Quel che resta del parco tra i sette nani litigiosi e il Vomano sgarrupato
Diaconale presidente ? Nulla cambia per i cittadini residenti nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti Della Laga.
Teramo, 10 marzo ’11. Nessun accordo tra i comunelli della Comunità del parco che dovrebbero indicare i propri rappresentanti in seno al consiglio d’amministrazione dell’ente. Ente che continua dunque con un presidente dimezzato , Diaconale, e senza una tattica e una strategia per un governo del territorio ricadente sotto le sue competenze. Il fiume Vomano, che corre parallelamente alla Strada maestra , è a rischio inquinamento fecale. Lo hanno accertato il Ruzzo e gli organi preposti al controllo che hanno verificato come gli scarichi di interi paesi finiscano nel fiume direttamente. Allo stato però per l’ente parco non è possibile spendere un euro sulla prevenzione anche perché i sette nani non si mettono d’accordo sul Cda e intanto Arturo Biancaneve se ne sta nella sua convento di Assergi a organizzare presentazioni di libri e cortometraggi di amici degli amici.
Appena 25 anni fa i teramani di montagna si confrontarono su cosa potesse significare sottoporre una vasta area del proprio territorio a tutela attraverso uno strumento come l’istituzione di un Parco nazionale.
La parola magica su cui si cercò di trovare convergenze fu sviluppo.
Le popolazioni locali nel breve tempo ebbero le prime avvisaglie di cosa stava accadendo e si trovarono a dover consegnare a una burocrazia antidemocratica di nomina romana quanto di più bello e incontaminato loro e i loro padri avevano modellato attraverso un’equilibrata azione nello svolgimento delle attività tradizionali: la montagna sacra.
Ma il volano di sviluppo nel breve tempo si dimostrò subito un tentativo di cablaggio territoriale dove invece di un progetto strategico territoriale, ci si accanì da subito sulle attività tradizionali del territorio (taglio dei boschi, allevamento, coltivazioni tradizionali).
L’impegno preponderante fu quello di dimostrare che quello che le popolazioni avevano fatto sino ad allora, non era più necessario, o meglio evitarlo, perché quei allora individuati “montanari”, sarebbero diventati tutti operatori turistici con il beneficio di poter dimenticare in fretta tutti i sacrifici delle attività tradizionali.
Ma il paradosso consiste nel fatto che tutti i buoni propositi e le ingenti quantità di soldi pubblici sperperati non solo non sono serviti come promesso a cambiare faccia a questi territori ma hanno rappresentato un acceleratore di abbandono, spopolamento e miseria, tanto da provocare un grido di allarme, che passa anche dalla considerazione del vuoto politico nella gestione dell’Ente dove è istituzionalizzata la marginale rappresentanza delle popolazioni locali e dove spesso le beghe di palazzo danneggiano l’unica specie animale non protetta : il teramano di montagna.
Mauro Di Matteo
Lega nord Teramo
Responsabile circoscrizione Gran Sasso



