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INDY: Corsa del brivido e dei milioni
di Lino Manocchia
Rieccoci a Indianapolis la grande, la pazza, la spettacolare: trentatre concorrenti, 200 giri del mitico ovale, con vetture da fare invidia che si battono per diversi milioni di dollari girando alla media di 225 miglia orarie. Era la 500 Indy di diversi anni or sono, quando i tecnici, gli sportivi ed I piloti che battezzavano la corsa: “spettacolare” con il suo brivido, col suo “show” senza pari. Era l’era dei “grandi piloti” tipo Mario Andretti, A.J.Foyth, gli Unser, i Mears, Jimmy Clark, Graham Hill, Parnell Jones (che festeggia il 50° anniversario del suo record di gara 1962) e prima ancora gli inglesi: Graham Hill, Jimmy Clark, Jackie Stewart, che non temevano l’ardimento degli americani, applauditi da oltre 250 mila spettatori venuti da mezzo mondo.
Era una volta, dicevamo, tutta un superlativo. Non si poteva fare a meno, parlando di Indy, di pensare ad una ricca signora adornata di gioielli. Le 33 macchine ed i 33 assi qualificati che guidavano i variopinti mostri, il lavoro svolto durante le 3-4 ora di gara, la precisione, il coraggio facevano della 500 la supercorsa, la più ricca, la più veloce che occhio umano ricordi. Inutile ripetere che due italiani Dario Resta e Peter De Paolo s’innestarono ai primi albori, nella lista d’oro, e che Alberto Ascari è stato l’unico “italiano” su Ferrari, a tentare sfortunatamente la diabolica corsa. Sulla pista dal fondo di mattoni rossi – convertita poi all’asfalto – erano presenti le macchine più moderne, veloci e sofisticate del mondo.
Abbiamo chiesto a Mario Andretti: le prove di qualifica che cosa indicano?
«Che la pole position serve soltanto a far guadagnare 50 mila dollari a colui che compirà le quattro tornate col miglior tempo. Partire tra i primi è sempre un bene, ma occorre giungere
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ABRUZZOpress – N. 166 di Lunedì 21 Maggio ’12 Pag 2
alla fine per beccarsi quanto più dollari possibili. Ormai per legge meccanica dei 33 partenti soltanto una metà giungerà al traguardo. Indianapolis non à una corsa per pazzi, Indy bisogna vederla, comprenderla per apprezzarla.»
I CONCORRENTI – La 96ma edizione di quest’anno non ha creato il batticuore né agli sportivi né tra gli organizzatori. I concorrenti.Ryan Briscoe del team Penske è riuscito a spingere la macchina sino alle 226.484 miglia, seguito a ruota dal novellino James Hinchcliffe, poi Ray Hunter Raey e quindi Marco Andretti con 225.456. La grande sorpresa è stata il quinto posto nella griglia di partenza con l super campione Will Power, che avrà al fianco dell’altro gruppo Penske, appunto il brasiliano Helio Castroneves seguito da un gruppetto delle 224 miglia orarie nel quale figura (decimo) anche Rubens Barrichello.
I poulain di Chip Ganassi, campioni, Scott Dixon e Dario Franchitti lamentando un pessimo rendimento dei motori Honda si son ritrovati 15* e 16° rispettivamente. Il resto alimentato dai diversi rookie e 3 donne con in testa Patrick Carpentier, figliastro dell’ex duce della Indycar Tony George, finito al muro durante le prove dovrà partire in coda.. Queste le prime notizie della “moderna 500miglia di Indy tanto diversa da quelle di anni or sono, che i tecnici, gli sportivi ed I piloti “battezzarono : “spettacolare” con il suo brivido, col suo “show” senza eguali,applauditi da oltre 250 mila spettatori venuti da mezzo mondo. Tutta, dicevamo, un superlativo.
Velocità, brivido, spettacolo, ed il “volo” dei piloti che affrontano i due banchi elevati, che sono state da oltre 100 anni, osservate, applaudite da più di 50 milioni di spettatori di tutta la terra. La città dell’Indiana appare come un immenso carnevale,dal via vai congestionato. Questo perche’ si corre, come detto, la mitica 500 miglia che richiamerà, si spera, tanta gente. Ci sarà, come detto, anche una novità: l’ex ferrarista; Barrichello il quale ha “scoperto” che ad Indy esistono le quattro curve più difficili dell’automobilismo che Mario Andretti ha definito: “Le quattro sorelle, tutte eguali ma una diversa dall’altra”.
Tuttavia da un paio d’anni si soffre la mancanza dei big delle passate serie (Cart-Champ car), e lo spirito e l’interesse che i “grandi” sapevano donare . Molti avranno dimenticato-per fortuna- i momenti di titubanza esistenti quando, al comando del grande Colosseo d’acciaio c’era quel Tony George, assurto capitano, della “barca” il quale fu piu’ volte costretto anche a cercare con la candelina, piloti e team di seconda mano pur di completare lo schieramento, e questo per l’insulsa guerra fredda fratricida con il magnate Jerry Forsythe, fondatore della nota Champ car, guerra che incrinò sempre più il prestigio del grande ovale.
Il cronista, che ha effettuato per 40 anni i servizi dal famoso ovale, augura successo alla edizione 2012 che vede sul piatto d’argento circa 13 milioni di dollari – anche per l’ultimo arrivato – mentre il vincitore potrebbe portare a casa qualcosa come 2 milioni e mezzo, pari a 1250 dollari a giro.
Non ci soffermiamo, per rispetto ai deceduti, su due micidiali incidenti che gli sportivi definirono “l’Apocalisse” L’ultimo quello dell’inglese, ottimo pilota, Dan Wheldom che ha lasciato un mesto ricordo sempre vivo. E sentita sara’ anche l’assenza di uno dei piu’ noti e stimati team:”Il Newman-Haas” . perla della ricca collana di uomini e macchine che per anni ha trionfato contro i piu’ duri avversari della serie ed oltre.
Una domanda di dovere:”chi vincerà la corsa dei milioni? Mai come in questo caso il pronostico rimane una nebulosa impossibile a risolvere. Secondo una logica strana,la dea bendata propende per l’italo scozzese Dario Franchitti, già vincitore a Indy, per il tre volte campione della serie Indy car, l’australiano Will Power,tallonato dal brasiliano Helio Castroneves duplice vincitore a Indianapolis,che potrebbero creare un “miracolo”. Si può tuttavia, affermare che la grande manifestazione di fine maggio si risolverà in un duello che terrà schiacciati al televisore oltre 65 milioni di aficionados ai quali, proprio un novellino, potrebbe offrire la pillola dolce della vittoria..
L.M.