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Ap – Interventi
La verità nei diari presunti
Un attendibile ritratto di Mussolini
di Piero Vassallo
Veri o presunti i Diari di Mussolini pubblicati da Marcello Dell’Utri? L’indiscussa autorità delle opposte e irriducibili scuole di pensiero non consente di sciogliere il dubbio. Probabil-mente non si saprà mai se i testi in questione sono stati scritti da Mussolini nelle date segnate o da lui copiati frettolosamente dopo il 1943 o inventati da un falsario geniale, uno storico di alto profilo che, oltre tutto, conosceva notizie personali delle quali era al corrente soltanto il duce.
Si può invece affermare la verosimiglianza dei diari attribuiti al duce, testi che smentisco-no la figura grottesca del duce rozzo e feroce guerrafondaio. Le pagine dei Diari, infatti, confermano le confidenze che Benito Mussolini affidò a Yvon de Begnac e le certezze stabilite da storici estranei e/o ostili alla cultura fascista, quali Hanna Arendt, George Mosse, Ernst Nolte, Renzo De Felice. Di più: confermano le opinioni di storici e studiosi estranei all’antifascismo quali Giovanni Volpe, Ennio Innocenti, Giano Accame, Franco Perfetti, Marcello Staglieno, Fausto Belfiori, Primo Siena, Luigi Gagliardi, Luciano Garibaldi, Filippo Giannini, Fabio Andriola, Enrico Landolfi, Davide Sabatini, Francesco Grisi.
La prima notizia che si trae dai Diari è la lucida avversione di Mussolini alla guerra a fianco della Germania. Il duce era amareggiato dalla docilità di Ciano, che aveva firmato il Patto d’acciaio con i tedeschi senza tenere conto delle indicazioni ricevute prima della partenza per Berlino.
Il profilo della Germania nazista inquietava e spaventava Mussolini, che tra sé e sé diceva: “Noi neutrali? [i tedeschi] vorrebbero proteggerci e mettere le mani su tutta la penisola… Poniamo che intervenga l’America, la guerra diventerebbe dura e tremenda – allora il nostro Hitler come vedrebbe la neutralità italiana? – un pieno atto di inimicizia un’intesa con il nemico – un inganno” (Diari, 25 luglio 1939).
E’ lecito sospettare che i Diari siano un falso. Ma il timore del decisivo intervento in guerra dell’America è confermato da documenti storici inoppugnabili. Ad esempio dal promemoria (citato da De Felice) indirizzato da Mussolini a Hitler prima dell’attacco (vittorioso) alla Francia: in esso si afferma che la Germania avrebbe potuto vincere in Francia ma non evitare l’intervento dell’America. E pertanto si consigliava a Hitler di compiere gesti di buon senso, ad esempio permettere la costituzione di uno stato polacco indipendente.
Il presunto guerrafondaio Mussolini si rammarica e scrive: “dovevo parlare a quel malnato tedesco e dire la verità che non abbiamo armi, che non abbiamo mezzi – che abbiamo bisogno di pace per ridimensionare l’Impero per costruire per lavorare – che una guerra non la vogliamo” (Diari 28 luglio 1939).
Il 2 settembre, quando era già in atto l’aggressione tedesca e sovietica alla Polonia, Mussolini scriverà: “Tutti oggi si compiacciono che oggi siamo fuori dal conflitto – ma io no. Non è una soluzione – Una pestilenza quale è una guerra di queste proporzioni non può non dilagare ovunque, non può no contagiare tutto“.
Le ragioni ultime dell’intervento italiano nella II guerra mondiale sono finora sconosciute. Ma la dichiarazione del Diario dimostra che non è inverosimile l’ipotesi che contempla l’inevitabilità della guerra. Tale ipotesi lascia aperte nuove congetture sulle responsabilità del conflitto che sono inscritte (ad esempio) nella mancata dichiarazione di guerra (di Francia e
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Inghilterra) all’alleato sovietico dell’aggressore tedesco in Polonia. Perché il pacifismo democratico funzionò a corrente alternata, ecco una domanda che gli storici dovrebbero porsi.
Il disprezzo che Mussolini nutriva nei confronti del malnato Hitler, infine, è una verità che nessun storico mette seriamente in dubbio. E’ noto che l’Italia fu spinta all’alleanza con la Germania dalla stupidità (e malafede) dimostrate dagli anglo-francesi alla vigilia della guerra per la conquista dell’Etiopia.
Fabio Andriola ha dimostrato che l’impietosa e sprezzante battuta di Mussolini “orribile degenerato sessuale, pazzo pericoloso” fu pronunciata da Mussolini alla presenza di testimoni attendibili e inconfutabili [1].
L’estraneità di Mussolini all’ideologia razzista dichiarata nei Diari era stata riconosciuta da Mosse, il quale dimostrò che “il pensiero nazional-patriottico [tedesco] ebbe una dimensione razzista che il fascismo italiano non aveva” [2].
Bocciato dagli storici di scuola gramsciana, i Diari di Mussolini forse riaprono pagine di storia frettolosamente chiuse dagli apologeti della bombardante meraviglia democratica.
P. V.
1) Citato da Fabio Andriola, in “Mussolini nemico segreto di Hitler”, Piemme, Casale Monferrato 1997, pag. 131. La fonte di Andriola è l’autorevole Paolo Monelli.
2) Il fascismo Verso una teoria generale”, Laterza, Bari 1996, pag. 62.



