Cultura & Società

Bijou Bar Via Galilei 6 – San Benedetto del Tronto (AP) Venerdi 18 Marzo ore 21.15 UN PITTORE Sandra Di Marcantonio E UNO SCRITTORE Gina Galieni

Bijou Bar

Via Galilei 6 – San Benedetto del Tronto (AP) Venerdi 18 Marzo ore 21.15

UN PITTORE Sandra Di Marcantonio

E UNO SCRITTORE Gina Galieni

al mese

Sandra Di Marcantonio

Pittura orientata verso “l’essenzialita’ del simbolico” con uno stile pulito e carico di espressivita’, con tramature fatte di iperspazialita’. I richiami di spazialita’ a coloritura oscillano tra orientamenti rinascimentali ed architetture che risentono di un

forte influsso orientale. La valenza metasimbolica, emerge nell’impulso ad oltrepassare la soglia della razionalita’ formale delle categorie e delle tipologie concettuali al cui interno la “citazione” e la “relazione soggetto-simbolo” e’ solitamente imprigionata.

L’artista elabora l’esperienza soggettiva con un concetto evocativo di archetipi universali. Non possiamo fare a meno di cogliere una presenza intrinseca di matrice etnicoculturale ultramillenaria, legata alle sue tappe peruviane. Appare latente una sorta di ricerca archeo-antropologico-popolare per un tentativo di ripristino di una memoria ricostruttiva a valenze intimintistico-suggestive. Per l’artista, l’arte, appartenente all’interiorita’ dell’essere, tramite il simbolo, rappresenta un frutto meditativo-contemplativo. Segno, materia, colore s’incontrano in un paesaggio fatto di specchi a carattere lirico-sognante e di continue immersioni favolisticomitologiche,

realizzando una straordinaria delicatezza dipinta “in grande”. Sogno, acqua, aria, fuoco avvolgono infatti, un’arte dal piglio internazionalistico, quasi a giocare una voglia avanguardistica, mai deturpata dal quotidiano, con un volitare elegiaco alitante immagini e magie del tempo presente, filtrato in lenti passaggi temporali di stesura esistenziale.

ANTONIO LERA

Gina Galieni

Gina Galieni, cammina da sola, lungo un sentiero da dove può vedere il “vecchio” e recuperare l’intimo. I versi che leggiamo al primo impatto possono non dirci nulla, ma in seguito cominciamo a decodificare immagini operaie dell’animo ed a guardare attentamente ricordi e antichi sogni, illusioni che sembrano non avere fine. C’è tanta realtà e verità e c’è anche vero dolore. Parole che dicono di speranze stanche ma

mai perdute, di felicità che forse non c’è sempre stata ma s’è sempre intravista. Un intreccio di ombre piccole in un mondo infinito nel quale sono finiti i voli della mente e del cuore. consumati nella sperduto

specchio di esperienze desideri perduti e rivela a ognuno qualcosa di sé stesso medita sul probabile senso della sua fatica poetica in cui navigano imbarcazioni labili, scene quasi viste in lontananza, vecchie fotografie di un’idea di sé posta in uno spazio evocativo di tracce di vite passate. Andare e venire di ciò che si è stati e che non si è più, in una partitura di suoni e canzoni a mezza voce che ancora ci appartiene, ma, risulta ormai ovattata, attutita, senza quel disincanto di sospensione dello spazio astratto, vivendo una condizione concreta e quotidiana attraverso una larga vicinanza emotiva, un reticolato erto di stati d’animo senza troppi cedimenti romantici. La scrittrice, resta aggrappata ad un equilibrio intero-esteriore, al ciclo concreto della terra, divorata da insicurezze e sensazioni che cercano una relazione con l’ambiente. Affiorano caratteri, anime e segni che evidenziano come nello spazio di un libro forse, poco cambia dell’ inclinazione umana e l’anima riflessiva di notte sembra percorrere interminabili tempi e spazi antichi uscendo dal corpo addormentato. Destino poetico che si compie attraverso parole fatte di approvazione o disapprovazione, attraverso un sogno che sogna se stesso nel tentativo di svelare i propri misteri e far capire una realtà più profonda, il messaggio di Dio da interpretare.

Antonio Lera

ed alla personale di

EWA MARIA HAMCZYC

19 Marzo ore 17.00

Palazzina Azzurra

La luce Diversa. Questa è il titolo della sua recentissima prima mostra personale alla Palazzina Azzurra, a cui segue questa che da stasera per un mese resterà al Bijou Bar, dell’artista che ha cominciato a dipingere non più giovanissima nel 2003, mossa da una volontà incoercibile di restituire alla vita il suo significato più vero, quello che lei battezza come “la luce diversa”. I suoi dipinti superano una carica naturale di romanticismo per articolare un percorso che si può definire transazionale, nell’approdare ad un sovradimensionamento pittorico ipersensibile che tesse una ristrutturazione armonica del colore, sviluppando una simbologia dell’essere immagine in divenire, laddove la sua luce gli arriva da lontano (da dietro). Trae spunti da correnti come il liberty, il simbolismo, l’impressionismo ed i movimenti d’avanguardia per la propria prassi creativa che dalle ricerche dei formisti estrapola il concetto della molteplicità della realtà nell’arte, mescolando i seguenti elementi: realtà popolare delle cose (primitivismo), realtà fisica delle cose (realismo), realtà sensuale (impressionismo), realtà visionaria (futurismo). Arriva alla concezione dell’unismo, con una pittura non solo forma e colore in cui a volte l’unico obiettivo del quadro è la stessa pittura, realizzata esclusivamente con il colore ed a volte ritorna una pittura tematica, trasmettente i suoi argomenti in maniera realistica.  Non da meno l’artista sa, da un lato, continuare le tradizioni ottocentesche del ritratto e, comunque dall’altro, superare il dominio del realismo attraverso contatti con l’arte internazionale, ragion per cui, in alcune opere appaiono fusi insieme diversi elementi d’espressione: liberty, pop-art, collage e fotografia. La sua pittura diviene a tratti organismo sintetico, nel realismo dei dettagli, legato al surrealismo che esprime tramite simboli e ritualità, una coscienza creatrice di interessanti strutture spaziali  e mondi indomiti fatti di pseudocollage.

Antonio Lera

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