Chieti. ILLUMINARE L’ABRUZZO. CODICI MINIATI TRA MEDIOEVO E RINASCIMENTO 10 maggio – 31 agosto 2013 Museo Palazzo de’ Mayo

12 Maggio 2013 09:100 commentiViews: 48

ILLUMINARE L’ABRUZZO.

CODICI MINIATI TRA MEDIOEVO E RINASCIMENTO

10 maggio – 31 agosto 2013

Museo Palazzo de’ Mayo

Largo Martiri della Libertà| Chieti


Sul sito www.culturaliart.com immagini ad alta risoluzione e cartella stampa

Comunicato Stampa

Venerdì 10 maggio sarà inaugurata, presso il Museo Palazzo de’ Mayo, prestigiosa sede museale della Fondazione Carichieti, la mostra “Illuminare l’Abruzzo. Codici miniati tra Medioevo e Rinascimento” a cura di Gaetano Curzi e Alessandro Tomei, dell’Università di Chieti “G. D’Annunzio”, da Francesca Manzari, dell’Università di Roma “La Sapienza” e da Francesco Tentarelli, Soprintendente per i Beni Librari dell’Abruzzo.

La mostra, organizzata con il sostegno e la collaborazione della Fondazione Carichieti, è finanziata dalla Regione Abruzzo in convenzione con il Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali dell’Università di Chieti “G. D’Annunzio”, il contributo dell’ADSI – Associazione Dimore Storiche e della Carsa Edizioni

L’esposizione presenterà in esclusiva il patrimonio librario medievale abruzzese in tutte le sue sfaccettature e andrà ad indagare le sottili collaborazioni e i differenti scambi artistici che fanno di questa realtà un patrimonio tutto da scoprire.

Delinea inoltre, grazie a prestigiose acquisizioni, un profilo nuovo della produzione abruzzese tra XI e XV secolo, attraverso la catalogazione di oltre settanta opere, tra codici e fogli staccati, conservate in Italia, in Europa e negli Stati Uniti.

Illuminare l’Abruzzo. Codici miniati tra Medioevo e Rinascimento costituisce un’occasione imperdibile per ammirare in un’unica esposizione, oltre che un vasto corpus di manoscritti miniati di proprietà delle Biblioteche pubbliche ed ecclesiastiche abruzzesi, soprattutto materiali finora sconosciuti o recentemente ritrovati: saranno esposti infatti, tra gli altri, i due fogli dei corali rubati da Guardiagrele rintracciati da Francesca Manzari sul mercato antiquario, il Messale per Offida conservato alla Biblioteca Palatina di Parma, i fogli miniati oggi alla Fondazione Cini di Venezia, l’Exultet di Avezzano, raro esempio di rotolo di pergamena della lunghezza di quasi 6 metri prodotto a Montecassino nell’XI secolo per Pandolfo, vescovo della città abruzzese, e incantevoli riproduzioni di codici di provenienza regionale custoditi in vari Istituti Esteri (Real Biblioteca – Escorial, Metropolitan Museum – New York, Pierpont Morgan Library – New York, Bibliothèque Nationale – Parigi, Musée Marmottan – Parigi).

In Abruzzo la produzione libraria miniata tra XI e XV secolo è straordinaria grazie a botteghe di professionisti, disposte soprattutto nei centri di Chieti, L’Aquila e Teramo, che operavano realizzando opere, anche dello stile più svariato.

Le numerose ricerche effettuate dai curatori nell’ultimo decennio hanno permesso di scoprire nuovi manoscritti, artisti e botteghe facendo emergere una rete di rapporti differente rispetto a quanto era stato fissato nella storiografia precedente. Molti codici sono nati dalla collaborazione di più artisti, la cui presenza è rilevabile anche all’interno di una piccolissima immagine, e talvolta anche di provenienza diversa. All’interno del Messale di Offida, ad esempio, lavorano almeno due artisti; questo manoscritto costituisce un’eccellente testimonianza del sistema del lavoro delle botteghe attive nel tardo Medioevo: artisti diversi fondono i propri interventi in modo da creare una grande uniformità stilistica pur mantenendo caratteri autonomi.

Gli artisti, molto spesso, si trasferivano a Roma e Napoli, immettendo nelle due capitali, del Regno e del Papato, componenti abruzzesi determinanti; altro interessante scambio avveniva tra l’Abruzzo e la Puglia, Regione nella quale sono stati rintracciati numerosi codici abruzzesi.

Rispetto a quelli di altre aree italiane, i miniatori abruzzesi firmano le loro opere con notevole orgoglio; essendo quasi tutte in lettere d’oro, mostrano un alto grado di autoconsapevolezza e un mercato librario di appartenenza sicuramente di alto pregio.

Ad arricchire la mostra concorre la pubblicazione del volume “Illuminare l’Abruzzo. Codici miniati tra Medioevo e Rinascimento” a cura di Alessandro Tomei e Gaetano Curzi, Francesca Manzari e Francesco Tentarelli.

Nel testo, oltre alle schede delle opere, sono presenti saggi sulla scrittura e sulla miniatura abruzzesi tra XII e XV secolo. Uno spazio fondamentale è stato naturalmente riservato all’illustrazione dei materiali schedati, in larga parte riprodotti per la prima volta o con foto appositamente realizzate. Il materiale fotografico raccolto verrà reso disponibile nel sito dell’Archivio fotografico dell’Università di Chieti (www.abruzzomedievale.it) dove già compare un’importante raccolta sul patrimonio artistico della regione.

ILLUMINARE L’ABRUZZO.

CODICI MINIATI TRA MEDIOEVO E RINASCIMENTO

10 maggio-31 agosto 2013

Museo Palazzo de’ Mayo

Largo Martiri della Libertà| Chieti

Sul sito www.culturaliart.com immagini ad alta risoluzione e cartella stampa

SCHEDA TECNICA

Titolo Mostra: Illuminare l’Abruzzo. Codici miniati tra Medioevo e Rinascimento

A cura di:

Alessandro Tomei  e Gaetano Curzi – Università di Chieti “G. D’Annunzio”

Francesca Manzari – Università di Roma “Sapienza”

Francesco Tentarelli – Soprintendente ai Beni Librari e Biblioteche per L’Abruzzo

Sede espositiva: Museo Palazzo de’ Mayo

Largo Martiri della Libertà- Chieti

Conferenza stampa e preview: venerdì  10 maggio 2013 ore 11.30

Data inaugurazione: venerdì 10 maggio ore 17.30

Periodo di apertura al pubblico: 10 maggio-31 agosto 2013

Ingresso gratuito

Orario invernale (Maggio e Giugno)

martedì – venerdì 10,00 – 13,00

sabato – domenica 10,00 – 13,00 / 16,00 – 20,00

Orario estivo (Luglio – Agosto):

martedì – domenica 19 – 23

Il museo resterà aperto anche a Ferragosto con orario 19 – 23

Lunedì chiuso

Visite guidate su appuntamento

Informazioni per il pubblico:

Tel: +39- 0871-359801 Fax: +39-0871-347606

E-mail: info@fondazionecarichieti.it

Sito: www.fondazionecarichieti.it

Ideazione e progetto:

Francesca Manzari, Alessandro Tomei

Comitato scientifico

Lucia Arbace, Marco Buonocore, Gaetano Curzi, Antonella Madonna, Fabrizio Magani, Francesca Manzari, Francesco Tentarelli, Alessandro Tomei

La mostra è finanziata da: Regione Abruzzo

In convenzione con:

Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali dell’Università di Chieti “G. D’Annunzio”

Organizzata con il sostegno e la collaborazione della Fondazione Carichieti

Con il contributo di: ADSI Sezione Abruzzo – Associazioni Dimore Storiche

Casa editrice: CARSA S.r.l.

Culturalia di Norma Waltmann

Ingresso piano II  – Abruzzo XIV secolo

Nel Trecento la produzione miniata in Abruzzo conosce una straordinaria fioritura. Le botteghe attive in diverse città realizzarono manoscritti che non hanno nulla da invidiare a quelli prodotti in Umbria o Campania. Molti manoscritti rivelano una molteplicità di componenti culturali, frutto della collaborazione tra più artisti, talora di differente provenienza, e della circolazione di modelli, favorita dalla mobilità dei codici.

I due centri più importanti, nella prima metà del secolo, furono senza dubbio Guardiagrele – dove si conserva una parte del corredo liturgico della collegiata di S. Maria Maggiore, recentemente recuperato – e Teramo, cui si possono ricondurre numerosi libri liturgici e un eccezionale codice giuridico.

Il convenzionale rapporto tra centro e periferia in questo periodo appare nettamente trasformato, grazie agli artisti che dall’Abruzzo si trasferirono a Napoli e a Roma, immettendo nelle due capitali – del Regno e del Papato – riconoscibili componenti abruzzesi. Altrettanto intenso sembra il rapporto inverso, poiché numerosi sono gli artisti che, operando in Abruzzo, dimostrano di avere avuto un fitto scambio con la capitale angioina.

Tra le scoperte di questa mostra, vi sono nuove opere riferibili all’Aquila, che rivelano come fin dalla metà del Trecento, si realizzassero nella città manoscritti miniati che stupiscono per la preziosità dei materiali e la perizia degli artisti.

Lungo l’arco del secolo, però, godette di un’eccezionale fioritura anche una tipologia ornamentale meno costosa, quella filigranata, eseguita con penna e inchiostri colorati, che in Abruzzo raggiunge esiti di raffinatezza fuori dal comune.

Il XIV secolo appare dunque come il periodo d’oro della miniatura abruzzese, con un gran numero di codici di notevole qualità e diversi esempi di miniatori che lasciano le loro firme, spesso scritte in splendide lettere dorate all’inizio dei codici, tra questi si segnalano: Guglielmo di Berardo da Gessopalena, Berardo da Teramo, Muzio di Francesco di Cambio, Niccolò di Valle Castellana e, a cavallo con l’inizio del secolo successivo, Stefano dell’Aquila e Marino di Alanno.

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Ingresso I piano – Pannello

Abruzzo XI-XIII

La scrittura e la miniatura in Abruzzo fino al XII secolo riflettono la disomogeneità geografica, politica e culturale del suo territorio. Nel periodo altomedievale la regione si contraddistingue per un ruolo di cerniera fra il mondo meridionale, dominato dalla scrittura di tipo beneventano, e la parte centro-settentrionale della penisola, dove accanto alla progressiva espansione della minuscola carolina si registra il permanere di culture grafiche in continuità con la tradizione dei secoli precedenti.

Dal IX al XII secolo emerge l’importanza della cattedrale di S. Giustino a Chieti, sede di uno scriptorium e di una schola cantorum.

Nell’ XI secolo si assiste invece alla piena affermazione della scrittura beneventana: un ruolo determinante in questo senso è svolto da Teobaldo, priore di S. Liberatore alla Maiella e quindi abate di Montecassino, che dotò il cenobio abruzzese di una biblioteca di circa centocinquanta libri.

La testimonianza più significativa della cultura cassinese nella regione è però l’Exultet conservato ad Avezzano, esemplare raffinatissimo di rotolo liturgico, fatto realizzare appositamente a Montecassino dal vescovo dei Marsi Pandolfo.

Alla fine del XII secolo a S. Clemente a Casauria, importante abazia di fondazione imperiale, si realizzò quindi il celebre Chronicon Casauriense, ricco di decorazioni e disegni, parte di un ambizioso  progetto di rilancio del complesso di cui fanno parte anche le sculture della facciata della chiesa, corredate da numerose scritture esposte.

Nel corso del XIII secolo si assiste infine alla diffusione di quel linguaggio  grafico universale che fu la scrittura gotica. Per questa fase le testimonianze superstiti sono esigue e attestano la presenza nella regione di correnti umbre e romane, attraverso le quali giungono i riflessi dell’opera di Cimabue, mentre altri esemplari presentano componenti stilistiche francesi, legate all’ascesa al trono di Carlo I d’Angiò che dovette dotare di libri liturgici le sue fondazioni, come l’abbazia di S. Maria della Vittoria presso Scurcola Marsicana.

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Sale piano II  – Pannello

Abruzzo XV secolo – dal Tardogotico al Rinascimento

Le conoscenze sulla miniatura tardogotica in Abruzzo, dall’ultimo quarto del Trecento all’inizio del Quattrocento, si sono arricchite delle importanti novità presentate in questa mostra.  All’Aquila ad esempio si sviluppa una produzione elegante e raffinata, i cui riflessi si posso cogliere anche in manoscritti prodotti per le regioni circostanti, in particolare le Marche, ma anche Roma.

I codici realizzati in questo periodo mostrano inoltre legami particolarmente stretti con la pittura monumentale, diversi artisti, spesso inseriti in botteghe, infatti lavoravano sia come pittori su pergamena che su tavola e su muro.

I codici realizzati nella zona di Chieti o tra Atri e Teramo, nella prima metà del Quattrocento manifestano ancora caratteri tardogotici, segnalando la lenta affermazione dell’arte rinascimentale in questa area.

È solo con la seconda metà del secolo, infatti, che si può rilevare una produzione pienamente rinascimentale, legata ai libri liturgici realizzati per l’Aquila, Chieti e Teramo. I legami con Roma inoltre trovano conferma nell’ultimo quarto del Trecento nelle miniature realizzate da una bottega italo-francese attiva a Roma in un Pontificale prodotto per un vescovo di Sulmona.

La mostra si conclude con il Libellus ad faciendum colores – la seconda copia conosciuta del più importante trattato tardo medievale sulla tecnica della miniatura, più noto come De arte illuminandi.

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