Teramo MAGGIO FEST XXII edizione 2013, il programma

24 Aprile 2013 19:230 commentiViews: 20

MAGGIO. FEST XXII edizione 2013

Maggio il bel maggio…dice Apollinaire, festeggia la sua XXII edizione. Le nostre passioni, quelle che hanno animato in questi anni il Festival sono le stesse, semmai più vive e accorte nel tempo difficile che passa…ma via!…

Si apre da sempre con il Cinema e questa volta al femminile: la personale è dedicata a Alina Marazzi, cineasta dallo straordinario talento tra le migliori registe del panorama italiano. Segue a 150 anni dalla nascita del Vate, la proiezione del monumentale Cabiria di G. Pastrone, film magistrale nel suo tempo (1914) firmato da Gabriele D’Annunzio.

E ancora Cinema con tre appuntamenti per VideA videomakers abruzzesi.

Il Teatro è protagonista con la rassegna Spazio Tre x Quattro, 4 pièces a Spazio Tre Teatro interpretate da giovani talenti della scena italiana.

Per la Poesia, l’ultimo libro di versi di Daniela Attanasio, Di questo mondo, in gara per il Premio Viareggio, mentre in collaborazione con i Civici Musei, Sognando Parigi è l’originale mostra sull’arte à la mode nella Pittura italiana dell’Ottocento.

Concludiamo con un concerto dedicato a Pietro Di Sabatino, capostipite di una generazione di musicisti teramani. Un omaggio al suo talento dimenticato, fortemente voluto dalla famiglia e dal nipote Paolo, ottimo jazzista.

Ah!…Avete notato che quest’anno non presentiamo serate di Danza?…dopo aver portato a Teramo per venti edizioni le Compagnie più interessanti della Danza italiana e ètoile come Carla Fracci e Luciana Savignano, beh, abbiamo dovuto rinunciare…per quest’anno speriamo…Tempi di austerità, signora mia!…Ma il nostro programma è comunque ghiotto e vivacemente innovativo…e allora festeggiamo insieme. 

Silvio Araclio

Maggiofest XXII Edizione

Teramo 2-30 maggio 2013

Programma

CINEMA

Maggio Italiano∙ Cinema d’autore

ALINA MARAZZI

Giovedì 2 maggio

Sala San Carlo- Museo Archeologico

Ore 16,30 Un’ora sola ti vorrei (55’)

Multisala Smeraldo

Ore 18,00 Vogliamo anche le rose (85’)

Ore 21,00 Tutto parla di te (83’)

incontro con la regista Alina Marazzi

Presenta  Leonardo Persia

Venerdì 10 maggio

Sala San Carlo- Museo Archeologico

A 150 anni dalla nascita di Gabriele D’Annunzio

Ore 21,00 Cabiria (1914) di G. Pastrone (130’)

didascalie lette da Mauro Di Girolamo

VideA Videomakers abruzzesi

Sala San Carlo- Museo Archeologico

autori in sala

Martedì 14 maggio

Ore 21,00 Francesco Calandra

Mercoledì 15 maggio

Ore 21,00 Giustino Di Gregorio – Antonello Recanatini

Mercoledì 22 maggio

Ore 21,00 Paolo Di Giosia

TEATRO

Spazio Tre x Quattro

Spazio Tre Teatro

Domenica 5 maggio Ore 18,00

Un letto indiano

da Alan Bennett
con Roberta Santucci
regia Silvio Araclio

Mercoledì 8 maggio Ore 21,00

ATAM

Rassegna  Panorami di letteratura teatrale europea

Aspettando Godot di Samuel Beckett

con Emanuele Aita, Francesco Sferruzza Papa, Federico Brugnone, Giovanni Serratore

regia Elena Sbardella

Domenica 12 maggio Ore 18,00 e 21,00

OLYMPUS PARK

Nudi di Dei su tappeto ispirati ai “Dialoghi con Leucò” di Cesare Pavese

di e con Piergiuseppe Di Tanno

suoni e luci Gabriella Di Tanno

Domenica 19 maggio Ore 18,00

Una bionda per due da Neil Simon

con Piero Assenti ∙ Vincenzo Macedone ∙ Eugenia Rofi

regia Silvio Araclio

LIBRI/POESIA

Giovedì 23 maggio

Biblioteca Provinciale M. Delfico Sala Audiovisi Ore 18,00

DI QUESTO MONDO

di Daniela Attanasio – Nino Aragno Editore

legge Bartolomeo Giusti

MOSTRA

In collaborazione con Comune di Teramo ∙Polo Museale Città di Teramo

21 maggio ∙ 31 luglio

Pinacoteca Civica

Sognando Parigi

L’arte alla moda nella pittura italiana dell’ottocento

Opening Martedì 21 maggio ore 19,00

Orari mostra/Maggio: 09,00-13,00/16,00-19,00

fs. 10,00-13,00 – 16,00-19,00  lunedì chiuso

MUSICA

Giovedì 30 maggio

Auditorium Parco della Scienza Ore 21,00

ACQUERELLI ABRUZZESI
Pietro Di Sabatino – Un compositore

Orchestra Sinfonica diretta dal M° Rinaldo Muratori

Paolo Di Sabatino Trio

Illustrazione programma  2013

CINEMA

Maggio italiano – Cinema d’autore

Personale di ALINA MARAZZI

Giovedì 2 maggio ore 16,30 Sala San Carlo – Museo Archeologico

Giovedì 2 maggio ore 18,00 e 21,00 – Multisala Smeraldo

La XXII edizione di Maggio Fest  dedica la Personale di Maggio Italiano a Alina Marazzi

Verranno presentati i suoi tre film (vedi schede allegate).

Giovedì 2 maggio alle ore 21,00 nella Multisala Smeraldo, la regista Alina Marazzi introdotta dal critico Leonardo Persia, sarà presente alla proiezione del film Tutto parla di te.

ALINA MARAZZI

Alina Marazzi (Milano, 5 novembre 1964) si è segnalata all’attenzione della critica e del pubblico internazionale con il film documentario Un’ora sola ti vorrei, ritratto della madre scomparsa attraverso il montaggio di sequenze filmate dal nonno paterno Ulrico Hoepli. Presentato a Locarno in Concorso video, il film riceve la Menzione speciale della Giuria, e in seguito il premio per il Miglior documentario al Festival di Torino. Dopo il successo di questo film, realizza Per sempre, documentario sulla vita monastica Vogliamo anche le rose, con il quale intende «ripercorrere la storia delle donne dalla metà degli anni Sessanta fino alla fine dei Settanta e metterla in risonanza con il nostro presente conflittuale e contraddittorio, nell’intento di suscitare una riflessione su tematiche ancora aperte se non addirittura rimesse grossolanamente in discussione». La sua formazione cinematografica avviene a Londra negli anni 80; di ritorno a Milano, alterna la regia di documentari per il cinema e la televisione, il lavoro di aiuto regista per il cinema (principalmente con Giuseppe Piccioni), la collaborazione con alcune realtà artistiche (Studio Azzurro, Fabbrica: quest’ultimo sotto la direzione artistica di Godfrey Reggio), e l’attività di formazione anche in particolari realtà sociali (laboratori video in carcere). Tutto parla di te costituisce l’esordio nel cinema di finzione, accolto con successo al Festival di Roma 2012.

Alina Marazzi con “Un’ora sola ti vorrei” ha portato sullo schermo la vera storia di sua madre, l’infelice Liseli, morta suicida in una clinica in cui l’avevano rinchiusa per curarne la depressione e che invece l’ha uccisa. Cos’è che manca a questa ragazza ricca, bella, dolce e sensibile? Con questo film sua figlia Alina vuole abbattere quel tabù sociale che allora fu la causa della morte di sua madre e che è ben lungi dall’essere superato ancora oggi, sollecitando nello spettatore partecipazione a questa storia per molti versi “esemplare”.
Uno dei film più belli di Sulmonacinema 2005: un’altra protagonista irrequieta, un’altra vita spezzata. (Alessia Spagnoli, Close-Up.it)

Vogliamo anche le rose (Italia / Svizzera, 2007) – r: Alina Marazzi – sc: Alina Marazzi – mo: Ilaria Fraioli – voci: Teresa Saponangelo, Anita Caprioli, Valentina Carnelutti –  mus: Ronin, Bruno Dorella – prod es: Francesco Virga –  dur: 84’

Alina Marazzi nel suo ultimo documentario Vogliamo anche le rose ci mostra com’erano le donne italiane nel periodo a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70, in quell’Italia in cui malgrado il benessere economico esistevano ancora leggi che sancivano la patria potestà, l’illegalità. dell’aborto e il delitto d’onore, ma che sarebbero scomparse di lì a poco.
Questa volta le memorie private appartengono ai diari di tre donne comuni che sono state ragazze nel ventennio preso in esame, si tratta di donne molto diverse tra loro, che neanche si conoscevano, ma che la regista ha scelto come testimoni di un’epoca, dopo aver letto i loro diari alla Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.
Queste tre donne non hanno nulla di speciale, sono diverse tra loro e uguali a tante altre donne dei loro tempi.
Grazie a un notevole lavoro di ricerca in giro per archivi e cineteche di tutta Italia, la regista costruisce il suo film montando esclusivamente preziose immagini di repertorio, una mole considerevole e molto eterogenea di materiali che vanno dal pubblico al privato, dall’impegnato al frivolo, dall’indipendente al commerciale. Si tratta di dibattiti televisivi, interviste, reportage, filmini di famiglia, pellicole underground, pubblicità, illustrazioni e fotoromanzi amalgamati insieme in un turbine quasi frastornante di testimonianze e suggestioni visive, tutto è così rigorosamente d’epoca da far sembrare questo pezzo di storia lontano anni luce, a tratti folcloristico per l’ingenuità patriarcale di alcuni spaccati di vita familiare.

Tutto parla di te (Italia / Svizzera, 2012) – sc: Alina Marazzi, Dario Zonta, Daniela Persico – fot: Mario Masini– mo: Ilaria Fraioli – scg: Petra Barchi –  mus: Dominik Scherrer – prod. es: Gianfilippo Pedote – int: Charlotte Rampling, Elena Radonicich, Valerio Binasco, Maria Grazia Mandruzzato – dur: 83’
Girato con una consapevolezza ed una sensibilità che appartengono forse solo a chi ha subito ed è riuscito a superare certe situazioni limite della vita, Tutto parla di te di Alina Marazzi racconta l’intrecciarsi di storie di due donne piombate in uno stato di profonda tristezza.
Interrogandosi sulla depressione post parto, la regista opta per una commistione tra generi, rompendo spesso la barriera tra reale e finzione, inserendo nel racconto delle sequenze totalmente documentaristiche che non destabilizzano mai l’attenzione e che si mescolano perfettamente alla storia di Pauline, una splendida Charlotte Rampling.
Il personaggio di Emma, da così voce alle tante giovani madri che, se pur consapevoli del privilegio capitato loro, si sentono inadatte, non pronte, immature, per accogliere con il giusto amore il proprio figlio e trattarlo secondo i canoni richiesti dalla società.
Ma il film della Marazzi è anche un’opera sulla memoria, in cui immagini di repertorio originali e ricostruite, animazione in stop motion e fotografie in movimento aiutano a rimettere insieme i pezzi di storia di chi, fin da bambina, si è trovata a crescere sola dopo il suicidio materno.
Forte e al tempo stesso delicato “Tutto parla di te” conferma lo straordinario talento di una delle migliori registe del panorama italiano”.  (Antonio Capelluto, Cinemaitaliano.info)

A 150 anni dalla nascita di Gabriele D’Annunzio

CABIRIA (1914) di G. Pastrone

didascalie lette da Mauro Di Girolamo

Venerdì 10 maggio Ore 21,00Sala San Carlo- Museo Archeologico

(Italia 1914); regia: Giovanni Pastrone; produzione: Giovanni Pastrone per Itala; sceneggiatura: Giovanni Pastrone; didascalie: Gabriele D’Annunzio; fotografia: Natale Chiusano, Augusto Battagliotti, Carlo Franzeri, Giovanni Tomatis, Vincent Dénizot; effetti speciali: Segundo de Chomón; scenografia: Giovanni Pastrone, Camillo Innocenti; musica: Ildebrando Pizzetti, Manlio Mazza- Interpreti:
Carolina Catena (Cabiria bambina), Lydia Quaranta (Cabiria), Umberto Mozzato (Fulvio Axilla), Bartolomeo Pagano (Maciste), Italia Almirante Manzini (Sofonisba),Gina Marangoni (Croessa)

Siamo a Catana (Catania) nel III secolo a.C. L’eruzione dell’Etna provoca la distruzione della città. La piccola Cabiria, figlia di Batto, trova scampo sulla spiaggia con la nutrice Croessa.

Film di ampie proporzioni, il più lungo fra quelli realizzati sino ad allora, annunciato come un’opera magistrale firmata da Gabriele D’Annunzio (che si limitò, in realtà, a scrivere le didascalie e a inventare il nome di qualche personaggio), presentato in prima mondiale a Torino, Milano e Roma con grande pubblicità e concorso di un pubblico colto e selezionato, Cabiria segna quello che possiamo chiamare l’apogeo non soltanto della casa di produzione Itala Film, di proprietà di Giovanni Pastrone (che curò la realizzazione del film, nascondendosi sotto pseudonimo), ma anche del cinema italiano muto. Nel senso che, al di là della grandiosità delle scenografie, della massa delle comparse, del tema affrontato, che aggiunge ai fatti storici non pochi elementi narrativi e drammaturgici di forte spettacolarità, è lo stile che domina la materia: i modi e le forme di una rappresentazione che si discosta dalle precedenti messinscene per puntare maggiormente sugli effetti spettacolari, con sapienti alternanze di piani, scioltezza di racconto, movimenti di macchina arditi (per quei tempi), intelligenti raccordi di montaggio. Non v’è dubbio che la storia si sviluppi secondo un tracciato che non si discosta granché dai modelli letterari e cinematografici ai quali si rifà. Romanzi e film popolari avevano già affrontato la materia con buoni risultati: la romanità, l’antichità in genere, aveva fornito non pochi spunti per narrazioni e rappresentazioni suggestive. Ma nel caso di Cabiria questi precedenti sembrano svanire, tale e tanta è la forza rappresentativa con cui Pastrone e i suoi collaboratori – fra cui un posto di rilievo occupa Segundo de Chomón – sono riusciti a conferire a un materiale di per sé non particolarmente nuovo. Il fatto è che, soprattutto nella prima parte del film e in particolare nell’ampia sequenza del tempio di Moloch e del sacrificio delle fanciulle, lo schermo pare per la prima volta arricchirsi di una dimensione tridimensionale inusitata. Per effetto certamente delle rare e discrete ‘carrellate’, che tendono a spingere in profondità lo sguardo dello spettatore e a conferire all’ambiente una terza dimensione; ma anche del taglio delle inquadrature, delle luci e delle ombre, della ‘fisicità’ dei personaggi. E se alcuni di essi, a cominciare da Fulvio Axilla, non escono dalle convenzioni interpretative del tempo, altri, in particolare Maciste, paiono davvero nuovi, per quel ‘realismo’ del tratto, dei movimenti, del comportamento, che costituirà uno dei caratteri salienti della recitazione cinematografica degli anni seguenti. A voler analizzare il film nei singoli episodi non è difficile riscontrarvi un eccesso di elementi eterogenei, un accumulo di situazioni non sempre necessarie all’intero sviluppo della storia o alla definizione dei personaggi e dei loro reciproci rapporti. (…). Ma l’insieme della rappresentazione, che si basa essenzialmente sulla successione dei fatti avventurosi, con tutte le implicazioni del caso, e sulla loro evidenza schermica (per il ‘realismo’ di cui si è detto), tende a mascherare i difetti, a sopravanzare i momenti di minore  tensione drammatica. Sicché, alla fine e nonostante talune lungaggini e ripetizioni, Cabiria conferma la sua natura e il suo valore di opera fondamentale per lo sviluppo del linguaggio cinematografico e per la ricerca di una nuova dimensione spettacolare. (Gianni Rondolino, Enciclopedia del Cinema, Treccani 2004)

VideA

Videomakers in Teramo

Martedì 14 maggio ore 21,00- Mercoledì 15 maggio ore 21,00

Mercoledì 22 maggio ore 21,00

Sala San Carlo- Museo Archeologico

In Rassegna:

Francesco Calandra. Dopo essersi laureato nel marzo 1993 in Lingue e Letterature Straniere, con tesi finale in Storia del Cinema, dal titolo Woody Allen – Stand Up Comic, ha svolto diverse attività nel campo degli audiovisivi e cinematografico.

La Palestra è un progetto di docu-fiction che nasce dal lavoro che il regista Francesco Calandra porta avanti da anni sul suo quartiere: San Donato.

L’esigenza dell’indagine sulle periferie è scaturita dalla volontà di opporsi a una “letteratura” che mostra questi quartieri soltanto quali vivai di violenza e illegalità, per mettere in risalto quanta Bellezza si possa ancora trovare nell’autenticità e genuinità della maggior parte dei cittadini che li abitano.

Ma cosa succederebbe se alcuni ragazzi ROM e gagè si ritrovassero insieme a partecipare a un laboratorio di recitazione ripresi da una troupe cinematografica?

Questa è stata la sfida che il regista e i suoi collaboratori si sono posti nell’estate 2007, quando hanno deciso di cominciare a lavorare sul film. Hanno condotto un laboratorio cinematografico a cui hanno partecipato un gruppo di attori professionisti, alcuni ragazzi gagè non attori e tre ragazzi ROM del quartiere. L’obiettivo era quello di lavorare su una sceneggiatura di fiction che raccontava la storia dell’amore contrastato fra un ragazzo gagè e una ragazza ROM.

L’esperienza del laboratorio è durata appena qualche mese, ma è stata sufficiente per mettere in discussione l’intero copione. Regista e collaboratori hanno deciso che il film sarebbe diventato altro.

Giustino Di Gregorio ∙ Antonello Recanatini
Giustino Di Gregorio. Sin dai primi anni ‘90 è stato un pioniere della scena del taglia e cuci all’
italiana, un’attività che gli è valsa la considerazione di un genio del
rumorismo mondiale come John Zorn che con la Tzadik Records ha prodotto il suo
omonimo debutto del 1999.
Gli Anni Zero li ha dedicati ad Iver and the drIver,(GhostRecords 2006)
progetto “benedetto” più volte da RadioRaiTre nei programmi “Farenheit451” e il
“Terzo Anello”, e nel 2009 all’autoproduzione di The Incredulous Eyes Project.
Nel 2010 inizia ha lavorare al progetto audiovisivo ” frames in 8mm ” un
archivio di foto e video estrapolati da nuovi e vecchi filmati girati in super8,
contemporaneamente lavora a un nuovo progetto musicale chiamato Amelie Tritesse
(NDA press 2011), l’Italia raccontata in 10 tracce di energico Read’n’rock di
provincia.
Nel 2011 dà vita al un nuovo progetto MATT-TA in collaborazione con Claudio
Pilotti, con due installazioni visive dedicate alla memoria

La partitella 3:14 (1978) “Non è possibile tornare indietro, il tempo è
irreversibile nella realtà ma le immagini invertite sono il nostro ricordo più
bello”.Una partitella tra ragazzi, la periferia di una piccola provincia, la
macchina da presa al posto del motorino, il regalo di un padre stupito della
richiesta insolita per un quindicenne. Le immagini sono state riprese da
Giustino a sedici anni e i protagonisti sono gli stessi protagonisti della sua
vita. Momenti rivissuti poi con uno sguardo diverso, a distanza di anni.
Il vento 4:09 (1977 Un altro video degli anni Settanta, un altro luogo
familiare raccontato a distanza di tempo: la campagna intorno alla propria casa, covoni che crollano, antenne che si piegano sotto la forza vento, la fatica di una gallina che non riesce a
camminare, la forza della natura, la fragilità dell’uomo qui come a New York.
Menhir 5:30 (2012) Si tratta di viaggio, di luoghi che diventano
altro, tempi che si dilatano abbracciando un passato ancorato alla terra e
proiettandolo nel futuro in una smaterializzazione di codici ancestrali.
L’installazione è stata presentata nel torrione rinascimentale di palazzo Re, a
Giulianova, nel dicembre del 2011.
ELICA 24 ( Cinemeccanica ) 3:00 (2013) Un’ultima opera. Non si tratta di un
video ma di quello che Giustino Di Gregorio e Claudio Pilotti, gli autori,
definiscono “cinema al contrario”. E’ molto difficile però presentare
quest’opera a parole: meglio sperimentare direttamente la macchina.

Antonello Recanatini. Musicista, scrittore, film-marker ed organizzatore di eventi. All’attivo tre cd ( My room streams in- Alone- Glass nerves), co-ideatore del Dead man singing, evento musicale che coinvolge vari rappresentanti della scena musicale abruzzese, dal 2009 da vita al progetto letterario, Collettivo Combat, insieme a d altri

scrittori, si esibisce, in performance / readings, caratterizzati da forte impatto

emotivo, con tematiche crude, e realistiche, ed una verve poetica, sottile e

dissacrante.

Negli stessi anni, inizia a girare cortometraggi, ( Violence, Alone, Zero Time)

minimali e concettuali allo stesso tempo, caratterizzati da inquadrature fisse,

e improvvisi colpi di scena, ad interrompere una staticita’ anch’essa intensa

ed a tratti violenta.

Attualmente impegnato nella registrazione di un nuovo Cd, e nella

realizzazione di un nuovo cortometraggio, dal titolo Luxus.

Violence. (2009).Violence , inquadratura dall’alto di una scacchiera, i protagonisti

“inesistenti” sono, l’allora campione del mondo di scacchi, A. Karpov( Bianco)

e lo sfidante al titolo G. Kasparov ( Nero).

Regia ( Antonello Recanatini) Camera ( Corrado Spinelli) Montaggio ed

editing ( Fabio Perletta)

Alone (2010). Un cortometraggio, fisico e personale, che puo’ risultare irritante ed osceno, o rilassante e tenero. Regia (Antonello Recanatini) Camera ed editing ( Fabio Perletta) Musica ( E.Satie).

Zero Time (2010).Tempo zero nasce da una mia personale ossessione per il numero 33,

l’inquadratura fissa, mostra i trascorrere del tempo di un orologio,

indicativamente sono le 15 e 30 , l’atto violento col quale si conclude il corto,

e’ il pugno che io stesso sferro, al quadrante dell’orologio, quando esso

raggiunge le ore 15 e 33, come desiderio di liberarmi tramite un atto

aggressivo, di tale ossessione.

Paolo Di Giosia. Nasce a Fano Adriano (Te) il 3 settembre 1961. Attualmente vive e lavora a Teramo. Appassionato di fotografia sin da ragazzo, fotografa prevalentemente in bianco e nero in modo analogico. Ha tenuto numerose mostre personali e ha partecipato a diverse collettive e fiere internazionali, collaborando con gallerie italiane ed estere.

Ha pubblicato i volumi fotografici Il Silenzio, Solitudini, Carezze sopra le rughe, Appunti (in collaborazione con G. Marcocci), ECT – Electro Convulsive Treatment. Da diverso tempo, sono parte importante del lavoro artistico di Paolo di Giosia i video fotografici, realizzati con l’aiuto di Vito Bianchini,

nati dal lavoro di ricerca, in giro per gli ex manicomi italiani, legati al tema della follia, o che costituiscono una  riflessione interiore sul momento più buio, più triste, della nostra storia: la tragedia della Shoah.

Esistenze diafane (d: 3’ 20”). Coinvolge lo spettatore con fotogrammi “al femminile”, in un angusto percorso nel fragile e precario mondo del diversamente presente dove tutto è sempre in bilico tra l’esistenza visibile e quella non visibile.

Daily report (d: 5’ 40”). Confonde immagini con parole e il tutto è accompagnate dalla lettura fredda e distaccata dei rapporti giornalieri di un ex psichiatrico.

ECTElectro Convulsive Treatment (d: 4’48’’). L’apparecchio dell’elettroshock, sezionato quasi ossessivamente, disorienta lo spettatore in una sorta di scarica.

Salmo (d: 6’18’’). Il ritmo sincopato del treno racconta un viaggio, visualizzato dallo spettatore solo mentalmente, data l’immagine fotografica quasi ferma, un viaggio dove il terrore e la paura si elevano a preghiera.

Untitled A-13166 (d: 11’29’’). Percorre emozionalmente un piccolo tratto dell’esistenza all’interno del campo di Auschwitz di un “qualunque” deportato.

Il posto delle betulle (d: 8’00”). E’ il nostro occhio che guarda disorientato l’“ormai accaduto”, incredulo e infausto. Scruta, inerme, per cercare di capire ciò che è impossibile comprendere… quel “lontano” così “vicino”. Percepisce l’assurda mancanza, la paura, l’orrore, e trasmette all’anima un gelido soffio che ha il sapore dell’assenza, del vuoto, della morte, lasciandola in dolorosa sospensione. Birkenau in tedesco significa il posto delle betulle ed è proprio tra le betulle che termina il triste viaggio.

The Waiting Room (d: 3’25’’). Immagini di vita quotidiana “normale” all’esterno, accanto, intorno… al campo di concentramento, vicina ma distante allo stesso tempo, dove la tranquillità è illusione di se stessa, perché ciò che è accaduto potrebbe ancora accadere.

TEATRO

Spazio Tre x Quattro

Domenica 5 maggio Ore 18,00 Spazio Tre Teatro

Un letto indiano

Liberamente tratto da Un letto tra le lenticchie di Alan Bennett

con Roberta Santucci
elementi di scena e costumi Laboratorio Teatrale Spazio Tre

regia Silvio Araclio

produzione Spazio Tre – Tre Polveri Sottili

Un letto indiano è liberamente ispirato a Un letto tra le lenticchie (A bad among lentils) : uno dei  monologhi della serie  Talking Heads, scritta nel 1987 da Alan Bennet per la BBC e divenuta poi popolarissima, trasmessa in radio, replicata nei teatri, decretata un classico moderno.

Susan, la protagonista di Un letto indiano è l’infelice moglie di uno stimatissimo vicario la cui vita comincia a cambiare quando conosce un negoziante indiano. All’inizio dell’opera la donna vive una sorta di disagio sociale che cerca di annegare nello sherry, ma ha comunque una certa libertà, può andare e fare ciò che vuole nella misura in cui lo fa con discrezione. Ma alla fine, quando si ritrova trasformata in un modello di donna, si trova completamente intrappolata, sepolta fino al collo in una vita dalla quale non c’è via di fuga.

La pièce è una brillante analisi del ruolo della donna, in particolare della moglie, del potere sempre meno forte della religione e del cambiamento della società contemporanea

Alan Bennett è nato nel 1934 in Inghilterra, nello Yorkshire, nel quartiere operaio di Armley. Si laurea in Storia ad Oxford dove rimane per diversi anni come docente di Storia Medioevale,finché non abbandona il mondo accademico per dedicarsi al Teatro. Nel 1960 esordisce come attore e coautore dello spettacolo Beyond the Fringe. Nel 1968 viene prodotta la sua prima commedia, Forty Years On, a cui seguono molti testi per la televisione, per il teatro per la radio, ma anche sceneggiature, racconti, romanzi e  molte apparizioni come attore. Nel 1994 Bennett  adatta per il cinema una sua  celebre e pluripremiata piece, The Madness of George (con il titolo The Madness of King George). Il film ottiene quattro nomination agli Oscar, compresa quella come migliore sceneggiatura. Bennett vince il premio come miglior regista.

La celebrità di Bennett riceve comunque una fondamentale impennata coi monologhi della serie televisiva Talking Heads (1988), censimento sulla gente comune…

L’ultima opera di Bennett è People andata in scena al National Theatre nel 2012.

Bennett è un maestro della tragicommedia i cui effetti derivano dall’ironia con la quale i suoi personaggi talvolta descrivono le loro situazioni anche se di tanto in tanto essi fanno cadere la maschera e lasciano intravedere la propria condizione di persone disperatamente sole, che si impegnano in uno sforzo per sopravvivere.

Roberta Santucci

Dopo aver conseguito gli studi classici frequenta i corsi di recitazione di Spazio Tre tenuti dal M° Silvio Araclio. Consegue il diploma di Recitazione presso l`Accademia Nazionale d`Arte Drammatica Silvio d`Amico di Roma e prosegue la sua formazione con i maestri N.Karpov, J.Sinisterra, K.Weinder, S.Main, A.Wirth, F.Ansalone. E` tra le fondatrici di  The Company, compagnia teatrale che collabora  con Michele Placido ed è impegnata nella produzione di spettacoli teatrali e nella realizzazione di progetti di sensibilizzazione e diffusione della cultura teatrale in territori problematici (Alétheia: Tor Bella Monaca per San Luca e  Officine culturali -Salto cicolano) e di Tre polveri sottili giovanissima associazione teatrale teramana. Ha ricoperto ruoli in produzioni televisive e cinematografiche  e affianca all`attivita` di attrice (Le Ombre regia S. Araclio, I fatti di Fontamara regia M. Placido, Pene d’amor perdute regia F. Manetti, Cenere alle ceneri regia G. Smith…)  quella di formatrice in scuole e aziende  e di aiuto regia. Attualmente è docente di dizione presso la facoltà di Scienze della Comunicazione di Teramo

Mercoledì 8 maggio ore  21,00- Spazio Tre Teatro

STAGIONE TEATRALE ATAM

Rassegna  Panorami di letteratura teatrale europea

Aspettando Godot

di Samuel Beckett

Spettacolo in due tempi

regia  Elena Sbardella

con Emanuele Aita, Francesco Sferruzza Papa, Federico Brugnone, Giovanni Serratore

Vladimiro ed Estragone hanno un vago appuntamento con un certo Godot nei pressi di un albero che sembrerebbe morto. Arrivano Pozzo e il suo servitore Lucky. Di Godot nessuna traccia. Arriverà domani. Sera, notte, di nuovo giorno. Didi e Gogo (così si chiamano tra loro Vladimiro ed Estragone) aspettano ancora perdendo sempre più le coordinate spazio -temporali: non sanno che giorno possa essere, se quello davvero sia il posto giusto, non si ricordano cosa sia successo il giorno precedente, anche se molto probabilmente di giorni ne sono trascorsi diversi e l’albero che sembrava morto ora ha le foglie. Un’allucinazione o forse il passaggio a una nuova stagione? L’importante è attendere. Tornano Pozzo e Lucky, vanno via, ma di Godot nessuna traccia. Arriverà domani. Tanto vale la pena aspettare. Ma come passare attraverso la vita? Per forza d’abitudine, inciampando in vuoti di memoria che li sottraggono a ogni certezza, attori, loro malgrado, inchiodati al tempo e allo spazio di una tragicomica rappresentazione. E chi è poi questo Godot che stanno aspettando? Un futuro migliore o forse il Salvatore? La fortuna, la speranza di una nuova vita, di una fresca rinascita che possa sottrarci alle grida di morte che aleggiano nell’aria? È un Dio, il cambiamento, la lieta novella, l’annunciazione? Qualcosa da desiderare e insieme temere perché pur ignoto ci attrae? “Se avessi saputo chi è Godot l’avrei scritto nel copione”, dice Beckett! Tra scherzi, risate, lazzi e momenti di tensione drammatica che sfiorano il noir, Aspettando Godot non nega mai la speranza, pur ponendo il fallimento come condizione principale. Ma è lo stesso Beckett qui a venirci in aiuto, suggerendo che forse dal fallimento può nascere ancora qualcosa: “Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio” . Uno spettacolo dai molteplici livelli di lettura che il meraviglioso testo offre.

Domenica 12 maggio ore 18,00 e ore 21,00- Spazio Tre Teatro

OLYMPUS PARK

Nudi di Dei su tappeto ispirati ai “Dialoghi con Leucò” di Cesare Pavese

una creazione di Piergiuseppe Di Tanno

Suoni e luci Gabriella Di Tanno

Produzione Panini2Life

Dove sono finiti gli Dei? I miti, una volta caduti invecchiati picchiati a sangue, dove sono fuggiti?….. Si sono fatti uomini una volta perduto l’Olimpo?… Sono convinto che siano abitanti delle strade, disperati perché immortali, senza più poteri, solo la condanna del non poter mai spegnersi. Li vedo apparire agli angoli dei marciapiedi, scalzi, seminudi, non creduti e tenuti a debita distanza a scagliarci addosso la loro verità: Sono Hermes!… Inutile, nessuna attenzione… Edipo, vecchio mendicante cieco, dorme sui cartoni in piazza davanti alla fermata della metro che prendiamo ogni mattina, sfiancato dal ripetere il suo nome, capace solo di far nascere risate sulle bocche di chi lo scansa: ex re di Tebe, ora ci supplica un centesimo. E se l’accattone buttato a terra gridasse di chiamarsi Tiresia, e noi riconoscessimo in lui l’antico profeta?… Perché alla fine Dio è Dio se uno crede che lo sia … Sospesa l’incredulità, tendiamo verso un qualcosa in cui avere fede. Come a teatro, quando si decide di credere all’ attore e non si dubita di nessuna delle sue parole. Olympus Park nasce con questi interrogativi, come un gioco che dà vita alla possibilità di interrogare questi archetipi divini, di concedere al pubblico di fare loro domande e soddisfare la nostra curiosità su punti di svolta delle loro esistenze, su quello che è stato di loro da quando sono scomparsi… In queste confessioni, interviste o Dialoghi come ha voluto chiamarli Pavese, il mito potrebbe aprire nuove stanze alla sua storia, suggerire verità segrete per una possibile diversa interpretazione di sé.

PierGiuseppe Di Tanno, nato a Teramo, dopo aver frequentato SpazioTre, si diploma presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma nel 2006. Lavora in questi anni, tra gli altri, con Lorenzo Salveti, J.S.Sinisterra, Sergej Tcherkasskij, Paolo Magelli, Toni Cafiero, Giancarlo Sepe, Marcello Magni, Benedetto Sicca, Massimo Di Michele, Marco Carniti, Juan Diego Puerta Lopez. Dal 2007 collabora intensamente con il Teatro Nazionale Croato ‘Ivan pl. Zaic’ di Rijeka. Al cinema ha partecipato di recente a “Venti Sigarette” di Aureliano Amadei, e a “Diaz-don’t clean up this blood” di Daniele Vicari. Il suo è un percorso di contaminazione: un’indagine tra il corpo e la parola, il teatro e la danza. Cura inoltre la preparazione fisica di diverse compagnie (Theatre La Balsamine di Bruxelles e IBB Sehir Tiyatrolari, Istanbul). Due le sue regie: W>>Intern, presentato a Teramo all’interno del Maggiofest 2011, e “People look like they are dancing before love”, che ha debuttato l’estate scorsa commissionato dal comune di Roma per i musei di Villa Torlonia. Attualmente è il direttore artistico del progetto di Physical Theatre Panini2Life www.panini2life.com

Domenica 19 maggio ore 18,00 e ore 21,00-Spazio Tre Teatro

UNA BIONDA PER DUE

Liberamente tratto da Andy & Norman di M. Neil Simon

Andy Vincenzo Macedone

Norman Piero Assenti

Sophie Eugenia Rofi

scene Mirko De Luca

costumi Bartolomeo Giusti

regia Silvio Araclio

produzione Spazio Tre

Andy Mancini e Norman Gambino sono due ex compagni di scuola che convivono in una casa di proprietà dell’orribile signora Macchinini: Norman è uno scrittore che sbarca il lunario scrivendo soggetti per film porno e tenendo, sotto pseudonimo femminile, una rubrica di successo su Tutto maglia. Il suo obiettivo è portare a termine un musical, a cui non riesce proprio a trovare il finale. Andy gli fa da manager, rivestendo un altro scomodo ruolo: non avendo i due abbastanza quattrini per pagare l’affitto, è costretto a tenere buona la padrona di casa (che non compare mai) accompagnandola nelle sue  bizzarre scorrerie.

La loro inquieta convivenza viene sconvolta dall’arrivo della nuova vicina di casa: Sophie, una ragazza americana reduce da una figuraccia alle Olimpiadi di nuoto e fidanzata di un ufficiale dei Marines degli Stati Uniti. Norman si innamora subito e follemente di Sophie, arrivando a perseguitarla…

Marvin Neil Simon (New York, 4 luglio 1927) è un drammaturgo e sceneggiatore statunitense.

Le sue opere vengono tradotte e rappresentate in tutto il mondo, facendo di lui uno dei più rappresentati commediografi viventi.

Ha iniziato la sua carriera come autore televisivo ed ha al suo attivo più di 40 commedie rappresentate a Broadway sin dal 1961, che vanno dalle commedie umoristiche degli anni ’60 (A piedi nudi nel parco, La strana coppia, Appartamento al Plaza) ai lavori più introspettivi e autobiografici degli anni ’70 e ’80 (Il prigioniero della Seconda Strada, Capitolo secondo, Biloxi Blues, Risate al 23º piano).

Ha scritto, inoltre, numerosi libretti di opere musicali e sceneggiature cinematografiche e ha dato voce con le sue opere alla cosiddetta middle-class americana, dipingendo i suoi personaggi come uomini-medi spesso insicuri e paurosi, attraverso intrecci di sicuro effetto comico e brillante.

Piero Assenti coniuga il suo talento di grafico con l’attività di attore nella Compagnia Teatrale Spazio Tre. Tra gli spettacoli lo ricordiamo in Kabarett atti unici da K. Valentin, W. Allen, A. Campanile, C’era folla al castello di Tardieu, Orsolina: un processo… di Silvio Araclio e Gioia Pedretti e in Gion & Gerry di V. Amandola, sempre per la regia di Silvio Araclio.

Vincenzo Macedone inizia come attore di teatro di strada e di rievocazioni storiche .Frequenta i Corsi di Teatro a Spazio Tre e inizia una promettente carriera sia come attore di Cinema (Una storia di lupi di Cristiano Donzelli, Sound Track di Francesca Marra, …) che di Teatro (Gion &Gerri di V. Amandola, La Lezione di E. Ionesco, Cecè di L. Pirandello… per la regia di S. Araclio). Attualmente è attore e collaboratore della Compagnia Teatrale Spazio Tre ed è assistente alla regia di S. Araclio negli spettacoli finali dei Corsi di Recitazione.

Eugenia Rofi nata a Teramo. Dopo aver frequentato i Corsi di Recitazione di Spazio Tre si laurea a Roma in Letteratura, Musica e Spettacolo e si diploma nel 2008 presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Partecipa agli spettacoli: Revisore, IOeIO, La Casa di Bernarda Alba, Macbeth… I fatti di Fontamara, di e con M. Placido, Amleto, regia di V. Rosati (Premio Sandro D’Amico , Festival dei due Mondi di Spoleto, 2010), con il Teatro Stabile delle Marche, ON WINNIE,  testo e regia V. Manna (Premio S.I.A.E. Talenti emergenti, Festival dei due Mondi di Spoleto, 2010),  Le Ombre (Premio “Buco nel sipario” 2011), Serata Fersen (Teatro Piccolo Eliseo, Roma), La Lezione di E. Ionesco, Cecè di L. Pirandello… per la regia di S. Araclio. Partecipa al programma di RaiEdu “ATTO UNICO” in onda su Rai3 come protagonista nella pièce La festa di S. Scimone. A Cinema partecipa nei film Il grande sogno e Vallanzasca- Gli angeli del male di M. Placido.

LIBRI/POESIA

Giovedì 23 maggio Ore 18,00 – Biblioteca Provinciale M. Delfico Sala Audiovisi

DI QUESTO MONDO

di Daniela Attanasio – Nino Aragno Editore

legge Bartolomeo Giusti

Geometria per Daniela Attanasio, è «un pensiero solido che non fa sconti/agli inventori di follie», ed è il tema sottotraccia di questa raccolta: il rapporto fra il pensiero e la sua forma – la possibilità di pronunciarlo, di scriverlo (i «versi per dire le cose come sono») […] Ma non è una poesia concettosa quella di Attanasio: meditativa, sì, però mai astratta. Riesce a essere concreta, senza essere minimalista, né solo enumerativa; fisica, senza essere viscerale. Assorta, direi, e insieme vigile – con un rigore, una serietà (in quel senso latino che lega il termine ai temi decisivi della nostra esistenza), tradotti in un tono: il tono di una voce […] È evitando interferenze («ora mi riesce meglio guardare la realtà senza interferenze») che si può forse intuire qualcosa ‘di questo mondo’. Questo: Attanasio lascia che i versi siano attraversati –qualche volta scossi- dall’enigma che il deittico non scioglie ma alimenta […] I versi provano a trattenere l’intrattenibile, a dare consistenza (forma) all’inconsistente, all’evanescente –la luce di mezzogiorno, il sole che filtra dalle stecche delle persiane, l’aria fredda che passa dal finestrino. Non è forse tutto «di questo mondo», simile all’aria e alla luce? (Paolo Di Paolo)

PITTURA

MOSTRA

Martedì 21 maggio ∙ Mercoledì 31 luglio Pinacoteca Civica

SOGNANDO PARIGI

L’ARTE ALLA MODA NELLA PITTURA ITALIANA DELL’OTTOCENTO

in collaborazione con Comune di Teramo ∙ Polo Museale Città di Teramo

Opening Martedì 21 maggio ore 19,00

Mostra a cura di Gianluca Berardi e Paola Di Felice

con la partecipazione dei critici d’arte Gianluca Berardi e Eugenia Querci

Orari di apertura: 22 maggio/18 giugno: feriali 9-13/16-19; festivi: 10-13/16-19

chiusura settimanale: lunedì

19 giugno/31 luglio: feriali 10-12/17-21; festivi: /17-21

chiusura settimanale: lunedì

La mostra intende offrire un breve spaccato della così detta arte à la mode, un fenomeno rilevante e generalizzato che vede, dagli anni settanta dell’Ottocento, uno dei suoi maggiori centri di irradiazione in Roma, a via Margutta,  e che arruola insieme artisti di grande talento e più modesti mestieranti, tutti coinvolti in un’irresistibile corsa al successo, inseguendo il mito di Parigi. Questa pittura, destinata al mercato internazionale,  produce quadri di genere, incontri galanti in costume settecentesco, scene orientaliste e neopompeiane…, ma anche paesaggi inondati di luce mediterranea, caratterizzati dalla perizia e dalla scioltezza della pennellata a fuoco d’artificio e dai colori smaglianti. Opere tutte destinate, attraverso i mercanti parigini ed europei, ad abbellire le case della ricca borghesia europea e nordamericana, che ama comprare dipinti immediatamente comprensibili per la piacevolezza dei soggetti e il cui valore è facilmente misurabile per l’alta qualità della tecnica pittorica.

MUSICA

Giovedì 30 maggio – Auditorium Parco della Scienza Ore 21,00

ACQUERELLI  ABRUZZESI

Pietro Di Sabatino – Un compositore
Prima parte

brani sinfonici

ACQUERELLI ABRUZZESI

ANELLINO D’OR

Orchestra Sinfonica del Conservatorio “Casella” di L’Aquila e dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “G. Braga”.

Dirige M° Rinaldo Muratori

Seconda parte

Suite di canzoni in jazz

Paolo Di Sabatino Trio – Paolo Di Sabatino ∙ pianoforte – Marco Siniscalco∙ contrabbasso – Glauco Di Sabatino ∙ batteria

Una serata musicale dedicata a Pietro Di Sabatino, musicista teramano il cui talento – per una serie di ragioni – non ha mai avuto il riconoscimento che meritava. Proprio per questo, nel centenario della  nascita, la sua famiglia ha voluto ricordarlo ideando questo spettacolo in due parti: la prima dedicata alle composizioni sinfoniche Acquerelli abruzzesi, suite  in tre movimenti costruita su spunti tratti dalla musica popolare abruzzese e Anellino d’or; la seconda sviluppa melodie tratte da composizioni di musica leggera scritte da Pietro Di Sabatino e rielaborate in chiave jazzistica dal nipote Paolo. Gli ensemble a cui  è affidata l’esecuzione sono: l’Orchestra sinfonica formata da allievi e docenti del Conservatorio dell’Aquila e dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “G. Braga”; il Trio Jazz di Paolo Di Sabatino (al piano), con l’altro nipote Glauco Di Sabatino (alla batteria) e Marco Siniscalco (al basso). Uno spettacolo intenso che, ci auguriamo, saprà regalarvi l’emozione che scaturisce dal connubio di musica e sentimento.

In collaborazione con  Società della Musica e del Teatro “Primo Riccitelli”  , Istituto Superiore di Studi Musicali “G. Braga”, Conservatorio “Casella” di L’Aquila, Associazione Improvvisi.

Il Maggio Fest è il  Festival di primavera dedicato a Cinema Teatro Danza Musica  Pittura e altro, promossa dall’associazione culturale Spazio Tre di Teramo, si conferma ormai tra le manifestazioni più attese della Provincia di Teramo e certamente tra le rassegne più conosciute e apprezzate in Regione.

La scelta di un programma mai scontato, che presenta novità e scoperte accanto a produzioni di autori affermati, ha fatto del Maggio Fest un appuntamento atteso che ha mantenuto sempre un elevato  livello qualitativo nonostante conti su un budget molto contenuto rispetto ad altre iniziative di ben diverso profilo.

Un successo non solo di pubblico ma anche di critica, infatti il Maggio ha trovato spazio e attenzione sempre maggiore sui mezzi di informazione locali e nazionali.

Il Maggio è l’appuntamento cittadino che caratterizza questo mese di primavera, un tempo privo di incontri culturali, oggi ambito, rincorso e percorso sulla nostra scia da altre manifestazioni.

Amiamo ricordare che Maggio Fest ha aperto a Teramo un’appuntamento di stagione con la danza di livello nazionale con proposte classiche e di avanguardia certamente tra i più interessanti in Abruzzo. Una coraggiosa proposta che ha raccolto molto successo, suggerito idee e creato in città un pubblico attento alla danza…

Gli Artisti al Maggio Fest

Teramo è diventata con il MAGGIO platea per artisti  di grande livello quali Wim Mertens, Roger Eno, Harmonia, Nuova Compagnia di Canto Popolare, La Piccola Orchestra Avion Travel, Madreblu, Nada, Quintorigo, Germano Mazzocchetti,  Franco Piersanti, Banda Osiris,  Raiz, Rita Marcotulli,  Officina Zoè,  Ambrogio Sparagna , Lisma Project, Eugenio Bennato, Ex-Wave, GirodiBanda-Cesare Dell’Anna, Paolo Di Sabatino Fabio Concato e Peppe Servillo per la Musica.

il Balletto di Toscana, Liliana Cosi, Oriella Dorella, i Kataklò-Athletic Dance Company, Luciana Savignano e  Carla Fracci,  Compagnia Zappalà, la Compagnia di Virgilio Sieni Danza e il Balletto Teatro di Torino, Giorgio Rossi-Sosta Palmizi, Nueva Compania Tangueros, l’Aterballetto, Spellbound Dance Company, Maximiliano Guerra, la Compagnia Abbondanza/Bretoni, Raffaele Paganini e Grazia Galante,La Compagnia Balletto di Roma con Kledi Kadiu , Inferno di Emiliano Pellisari, Sonics-Performaces Volanti per la Danza.

Piera Degli Esposti,  Peppe Barra, Grazia Scuccimarra, il Teatro Stabile Abruzzese, Paola Pitagora, Koreia, Maria Inversi e  Laura Mazzi, Riccardo Reim, Daniele Salvo e Giacinto Palmarini, Piergiuseppe Di Tanno, Marco Cassini, Eugenia Rofi Roberta Santucci Riccardo Ricci, Bartolomeo Giusti e Vincenzo Macedone per la sezione Teatro.

Uno spazio a sé occupa Maggio Italiano Cinema d’autore ha dedicato personali a Giuseppe Piccioni,  Daniele Luchetti, Mario Martone, Francesca Archibugi, Pappi Corsicato, Paolo  Virzì, Davide Ferrario,  Ferzan Ozpetek, Cristina Comencini, Mimmo Calopresti, Silvio Soldini, Matteo Garrone, Edoardo Winspeare, Paolo Sorrentino, Saverio Costanzo, Carmine Amoroso, Gianni Di Gregorio, Carlo Verdone e Andrea Molaioli.

Nella sezione Corti d’Autore,  Roberta Torre, Fabio Segatori, Guido Chiesa, Eros Puglielli, Daniele Segre, Futuritmi,selezione dei corti del 20 e del 30 d’ispirazione futurista ecc.

Per la sezione dedicata ai Maestri italiani del Cinema, ricordiamo l’omaggio al regista teramano Tonino Valeri, al grande maestro Luciano Emmer, l’incontro  emozionante con Gillo Pontecorvo, il tributo al cinema della grande Franca Valeri,  la retrospettiva completa dedicata a Pier Paolo Pasolini a 30 anni dalla sua scomparsa, l’originale rassegna Demoni & Gay sulla letteratura e omosessualità nel Cinema e Italodoc, retrospettiva dedicata ad Italo Moscati

SPAZIO TRE

REGIONE ABRUZZO

COMUNE DI TERAMO

FONDAZIONE TERCAS

ORGANIZZAZIONE

Spazio Tre

DIREZIONE ARTISTICA

Silvio Araclio

COORDINAMENTO GENERALE

Carla Piantieri-Silvio Araclio

UFFICIO STAMPA

Allegra Araclio

SEGRETERIA

Manuela Lamonica

L’immagine del Maggio è di Stefano Canulli

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