Teramo. Giovedì 18 luglio 2013 alle ore 10.30 presso la Biblioteca “M. Delfico” di Teramo si terrà la conferenza stampa di presentazione della terza edizione di Mondo d’Autore 2013

15 luglio 2013 23:320 commentiViews: 16

MONDO D’AUTORE                                                          SEZIONE DI ABRUZZESISTICA

GIOVEDI’ 18 LUGLIO ORE 10.30 – BIBLIOTECA DELFICO, TERAMO

INVITO CONFERENZA STAMPA

Giovedì 18 luglio 2013 alle ore 10.30 presso la Biblioteca “M. Delfico” di Teramo si terrà la conferenza stampa di presentazione della  terza edizione di Mondo d’Autore 2013 – Sezione di abruzzesistica, organizzata dalla Biblioteca comunale “G. D’Annunzio di Sant’Omero” in collaborazione con l’Assessorato alla cultura del comune, la Fondazione Tercas e Banca Mediolanum.

Gli appuntamenti di abruzzesistica si svolgeranno mercoledì 24 luglio, domenica 28 luglio, mercoledì 31 luglio e domenica 4 agosto. Agli appuntamenti interverranno storici, antropologi, studiosi di abruzzesistica, tra cui Emiliano Giancristofaro e Massimo Santilli, con intermezzi musicali.

Parteciperanno all’incontro con la stampa la direttrice della Biblioteca D’Annunzio, Grazia Faillace e il consigliere delegato alla cultura del Comune di Sant’Omero, Alessandra Candelori.

La Sezione  “abruzzesistica Giuseppe Di Domenicantonio”   fa parte del più ampio progetto culturale denominato “ Mondo d’Autore” ,  nato tre anni fa per iniziativa di Grazia Faillace, direttrice della biblioteca comunale “G. D’annunzio” ,  realizzato insieme al suo gruppo di lavoro.  Il progetto ha portato a Sant’Omero nomi illustri come Margherita Hac, Cecilia Strada. Erri de Luca, Lucia Goracci  e quest’anno  Moni Ovadia, Santino Spinelli e  Roberto Vecchioni, Riccardo Noury ed altri.

La sezione “invernale” di questa terza edizione di “Mondo d’Autore” dal titolo  “Senza confine” , che si è conclusa il 25 maggio,  è stata  un momento di riflessione su uno dei grandi nodi storici del nostro tempo: i popoli senza terra.

Il nostro viaggio culturale prosegue con la Sezione di abruzzesistica, i cui  protagonisti  saranno  gli usi , i costumi e le tradizioni della nostra terra,  visti non come   semplici accidenti ridotti a folclore , ma come  veri lasciti culturali di mondi e di uomini, che ancora parlano e producono effetti sull’oggi.

“….i grandi frantumi dell’antichità, inutili finor alla scienza perché erano giaciuti squallidi, tronchi e slogati, arrecano de’ grandi lumi, tersi, composti ed allogati ne’ luoghi loro”.( Giambattista Vico)

Il tema dominante di questa serata è quello  dell’abbandono del proprio paese:

L’emigrazione abruzzese del secolo scorso,  che   ha visto migliaia di nostri corregionali lasciare il proprio paese e i propri affetti, scacciati dalla miseria della propria terra,  tentare l’avventura verso paesi  lontani, spesso inospitali, come accade oggi in Italia per tanti immigrati, nella speranza di un futuro migliore.

Questa sezione porta il nome di   Giuseppe Di Domenicantonio,   ricercatore di dialettologia, etnologo ed antropologo,   studioso serio e fecondo della storia materiale della sua Val Vibrata e dell’Abruzzo intero ed  autore di numerose pubblicazioni, monografie e saggi in riviste prestigiose .

Egli  “ha saputo riscattare dal banale compiacimento dei localismi e dei folclorismi paesani embricando la datità locale nella griglia del più ampio discorso italiano ed europeo”, come dice Alfonso di Nola nella bellissima prefazione de “LU JENEBBELE”, una delle opere del Di Domenicantonio.

Aveva capito, continua Di Nola, che le tradizioni popolari non vanno ascritte all’immoto mondo di un folclorismo di survivals , ad un cimitero delle cose trascorse , ma vanno rilette all’interno di un contesto socio-economico , come semiotica di una profonda crisi che è il passaggio dalla società arcaica contadina alla società industrializzata, e che dietro i fatti che possono sembrare strani o peregrini o calati nella pura curiosità soggiace la storia dell’uomo concreto, che di quelle stranezze e peregrinità fa suo codice di sofferenza e di insofferenza , oscillante fra l’immagine arcaica del cosmo e della vita e la quotidiana immorale fagocitazione da parte dei  modelli neoconsumistici e neocapitalistici”.

L’intenso legame, poi,  con le  sue radici, la caparbietà di fare cultura nel suo paese ha contraddistinto Giuseppe Di Domenicantonio, mio marito,  e la  sua  repentina e immatura scomparsa, ha sicuramente  impoverito, come dice lo storico Luigi Ponziani,  quella pattuglia di ricercatori che, sull’abbrivio di una degna tradizione scientifica, ha arricchito l’Abruzzo di una folta messe di studi antropologici, per cui è doveroso omaggio dedicare a lui questa sezione.

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