha delle caratteristiche comuni in qualunque luogo o tempo venga svolta, alcune attività
si sono differenziate nel corso dei secoli dando origine alla produzione differenziata degli utensili. L’approvvigionamento e la conservazione degli alimenti da parte del pastore è legato alle condizioni climatiche, al luogo, ai prodotti deperibili e la risposta sarà la specificità degli oggetti. Avremo ad esempio borracce in pelle, in metallo, in legno o più semplicemente ricavate da frutti essiccati, tutto ciò è legato non solo a disponibilità economiche, ma alla possibilità di reperimento della materia prima. Confrontando come abbiamo fatto, coltelli sardi, toscani e abruzzesi ci si rende immediatamente conto che le attività e le necessità sono le stesse, variano le materie prime, ma quello che condiziona maggiormente l’oggetto è la consuetudine ad impugnarlo ed adnusarlo e portarlo in maniera diverse. Portare oggetti ingombranti e pesanti è condizionante in attività “nomadi”, è necessario avere utensili polivalenti in grado di soddisfare le esigenze che di volta in volta si presentano. Il contro, sempre elevato, in rapporto alle condizioni di vita porta privilegiare alcune caratteristiche utili alla conservazione, quali appiccagnolo, fodero ecc., ed altre legate alla longevità del coltello, capacità ad essere più volte arrotato, resistenza agli urti, nonché alla possibilità di usare materie prima possedute a costo zero, quindi le corna di animali, ed in quantità tali da consentire il baratto con il
coltellinaio. A questi coltelli “multiuso” si affiancano quelli destinati alla trasformazione alimentare dell’animale. Anche qui usi ed abitudini hanno determinato esigenze e quindi numerose ì varianti. La prima e dirimente è la lama fissa di dimensioni notevoli ma di piccolo spessore, lo scopo infatti è tagliare e non spezzare; la punta è vista come accessorio utile solo in alcuni casi ed anzi “pericolosa” non per l’uso ma per il portafoglio: – può infatti comportare lo spezzarsi della lama – tanto che in alcuni esemplari viene eliminata al momento della costruzione. I singoli momenti della lavorazione dell’animale sono scanditi da utensili sempre più specifici e finalizzati a non perdere nulla della pregiata materia prima.
Materia tanto pregiata da essere utilizzata solo per grandi avvenimenti e ricorrenze statisticamente poco rilevanti e quindi non in grado di esprimere esempi commerciali numerosi o monotematici.  Il Macellaio, sino a tutto il 1800 è un artigiano che occasionalmente è anche commerciante, dovendo vendere il suo guadagno spesso effettuato in natura, da qui la necessità di fornirsi di utensili atti ai più svariati bisogni, facilmente e legalmente trasportabili, resistenti alle sollecitazioni meccaniche e chimiche del lavoro, in grado di essere più volte arrotati ed ammortizzare al massimo il valore iniziale. Come si può vedere sono concetti molto lontani dal nostro pensare attuale che vuole oggetti di rapido consumo o obsolescenza e questo nostro piccolo recupero, prima che storico vuole riportare questi materiali al loro iniziale concetto di fidati compagni di lavoro.
(articolo di Glauco Ageletti)

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