Pineto. Moria di Vongole a Pineto Fenomeno naturale forse accresciuto dalla pesca abusiva delle turbosoffianti

25 Gennaio 2013 21:160 commentiViews: 11

Moria di Vongole a Pineto

Fenomeno naturale forse accresciuto dalla pesca abusiva delle turbosoffianti

La presenza di conchiglie lungo il bagnasciuga delle nostre spiagge è un fenomeno naturale oltre che ovvio. Lo spiaggiamento di conchiglie è il fenomeno naturale che consente una circolazione delle risorse trofiche tra mare e terra, è un apporto importante del ripascimento delle spiagge che contrasta l’erosione ed è la naturale evoluzione della vita di un ecosistema in equilibrio.

La meraviglia di ritrovare in spiaggia un quantitativo notevole di conchiglie sulle spiagge di Pineto è la stessa meraviglia che accompagna durante l’estate l’avvistamento sempre più frequente da parte dei turisti di Delfini o l’osservazione, di nuovo, dopo tanti anni, di Stelle marine e Cavallucci marini nell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano.

Tutti questi fenomeni sono probabilmente la conseguenza dei buoni risultati della politiche di conservazione che il Consorzio di Gestione dell’AMP sta portando avanti dal giorno dopo la sua istituzione. Infatti, dopo tre anni di protezione, soprattutto dalla azione distruttiva dei fondali e di prelievo costante che le vongolare operavano in mare lungo le coste anche a Pineto e Silvi, si sta riformando un ecosistema in equilibrio.

Perché in questi giorni vi sia stata una presenza di conchiglie così massicce sul bagnasciuga è difficile dirlo.

Certamente non si può dire a priori che questa moria di vongole possa essere legata all’inquinamento dei fiumi almeno per due ordini di motivi: il primo legato al fatto che i dati dell’ARTA dimostrano che lo specchio di mare rientrante nell’Area Marina Protetta risultano essere in assoluto, sempre e costantemente, il più pulito di tutta la costa abruzzese (sul sito dell’AMP c’è il link diretto alle pagine dell’ARTA dove vengono pubblicati periodicamente i dati della qualità delle acque); il secondo, invece, è direttamente connesso alla qualità del pescato che viene verificata costantemente allo sbarco dei prodotti in porto. Se la morìa di vongole fosse collegata ad un inquinamento si sarebbe già rilevata la presenza di un agente velenoso molto evidente (le vongole sono organismi filtratori che hanno una resistenza estrema agli agenti inquinanti) in qualunque prodotto ittico prima di essere immesso sul mercato e si sarebbe fermata la vendita da tempo.

Invece sarà da verificare con più attenzione se la morìa a Pineto proprio in questi giorni sia riconducibile alla attività di pesca abusiva e illegale operata dalle vongolare turbo soffianti in maniera costante e massiccia dal 20 dicembre scorso fino a questa settimana.

Per un qualche motivo ancora oscuro all’AMP ed alle forze dell’ordine, infatti, la flotta di vongolare di stanza nei porti di Giulianova, Roseto e Pescara ha deciso nel periodo natalizio appena trascorso di pescare, tutti insieme, all’interno dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano dove è vietata la pesca, e persino l’accesso, alle imbarcazioni da pesca che non siano quelle della piccola pesca artigianale. L’accesso alle turbo soffianti è vietato dalla legge ed accedere e pescare all’interno dell’AMP costituisce reato penale.

Esistono varie ricerche scientifiche a livello nazionale e internazionale che spiegano bene come l’azione delle turbo soffianti sui fondali, indipendentemente da ciò che trasporta in porto danneggia una enorme quantità di forme viventi, sia tra quelle che sfuggono alla draga idraulica che spara acqua compressa sui fondali, sia tra quelle che portate a bordo vengono poi rigettate in mare perché non di interesse commerciale.

La spiegazione della morìa di vongole potrebbe essere allora quella che sui fondali dell’AMP, che dopo tre anni di riposo avevano ritrovato un ecosistema in equilibrio, l’azione abusiva e distruttiva delle turbo soffianti ha accresciuto lo spiaggiamento degli organismi che arrivavano in maniera naturale alla fine del loro ciclo vitale.

Ad evitare che questo sospetto possa ulteriormente emergere l’invito rivolto al Co.Ge.Vo., che ha il compito per delega ministeriale di gestire l’attività delle vongolare nel compartimento della costa teramana e pescarese, è quello di controllare che le attività di pesca si svolgano nel rispetto delle leggi e non peschino più nelle aree dove è vietato.

Un ulteriore appello si rivolge poi alle categorie del settore, tra cui la Federpesca, di svolgere meglio e più accuratamente il ruolo di controllo e sorveglianza sull’attività delle vongolare del compartimento, che viene attribuito loro dallo stesso decreto ministeriale che affida la gestione al Co.Ge.Vo.

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