– Il Moderatore sarà Sandro Galantini Storico, Giornalista e Scrittore.
– La prefazione del libro è di Simone Gambacorta Critico Letterario, Scrittore e Giornalista.
– Il primo racconto del libro, che ha vinto il premio Teramo anno 2005 nella sezione Pomilio, è stato premiato con motivazione di Renato Minore, Critico Letterario, Scrittore e Giornalista.
– L’invito-programma, la prefazione, la motivazione e la scheda autobiografica dell’autrice, sono riportate in allegato al presente comunicato stampa.
○○○○○○○○○
L’autrice, le Autorita’ Amministrative, l’Assessore alla Cultura e gli Organizzatori saranno lieti della vostra partecipazione; gli stessi, inoltre, chiedono gentilmente la divulgazione con servizi radio-televisivi e articoli giornalistici, negli spazi culturali che si vogliano concedere all’evento, in modo da dare maggiore lustro e importanza mediatica alla Letteratura e Scrittura Abruzzese.
Prove tecniche di esistenza
Sono per lo più storie di donne, quelle che Patrizia Di Donato propone in questi suoi racconti.
Sono donne diverse, abitatrici di vicende che lasciano intravedere una possibile derivazione autobiografica, ma rese sorelle dal comune denominatore di un confronto con la vita e con le difficoltà che la vita riserva: la malattia, la povertà, il lutto, gli amori infelici, la delusione, le brutte sorprese di tutti i giorni.
Non c’è solo il buio, però, in queste pagine, perché i legami familiari, la forza ristoratrice del ricordo, i piccoli bagliori che danno luce soprattutto a chi sappia vederli, agiscono come una corrente calda che, in parte, mitiga la voce severa dei fatti e ne smussa gli angoli più dolorosi. Ma qui il dolore non viene mai nascosto, non viene mai negato, e nessun racconto è zittito dai bavagli consolatori: la nostra autrice diffida degli emollienti non meno che delle
enfasi, e nelle sue parole si sente ancora vibrare il cimento che pian piano le ha portate a volgersi in
narrazioni dotate di equilibrio e linearità; e di un proprio timbro, soprattutto.
Al di là di quel che si legge in ciascun “capitolo” di questo discorso intorno al mestiere di vivere – discorso che, vien da sé, ne sottende uno altrettanto affascinate sulla femminilità, o sui taluni “modi” della femminilità – la scrittura di Patrizia Di Donato trova il suo dato caratteristico in un procedere coeso ma al tempo stesso tremulo, vulnerato, sospirato, con le movenze fabulatorie che tendono a rarefarsi in atmosfere sospese e talvolta volutamente reticenti.
Ne nascono affreschi suggestivi e non di rado seducenti, e che peraltro verso confermano come il rapporto che Patrizia Di Donato in-trattiene con la scrittura nulla abbia a che fare con le vacuità di un passatempo giocoso, e che al contrario sia un esercizio avvertito come obbedienza a un imperativo interiore, una risposta a una necessità di contenimento, di lenimento, di sfogo, anche di resistenza, verso i differenti cortocircuiti – emotivi, sentimentali, valoriali – che ne colpiscono la sensibilità e ne attivano l’istanza scrittoria (al di là del fatto che la sua penna attinga più o meno alle falde del vissuto e tragga spunto dalle regioni della memoria).
I racconti che compongono questo volume propongono una serie di prove tecniche sui nomi e sui volti dell’esistenza, una serie di incursioni, o meglio, una serie di incisioni che, con delicatezza, con pacatezza, entrano nella pelle delle cose alla ricerca di una pro-spettiva diversa.
Al pari di chiunque veda nella scrittura un’indispensabile estensione della propria esperienza, e grazie alle storie e ai personaggi che mette in scena, Patrizia Di Donato spinge il proprio sguardo sulle orme di tante piccole verità che guardano a quell’episodio inson-dabile chiamato vita.
Simone Gambacorta
Motivazione per il Racconto “Che bel dono” vincitore del Premio Teramo 2005, sezione Mario Pomilio.
“Il racconto è molto originale. Partendo dal nucleo famigliare riesce ad inquadrare un mondo, un’epoca. Sempre ironico, sarcastico, lo sguardo della protagonista risulta col tempo disincantato e dolce, quasi nostalgico, quella nostalgia che si prova spesso verso la nostra infanzia, quando tutto sembra un po’ speciale e grande. Una scrittura colta e raffinata che, partendo dalla trama molto semplice, si inerpica fra i ricordi, riflessioni, racconti paralleli che, stranamente, invece di appesantire e rendere difficile la lettura, l’arricchiscono, completandola.”
Renato Minore
Note autobiografiche dell’Autrice
Patrizia Di Donato è nata a Giulianova (TE), città in cui attualmente risiede con la sua famiglia. Dopo la Maturità Magistrale ha iniziato a coltivare con profonda dedizione la sua passione per la scrittura.
Tra gli impegni familiari e quelli di insegnante di sostegno hanno visto la luce diverse opere narrative.
Il romanzo “Il gesto” ha ricevuto una segnalazione di merito al Premio Letterario Nazionale “Nuove Scrittrici” (Pescara 1996); il racconto “L’uovo di Colombo” è stato segnalato nell’edizione 1999 del Premio Teramo e inserito nella raccolta di racconti Ventagli, edito dalla casa editrice Sovera.
Incoraggiata da questi risultati, ha frequentato un Master di Perfezionamento in Scrittura Creativa e Sceneggiatura presso l’Università di Teramo.
Nel 2005 ha vinto il Premio Teramo, nella sezione dedicata allo scrittore abruzzese Mario Pomilio, con il racconto “Che bel dono” che apre la presente raccolta.
Ha frequentato la Scuola di Drammaturgia di Dacia Maraini partecipando alla stesura del testo “Al di là di ogni possibile muro” messo in scena con la regia di Giuseppe Manfridi.
Nel 2006 ha ricevuto un Diploma di merito nel Concorso Internazionale “Lettere D’Amore”.
I racconti “Lettera a Celeste” e “IL Tempo di un aperativo” sono stati pubblicati sulla rivista online “Progetto Babele”.
L’Autrice del libro Patrizia Di Donato




