Per noi conta il futuro: 150 volte Italia Federale per costruire e festeggiare insieme una Nazione unita dalla Verità. I passati 54.750 giorni (1861-2011) trascorsi insieme tra tragedie indicibili, vengano esaltati nella Giustizia. Giuseppe Garibaldi fu un eroe anticlericale strumento dei Savoia. La ferita aperta di Bronte. La Lega Nord Abruzzo si farà promotore della rivalutazione della lotta per la libertà dei Patrioti Martiri del vero Risorgimento italiano, definiti strumentalmente “briganti”.
“Obbedisco!”. E alla fine tutto tornava come prima: i signori al loro posto, i poveri contadini sempre più poveri e i patrioti veri trasformati in briganti da plotone di esecuzione, come a Civitella del Tronto, la cui fortezza fedelissima non cadde mica sotto i colpi di cannone dell’esercito piemontese e i cui patrioti attendono ancora di essere giustamente commemorati come Eroi e Partigiani. La libertà si conquista, non si dona. Lo sapevano i Nordisti e i Sudisti della Guerra di Secessione americana che 150 anni fa scoppiava oltre oceano per l’Unità, per la fine della schiavitù, per la nascita di quella grande nazione che ha conquistato la Luna. Ma l’Italia celebra davvero i suoi Eroi veri o è ancora prigioniera della menzogna del suo passato?
La Lega Nord Abruzzo Segreteria Provinciale di Teramo, nel 150mo anniversario dell’Unità del Regno d’Italia, indossando la coccarda tricolore oggi perfettamente federale, rievoca i tragici fatti di Bronte (www.bronteinsieme.it/2st/mo_601.html) anziché rendere omaggio a una statuette belligeranti del generale Giuseppe Garibaldi dall’incerta collocazione geografica e museale. Per la Lega conta il futuro. Quindi auspichiamo 150 volte l’Italia Federale per costruire e festeggiare insieme una Nazione più unita e più coesa che mai nella Verità: perché i passati 54.750 giorni (1861-2011) trascorsi insieme tra tragedie indicibili, vengano esaltati nella Giustizia, affinché non si ripetano mai più gli errori e gli orrori della sua storia.
La Lega Abruzzo ha individuato nella data dell’eccidio di Bronte, la ricorrenza dei Martiri per la libertà del vero Risorgimento popolare italiano. Il nostro cuore palpita di commozione per tutti coloro che morirono, magari sperando nella vera libertà, davanti a un plotone d’esecuzione sabaudo! Per questo il 10 agosto di ogni anno intendiamo celebrare una giornata di lutto nazionale per le decine di migliaia di vittime italiane delle fucilazioni di massa “pre” e “post” unitarie. Quindi i nostri Patrioti Martiri del popolo civitellese e di ogni contrada aprutina, che difesero strenuamente non solo la Fortezza di Civitella del Tronto dagli invasori. Tacciati dalla Storia ufficiale dello spregevole appellativo di “briganti”, questi nostri eroi attendono Giustizia da 150 anni. Anziché deporre statue belligeranti e fiori al generalissimo, dobbiamo cominciare a pensare di rimuovere le incrostazioni dell’ideologia risorgimentale massonica dominante che rappresenta un’idea di stato spendaccione nella quale gli Italiani di buonsenso non si identificano più.
La Lega Nord sta costruendo una vera Italia Federale, 150 dopo le scorrerie di Garibaldi, dopo il furto dei tesori del Sud e l’attacco alla Chiesa cattolica. Non per un Lombardo-Veneto soggetto all’Impero austro-ungarico, non per nuovi confini nazionali. Diffidiamo chiunque solo dal pensarlo. Un’umile considerazione è d’obbligo. In piena crisi economica che espone il nostro Paese al fallimento finanziario nel mercato globale per il colossale debito pubblico accumulato nell’era della Prima Repubblica, tra i vari “inciuci” di un politichese stantio che confonde da 150 anni il cittadino-elettore, oggi non ha più alcun senso celebrare con i soldi pubblici il massone anticlericale Giuseppe Garibaldi. Non sono questi i presunti “valori” che dobbiamo preservare. Gli extracomunitari non conoscono Garibaldi. Tutti sanno che gli Italiani avrebbero potuto benissimo conquistare dal basso l’Unità d’Italia in modo assai meno cruento, lasciando le ricchezze del Regno di Napoli (delle Due Sicilie) là dov’erano! Ma il furto che si consumò anche grazie alle camicie rosse di Garibaldi, avrebbe disegnato uno scenario unitario sui generis del quale paghiamo ancora oggi le conseguenze: chi ha diviso l’Italia in due realtà economico-sociali, se non Garibaldi e i Savoia che trafugarono tutte le ricchezze del Sud portandole a Torino per ingraziarsi i favori delle Corti europee?
Se gli Stati Uniti d’America, la più grande Democrazia sulla Terra, vissero in quegli stessi anni la pagina più tragica della loro Storia infiammata dalla Guerra civile tra Nord e Sud, elaborando poi la vicenda nel loro processo unitario federale (con bandiere e coccarde confederate e unioniste che in molti stati ancora oggi si possono sventolare e indossare accanto a quelle nazionali a stelle e strisce!), allora è giusto oggi far luce in Italia sulle menzogne che ci hanno raccontato e insegnato in 150 anni senza elaborare un bel nulla, producendo semmai il vero brigantaggio con annesse mafie che stiamo sconfiggendo definitivamente solo ora grazie al Ministro Roberto Maroni. Solo così diventeremo una Democrazia compiuta e più unita. Se da oltre 150 anni gli Italiani, che possono lavorare e fare libera impresa al Nord dove la cultura del lavoro è il primo comandamento per mantenere in piedi il resto del Paese che vive di spesa pubblica, sono dopati dall’ideologia risorgimentale a senso unico imposta dall’alto, sappiamo di chi fu la colpa, felice solo per pochi. Fino alla compiuta Unità politica d’Italia celebrata con la vittoria della Grande Guerra nel 1918, la lezione non fu affatto digerita in maniera indolore. Inevitabile fu la crisi dello stato liberale e la fine prematura del lungo processo unitario (al quale presero parte anche gli Ebrei italiani) spezzato dal regime fascista di Mussolini e dai Savoia che annullarono ignominiosamente valori, vite e ideali dello spirito patrio sia con le famigerate leggi razziali (che allontanarono il fior fiore degli scienziati dall’Italia, tra cui il grande Enrico Fermi, padre della prima centrale nucleare costruita negli Usa) sia con la sconfitta dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale sia con la perdita contestuale di vasti territori annessi nel 1918.
Grazie alle conseguenze di quelle lezioni risorgimentali imposte sui regi banchi di scuola, l’Italia sprofondò nel fango. Eppure i franco-piemontesi Savoia quando decisero di invadere il Sud d’Italia parlavano francese, una lingua incomprensibile ai contadini. I Patrioti che si opposero a questa deliberata invasione, furono processati sommariamente, etichettati come briganti e fucilati. Ma erano Partigiani risorgimentali che volevano la vera libertà, quella di lavorare le loro terre in santa pace. Per rendere più efficace l’invasione sabauda furono postulati alcuni principi ideologici del proletariato agricolo, ingannando i contadini: si fece passare l’idea che con la discesa-salita delle camicie rosse di Garibaldi, il futuro Re d’Italia avrebbe assegnato loro le terre strappate ai latifondisti meridionali del Regno di Napoli (Abruzzo compreso).
Sappiamo come andarono le cose: i latifondisti cambiarono bandiera e, come nel “Gattopardo”, tutto rimase come prima! Ma bisognava fare gli Italiani. Servivano le guerre (come oggi) e non il lavoro della terra! Ecco perché il processo unitario non è affatto finito dopo 150 anni. Ecco perché oggi, nonostante tutto, non ci sarebbe niente da festeggiare. Anzi, il 17 marzo 2011, ci sarebbe da osservare l’ennesima giornata di lutto nazionale per i nostri antenati vittime delle camice rosse di Garibaldi e dell’esercito sabaudo.
Chi festeggia Garibaldi e i Savoia, non sa cosa sta facendo perché dimentica le contestuali date delle fucilazioni di massa dei nostri Patrioti risorgimentali vittime dell’ideologia. Garibaldi è il simbolo di un periodo storico che andrebbe studiato veramente e ridiscusso senza particolari stravolgimenti o revisioni anti-storiche, depurandolo dalla propaganda ideologica che in 150 anni è stata pompata nelle nostre menti per esaltare il mito della forzata italianità risorgimentale. L’Unità nazionale oggi non è affatto compiuta.
Mentre montava la Questione meridionale e il dominio delle mafie feudali continuava a soffocare il Sud e il tessuto sano delle imprese, qualcuno teorizzava, come oggi, che tutto era già compiuto! I fatti di Bronte non furono isolati. I contadini morivano sotto le scariche sabaude e tutti tacevano nei palazzi del potere. Una vergogna nazionale che ancora non abbiamo elaborato dopo 150 anni. Verrà il giorno in cui i veri libri di Storia d’Italia finalmente racconteranno ai giovani la Verità sul Risorgimento italiano e sui personaggi come il massone Garibaldi scortato dalle cannoniere di Sua Maestà Britannica mentre depredava città, villaggi, banche, chiese e conventi d’Italia. Una verità fatta di violenza, soprusi, usurpazioni e saccheggi verso i contadini ignoranti, verso i cristiani, verso le Istituzioni del Regno delle Due Sicilie, verso le chiese e i conventi della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, verso i sudditi Italiani del Nord, del Centro e del Sud costretti ad accettare con plebisciti-farsa (vista l’ignoranza della maggioranza della popolazione che viveva del lavoro dei campi) l’idea “britannica” di uno stato nazionale centralista e statalista che nessun contadino italiano dell’epoca voleva (perché non ne avrebbe capito le ragioni), spegnendo le aspettative di Autonomia federale da più parti avanzate (il Federalismo del Beato Antonio Rosmini). Per colpa di personaggi come il “liberatore” Garibaldi e di aristocratici e massoni di mezza Europa, da oltre 150 anni gli Italiani che possono lavorare al Nord per produrre ricchezza vera, stanno mantenendo un carrozzone-stato lontano e padrone, che non rappresenta per nulla le esigenze della Nazione Italia Federale, la nostra terra che amiamo ricostruire dal basso. La Lega Nord Abruzzo protesta contro chi intende costruire nuovi steccati, nuovi confini ideologici e massonici, che non hanno nulla a che spartire con la nostra Storia territoriale. Il nostro omaggio è rivolto allo spirito che muove un popolo a conquistare davvero i propri diritti e la propria libertà mettendo a rischio la vita. Perché la dignità di essere uomini veri si misura con la libertà di poterlo essere sempre e ovunque, a qualunque latitudine e in qualunque epoca. La vera Storia del Risorgimento italiano popolare, non è andata persa. E’ scritta sui veri libri di Storia conservati negli Archivi di Stato e nelle Biblioteche pubbliche e private di tutto il mondo. Se oggi il Nord è la locomotiva economica d’Italia e d’Europa, e se il Sud versa nelle condizioni critiche ereditate da 150 anni, sappiamo già di chi fu l’amara colpa che alcuni però non hanno l’umiltà intellettuale di riconoscere.
Teramo, lì 11 Marzo 2011 Segreteria Prov.le Lega Nord Abruzzo



