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Enzo Ferrari, nei Secoli: un “pezzo” glorioso dei 150 anni della storia d’Italia

Chieti, 17 Marzo ’11, Giovedì, S. Patrizio – Anno XXXII n. 087 – www.abruzzopress.infoabruzzopress@yahoo.it – Tr. Ch 1/81


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Enzo Ferrari, nei Secoli:

un “pezzo” glorioso

dei 150 anni della storia d’Italia

di Lino Manocchia

Ferrari è mito, leggenda, tradizione, fede. Ma  Ferrari è diventato, sopratutto in questi ultimi dolenti anni del nostro Paese, amore d’Italia, simbolo e rispetto dell’Italia. Ferrari è anche speranza in momenti di serenità.

Ferrari è immagine tecnica e ambizione pubblicitaria. Ferrari è entusiasmo, un pezzo glorioso dei 150 anni della storia  d’Italia. Quello che fa di 500 cavallini un concerto inimitabile, ogni  volta una “prima”.

Parole, parole, parole… Quante ne sono state scritte su questo mito, su questo fenomeno, su questa realtà continua? In questa rinnovata ambientazione di successi, con quali parole meglio significarla se non con quelle conclusive dell’autobiografico libro “Ferrari 80”? Parole che suonano consuntivo di una vita di successi osannati e di amarezze più o meno nascoste, quella molteplicità di sensazioni che fluirono sublimate nel titolo inimitato di prima edizione dell’autobiografia: ”Le Gioie terribili”:

«Questa è stata la mia vita, che non esito a definire un ansimante cammino. Infinite volte, dall’età dell’adolescenza, mi sono guardato allo specchio chiedendomi chi fossi, che cosa fossi venuto a fare al mondo, con un acuto tormento. Qualcuno mi ha definito un uomo che  conosce l’umanità del peccato e la crudeltà del vivere. Aggiungerei che so misurarmi nella dimensione  di questo mondo in cui siamo costretti a vivere, prigionieri della illusione del successo.

«Ho superato ormai la cima del monte, con animo disteso e spero di poter continuare il mio lavoro fino all’ultimo giorno. Nel mio lavoro ascoltando la voce armoniosa della materia  plasmata, quasi un germoglio di vita, mi sono avvicinato al mistero dell’anima, ma non sono mai riuscito a scoprire la mia.

«Sono  cristiano, battezzato e cresimato, ho fatto la prima comunione, ma non posso dire di essere un vero cattolico. Quello che ho imparato a scuola mi è apparso nella vita, con il passare degli anni, confuso e  contrastante con le tante situazioni che ho dovuto affrontare.

«Comprendo che il dono della fede si risolve in un grande beneficio per chi lo possiede, ma non ho potuto mai capire come e perché ci si debba rivolgere a Dio e imputargli il bene ed il male che l’umanità  gode e soffre. Non mi pare di aver mai coscientemente compiuto  una cattiva azione. Sono tranquillo, anche se non sereno, anche se così terribilmente imperfetto. Non mi sono mai pentito. Rammaricato spesso, pentito  mai, perché ripeterei le stesse azioni, comportandomi però in modo completamente diverso. L’egoismo ci domina e ci isola. Ci induce spesso a considerare il prossimo per il male che potrebbe farci piuttosto che per il bene che ne potremmo ricevere.

«Credo che se  mi fosse offerto di ricominciare il cammino percorso non accetterei. Non

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ABRUZZOpress – N. 087 del 17 marzo ’11                                                                                                                               Pag 2

credo, perché mi dispiacerebbe tornare in un mondo nel quale la forza va sostituendosi alla ragione. Rivivere poi in questa mia patria, dove quotidianamente sono violentato dalla sagra di sermoni politici e sociali che ha dissolto la convivenza civile nel lavoro, lo rifiuterei.

«Non  potevo immaginare che nel prezzo della notorietà, da me puntualmente pagato a ogni passo della vita, fosse inclusa la distruzione della tomba nella quale ventitrè anni fa ho seppellito mio figlio Dino. Io mi sento solo, dopo tanti avvenimenti, e quasi colpevole di essere  sopravvissuto. A volte penso che il dolore non sia altro che un esasperato attaccamento alla vita, di fronte alla allucinante fragilità dell’esistenza. »

(da “Ferrari   80″ )

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