Cultura & Società

Teramo. VideA Videomakers in Teramo Martedì 14 maggio ore 21,00- Mercoledì 15 maggio ore 21,00

VideA

Videomakers in Teramo

Martedì 14 maggio ore 21,00- Mercoledì 15 maggio ore 21,00

Mercoledì 22 maggio ore 21,00

Sala San Carlo- Museo Archeologico

In Rassegna:

Francesco Calandra. Dopo essersi laureato nel marzo 1993 in Lingue e Letterature Straniere, con tesi finale in Storia del Cinema, dal titolo Woody Allen – Stand Up Comic, ha svolto diverse attività nel campo degli audiovisivi e cinematografico.

La Palestra è un progetto di docu-fiction che nasce dal lavoro che il regista Francesco Calandra porta avanti da anni sul suo quartiere: San Donato.

L’esigenza dell’indagine sulle periferie è scaturita dalla volontà di opporsi a una “letteratura” che mostra questi quartieri soltanto quali vivai di violenza e illegalità, per mettere in risalto quanta Bellezza si possa ancora trovare nell’autenticità e genuinità della maggior parte dei cittadini che li abitano.

Ma cosa succederebbe se alcuni ragazzi ROM e gagè si ritrovassero insieme a partecipare a un laboratorio di recitazione ripresi da una troupe cinematografica?

Questa è stata la sfida che il regista e i suoi collaboratori si sono posti nell’estate 2007, quando hanno deciso di cominciare a lavorare sul film. Hanno condotto un laboratorio cinematografico a cui hanno partecipato un gruppo di attori professionisti, alcuni ragazzi gagè non attori e tre ragazzi ROM del quartiere. L’obiettivo era quello di lavorare su una sceneggiatura di fiction che raccontava la storia dell’amore contrastato fra un ragazzo gagè e una ragazza ROM.

L’esperienza del laboratorio è durata appena qualche mese, ma è stata sufficiente per mettere in discussione l’intero copione. Regista e collaboratori hanno deciso che il film sarebbe diventato altro.

Giustino Di Gregorio ∙ Antonello Recanatini
Giustino Di Gregorio. Sin dai primi anni ‘90 è stato un pioniere della scena del taglia e cuci all’
italiana, un’attività che gli è valsa la considerazione di un genio del
rumorismo mondiale come John Zorn che con la Tzadik Records ha prodotto il suo
omonimo debutto del 1999.
Gli Anni Zero li ha dedicati ad Iver and the drIver,(GhostRecords 2006)
progetto “benedetto” più volte da RadioRaiTre nei programmi “Farenheit451” e il
“Terzo Anello”, e nel 2009 all’autoproduzione di The Incredulous Eyes Project.
Nel 2010 inizia ha lavorare al progetto audiovisivo ” frames in 8mm ” un
archivio di foto e video estrapolati da nuovi e vecchi filmati girati in super8,
contemporaneamente lavora a un nuovo progetto musicale chiamato Amelie Tritesse
(NDA press 2011), l’Italia raccontata in 10 tracce di energico Read’n’rock di
provincia.
Nel 2011 dà vita al un nuovo progetto MATT-TA in collaborazione con Claudio
Pilotti, con due installazioni visive dedicate alla memoria

La partitella 3:14 (1978) “Non è possibile tornare indietro, il tempo è
irreversibile nella realtà ma le immagini invertite sono il nostro ricordo più
bello”.Una partitella tra ragazzi, la periferia di una piccola provincia, la
macchina da presa al posto del motorino, il regalo di un padre stupito della
richiesta insolita per un quindicenne. Le immagini sono state riprese da
Giustino a sedici anni e i protagonisti sono gli stessi protagonisti della sua
vita. Momenti rivissuti poi con uno sguardo diverso, a distanza di anni.
Il vento 4:09 (1977 Un altro video degli anni Settanta, un altro luogo
familiare raccontato a distanza di tempo: la campagna intorno alla propria casa, covoni che crollano, antenne che si piegano sotto la forza vento, la fatica di una gallina che non riesce a
camminare, la forza della natura, la fragilità dell’uomo qui come a New York.
Menhir 5:30 (2012) Si tratta di viaggio, di luoghi che diventano
altro, tempi che si dilatano abbracciando un passato ancorato alla terra e
proiettandolo nel futuro in una smaterializzazione di codici ancestrali.
L’installazione è stata presentata nel torrione rinascimentale di palazzo Re, a
Giulianova, nel dicembre del 2011.
ELICA 24 ( Cinemeccanica ) 3:00 (2013) Un’ultima opera. Non si tratta di un
video ma di quello che Giustino Di Gregorio e Claudio Pilotti, gli autori,
definiscono “cinema al contrario”. E’ molto difficile però presentare
quest’opera a parole: meglio sperimentare direttamente la macchina.

Antonello Recanatini. Musicista, scrittore, film-marker ed organizzatore di eventi. All’attivo tre cd ( My room streams in- Alone- Glass nerves), co-ideatore del Dead man singing, evento musicale che coinvolge vari rappresentanti della scena musicale abruzzese, dal 2009 da vita al progetto letterario, Collettivo Combat, insieme a d altri

scrittori, si esibisce, in performance / readings, caratterizzati da forte impatto

emotivo, con tematiche crude, e realistiche, ed una verve poetica, sottile e

dissacrante.

Negli stessi anni, inizia a girare cortometraggi, ( Violence, Alone, Zero Time)

minimali e concettuali allo stesso tempo, caratterizzati da inquadrature fisse,

e improvvisi colpi di scena, ad interrompere una staticita’ anch’essa intensa

ed a tratti violenta.

Attualmente impegnato nella registrazione di un nuovo Cd, e nella

realizzazione di un nuovo cortometraggio, dal titolo Luxus.

Violence. (2009).Violence , inquadratura dall’alto di una scacchiera, i protagonisti

“inesistenti” sono, l’allora campione del mondo di scacchi, A. Karpov( Bianco)

e lo sfidante al titolo G. Kasparov ( Nero).

Regia ( Antonello Recanatini) Camera ( Corrado Spinelli) Montaggio ed

editing ( Fabio Perletta)

Alone (2010). Un cortometraggio, fisico e personale, che puo’ risultare irritante ed osceno, o rilassante e tenero. Regia (Antonello Recanatini) Camera ed editing ( Fabio Perletta) Musica ( E.Satie).

Zero Time (2010).Tempo zero nasce da una mia personale ossessione per il numero 33,

l’inquadratura fissa, mostra i trascorrere del tempo di un orologio,

indicativamente sono le 15 e 30 , l’atto violento col quale si conclude il corto,

e’ il pugno che io stesso sferro, al quadrante dell’orologio, quando esso

raggiunge le ore 15 e 33, come desiderio di liberarmi tramite un atto

aggressivo, di tale ossessione.

Paolo Di Giosia. Nasce a Fano Adriano (Te) il 3 settembre 1961. Attualmente vive e lavora a Teramo. Appassionato di fotografia sin da ragazzo, fotografa prevalentemente in bianco e nero in modo analogico. Ha tenuto numerose mostre personali e ha partecipato a diverse collettive e fiere internazionali, collaborando con gallerie italiane ed estere.

Ha pubblicato i volumi fotografici Il Silenzio, Solitudini, Carezze sopra le rughe, Appunti (in collaborazione con G. Marcocci), ECT – Electro Convulsive Treatment. Da diverso tempo, sono parte importante del lavoro artistico di Paolo di Giosia i video fotografici, realizzati con l’aiuto di Vito Bianchini,

nati dal lavoro di ricerca, in giro per gli ex manicomi italiani, legati al tema della follia, o che costituiscono una  riflessione interiore sul momento più buio, più triste, della nostra storia: la tragedia della Shoah.

Esistenze diafane (d: 3’ 20”). Coinvolge lo spettatore con fotogrammi “al femminile”, in un angusto percorso nel fragile e precario mondo del diversamente presente dove tutto è sempre in bilico tra l’esistenza visibile e quella non visibile.

Daily report (d: 5’ 40”). Confonde immagini con parole e il tutto è accompagnate dalla lettura fredda e distaccata dei rapporti giornalieri di un ex psichiatrico.

ECTElectro Convulsive Treatment (d: 4’48’’). L’apparecchio dell’elettroshock, sezionato quasi ossessivamente, disorienta lo spettatore in una sorta di scarica.

Salmo (d: 6’18’’). Il ritmo sincopato del treno racconta un viaggio, visualizzato dallo spettatore solo mentalmente, data l’immagine fotografica quasi ferma, un viaggio dove il terrore e la paura si elevano a preghiera.

Untitled A-13166 (d: 11’29’’). Percorre emozionalmente un piccolo tratto dell’esistenza all’interno del campo di Auschwitz di un “qualunque” deportato.

Il posto delle betulle (d: 8’00”). E’ il nostro occhio che guarda disorientato l’“ormai accaduto”, incredulo e infausto. Scruta, inerme, per cercare di capire ciò che è impossibile comprendere… quel “lontano” così “vicino”. Percepisce l’assurda mancanza, la paura, l’orrore, e trasmette all’anima un gelido soffio che ha il sapore dell’assenza, del vuoto, della morte, lasciandola in dolorosa sospensione. Birkenau in tedesco significa il posto delle betulle ed è proprio tra le betulle che termina il triste viaggio.

The Waiting Room (d: 3’25’’). Immagini di vita quotidiana “normale” all’esterno, accanto, intorno… al campo di concentramento, vicina ma distante allo stesso tempo, dove la tranquillità è illusione di se stessa, perché ciò che è accaduto potrebbe ancora accadere.

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