Teramo e Provincia

Teramo. Dopo un incontro con il Presidente, nel corso della notte, i dipendenti della Teramo Lavoro lasciano la sala consiliare

Dopo un incontro con il Presidente, nel corso della notte, i dipendenti della Teramo Lavoro lasciano la sala consiliare

Dopo un incontro con il presidente Valter Catarra, avvenuto a tarda ora nel corso della notte e dopo un ulteriore tavolo di trattativa con il sindacato,  i dipendenti della Teramo Lavoro che avevano occupato la sala consiliare in segno di protesta contro il mancato rinnovo dei loro contratti, hanno lasciato la Provincia.

Abbiamo esperito tutti i tentativi e abbiamo ascoltato tutti i pareri possibili, non c’è alcuna via amministrativa e giuridica per tentare la strada della cassa integrazione, così come legittimamente chiesto dai sindacati. Non è possibile stipulare una nuova convenzione con la Teramo Lavoro, anche per pochi giorni, senza avere a monte un capitolo di spesa dedicato e noi, ora, non lo abbiamo perché non abbiamo fondi nostri, già spesi per anticipare quelli dell’FSE sospesi; non ancora abbiamo un atto amministrativo per certifica le risorse del nuovo Por e non abbiamo più fondi nei settori perché abbiamo dovuto azzerare interi capitoli di spesa dopo le decisioni del Parlamento” ha ripetuto Catarra ai dipendenti della Teramo Lavoro spiegando quello che è emerso nei numerosi incontri che si sono susseguiti in questi giorni con la Regione, la Prefettura e i dirigenti.

Per i dipendenti della Teramo lavoro si apre la strada della disoccupazione anche se Catarra ha ribadito l’impegno dell’amministrazione nei confronti della società in house e dei sindacati: quindi, una volta che la Regione e le quattro Province avranno concluso il percorso per l’assegnazione dei nuovi fondi regionali dell’FSE –  circa 800 mila euro – prevedibilmente entro febbraio “si apriranno due scenari: se i dirigenti ci diranno che è possibile che la Teramo Lavoro richiami il personale già selezionato, sulla base degli obiettivi del nuovo Por, saranno individuate le figure professionali necessarie e la società le fornirà; se si deve andare ad una nuova selezione sarà fatta una nuova selezione. Considerata comunque la riduzione delle risorse e l’obbligo da parte della Provincia, diventato ente intermedio, di assicurare i servizi essenziali con i propri dipendenti mi pare prevedibile che sarà difficile reimpiegare tutti e 110 i dipendenti ma sono comunque questioni che andranno valutate a tempo debito”.

Per quanto riguarda le risorse di bilancio Catarra sottolinea che solo il 20 dicembre scorso il Parlamento ha confermato le funzioni alle Province ma anche i tagli economici perché il Senato ha respinto l’emendamento che restituiva agli enti provinciali una parte delle risorse. “Un paradosso che ha messo noi e tantissime Province italiane in ginocchio e non ce lo aspettavamo: se lasci le funzioni non togli i soldi.  E non parliamo di valutazione politiche ma dei conti alla mano delle strutture tecnico/amministrative. Non siamo i soli ad essere in questa situazione. Certo siamo i soli che in questi anni hanno garantito i livelli occupazioni di precari storici dell’ente, un centinaio di persone che hanno rapporti di lavoro con la Provincia da oltre un decennio, e che non potevano essere stabilizzati  o assunti dell’ente per l’incrocio di numerose normative statali. In tutta coscienza credo di aver fatto tutto quanto era in mio potere per non lasciare a piedi nessuno: non credo che tutti, anche di quelli che oggi si ergono a paladini dei diritti dei lavoratori, possano dire altrettanto. Rimane il nostro impegno a proseguire con lo stesso sentimento che ci ha mosso fino ad oggi: se cambieranno le condizioni siamo pronti a rivedere quella che per quanto ci riguarda non è una scelta ma un percorso obbligato”.

Teramo 6 gennaio 2013


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