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September , 2010
Friday

GiulianovaNews

"Giulianova News Notizie. www.giulianovanews.it Il primo giornale online sulla Città di Giulianova. Diretto da Walter De Berardinis"

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Pescara. Flavio Branciaroli “profeta” di luce e chiarezza, di Lino Manocchia

Postato da admin Il 15 giugno 2010 LASCIA UN COMMENTO
Flavio Branciaroli

Flavio Branciaroli

Chieti, 14 Giugno, Lunedì,. S. Basilio – Anno XXXI n. 224 – www.abruzzopress.infoabruzzopress@yahoo.it – Tr. di.Ch n. 1/’81


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Ap – I Maestri

Flavio Branciaroli

“profeta” di luce e chiarezza

di Lino Manocchia

PESCARA, 14 Giugno ’10 – Quando si entra nel vasto studio della BTM (Branciaroli- Mucci-Tardino) si ha la sensazione di visitare una novella città circondata da ville, giardini, palazzi dai riflessi di luce argentei, forti, avvincenti, che parlano un linguaggio futuristico. Il “regista” – e fondatore – di questo mondo surreale, tanto caro a Hollywood, è Flavio Branciaroli, nato 63 anni fa, da vecchio ceppo abruzzese. Lo “appoggiano”


due validi associati (Umberto Mucci, Gialluca Tardino), una squadra operante, che va per la maggiore, composta da 7 architetti – senior e juniors – ed un disegnatore.

Flavio Branciaroli (nella grafica un suo bozzetto della stazione ferroviaria di Giulianova), alieno all’esibizionismo, allergico alle pose, all’enfasi e alla pubblicità, ha più talento che carisma. Paziente con i clienti, aiuta gli studenti ed altri professionisti che hanno bisogno. Flavio Crede nei miracoli, nella volontà e nel lavoro come molla per creare benessere, e nella fortuna “qualche volta può giungere inaspettatamente”.

Per conoscere meglio i nostri personaggi abbiamo accoppia-

piato papà Flavio e la carismatica figlia Paola.

Ad entrambi abbiamo rivolto le nostre domande:

Flavio, in architettura ogni meta è raggiungibile?

«Lo studio e la prassi quotidiana possono far raggiungere traguardi difficili e spesso impossibili.»

Paola, quali sono le fonti di ispirazione?

«Non solo le architetture, ma spesso anche un bel paesaggio, un quadro, la musica possono ispirare una idea di architettura.» (foto, studio al completo)

Flavio, il segreto della perfezione?

«Il lavoro, l’esperienza, il controllo portato a sistema e la voglia di non mollare mai.»

Chi è per Branciaroli il favorito archi-tetto del passato?

«L’architetto del passato che più mi interessa è Frank Lloyd Wright (Usa), perché le sue opere fanno ancora scuola e rimangono le più attuali.»

Paola, qual è la virtù di un architetto?

«La pazienza verso i committenti, che spesso non sono in grado di comprendere molti dei principi che sono alla base delle scelte architettoniche, cercando sempre la

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ABRUZZOpress – N. 224 del 14 giugno ’10                                                                                                                             Pag 2

soluzione più semplice ed economica. E, in parallelo, potrei dire la tenacia nel credere e portare avanti le proprie idee.»

Flavio, qual è il suo soggetto preferito nel campo architettonico?

«La residenza singola e la modellazione ambientale.»

A cosa l’architettura l’ha fatta rinunciare?

«Alla pittura, ma spero sempre di recuperare il tempo perso.»

Il momento più bello della sua carriera?

«Da una idea nata per gioco ho raccolto il miracolo di una realizzazione molto apprezzata ed ammirata da tanti. Mi riferisco ad un edificio residenziale sito in Viale Kennedy a Pescara, che molti hanno provato ad imitare senza esito.»

Paola, cosa più l’esalta?

«Fare bene il mio lavoro e riuscire a dare consistenza alle mie idee, realizzando ambienti piacevoli dove trascorrere il proprio tempo. Realizzare, insomma, un’opera degna di essere goduta.»

Come noto Paola è alla ricerca di Dottorato in Architettura ed Urbanistica (presso la Scuola Superiore G. d’Annunzio (Tutori: P. Barbieri – P. Rovigatti) ed indaga le modalità per  rifunzionalizzare la Città a seguito di una Catastrofe. Analizza i Dispositivi SOCIO-URBANI in grado di ricreare Identità urbana/Sviluppo economico/Coesione sociale attraverso i quali il Cittadino a poco a poco si ri-appropria dei suoi Spazi, riapprezzandone i Valori, rivivendo  la Città.

C’è talento senza entusiasmo?

«L’entusiasmo aiuta il talento, che da solo non basta. L’entusiasmo è  il carburante che accende il meglio di noi, ma non è l’unico.»

Flavio, l’architettura concede il libero arbitrio di scelta?

«Normalmente in architettura si parte sempre da temi vincolanti e bloccati, la bravura è la capacità di trasformare gli obblighi coercitivi in scelte libere e geniali. Comunque un bravo architetto deve saper trasformare i limiti in risorse.»

Quali sono i massimi accorgimenti per la costruzione di cui un architetto deve tener conto?

«Un architetto deve sempre tener conto del contesto ambientale e assecondarne le caratteristiche fondamentali: considerare che l’architettura non deve essere un monumento a se stessi, ma un utile ausilio per il vivere civile e che, comunque, la tecnologia costruttiva deve essere un parametro da non sottostimare per il raggiungimento di detti scopi.

Costa caro il successo?

«Il successo non costa caro se fa parte di un percorso di vita che non prevede il tempo di fare troppi bilanci e di commiserarsi.»

Qual è la chiave del successo di Branciaroli?

«La chiave del successo forse è ’incrollabile fiducia nella mia spiritualità ela certezza di poter superare le difficolta che si incontrano in questa professione.»

Ricordi di gioventù?

«Ricordo gli incoraggiamenti ai numerosi ed infantili disegni che all’età di sei anni mostravo al barbiere che aveva il negozio proprio accanto a quello di mio nonno Giuseppe, a Giulianova. E non so quanti sogni ho fatto su quei cartoni. Facevo schizzi a centinaia sui quaderni di filosofia, di storia, di matematica, di latino, con grande preoccupazione dei miei docenti. Ricordo la prima ed unica mostra di disegni ad inchiostro realizzati all’età di 17 anni che, con lo stupore di mio padre ed il dispiacere mio, si risolse con un successo tale di vendite che mi privò di tutte le opere realizzate quell’estate.»

Questo è Flavio Branciaroli, moderno architetto della nostra generazione. Elegante e molto umanistico, è considerato un “profeta” della luce e della chiarezza.

LINO MANOCCHIA

New York:                                                              Londra:                                                                    Milano:

Lino Manocchia, Linoman98@aol.com      Emiliana Marcuccilli, emilianamarcuccilli@libero.it Alessandra Nigro alessandra.nigro@gmail.com

ABRUZZOpress è inviato ad autorità, enti, agenzie ed organi d’informazione regionali, nazionali, esteri

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Teramo. Enrico Melozzi (Teramo,1977) Compositore, violoncellista. Di Carina Spurio di Carina Spuri

Postato da admin Il 1 giugno 2010 LASCIA UN COMMENTO

Enrico Melozzi (Teramo,1977) Compositore, violoncellista.

di Carina Spurio

Lo contatto su facebook. Ormai “la piattaforma sociale” ci possiede tutti. Gli chiedo se posso fargli un’intervista. Risponde dopo qualche giorno chiedendomi come intendo strutturare le domande, perché ciò che si legge di lui online è standard. In una email successiva gli chiedo di avere fiducia in me. Sento che non ne ha e la cosa mi elettrizza. Qualche giorno dopo, il noto violoncellista e compositore teramano, risponde alla mia email contenente il file delle domande: “bellissima intervista quasi commuovente…ora ci penso e poi ti scrivo tutto… grazie mille…a prestissimissimo poetessa!” Sorrido.

L’anagrafe ti vuole nato a Teramo senza uno spartito che ti annunci e senza nemmeno il sospetto di una predestinazione. E invece, sei venuto al mondo con un tuo progetto, guidato dal tuo personale genio. La tua vocazione si esprime durante l’adolescenza. All’età di 12 anni ti allontani dallo sport forzatamente e dal tuo maestro di vita Tiberio Cianciotta. Non avresti mai creduto che la musica sarebbe stata la tua vita. Racconta…

Nessuna predestinazione sicuramente, anche se qualche indizio c’era. Mio nonno materno Mimì D’Ignazio era un bravissimo chitarrista classico autodidatta, ma non professionista. Non l’ho mai conosciuto. Mentre mio padre Tino ha cantato nel coro Verdi di Teramo. Anche mia madre Franca è sempre stata appassionata di musica ma niente di più. Mia sorella suona discretamente la chitarra ancora oggi. Poi arrivo io, che ho sempre cantato e fischiato dalla mattina alla sera, ma di certo nessuno si sarebbe mai aspettato in famiglia che sarei diventato un musicista. Il primo rimprovero a scuola lo presi il primo giorno di scuola. Perchè stavo fischiando in classe. Tornato a casa mi lamentai del fatto che la scuola non mi piaceva, perchè “non si poteva nemmeno fischiare”. Un giorno ricordo che vennero a fare i provini per il coro di voci bianche. Molti bambini della mia classe furono presi subito. Cantavano tutti “Fra’ Martino Campanaro”. Io decisi di cantare “Baby I Love You” dei Bee-Hive, il gruppo rock del cartone animato “Kiss Me Licia”. Non fui preso al coro di Cinzia Cantoresi. Che forse pensò che avrei destabilizzato il gruppo. Aveva ragione. Allora chiesi a mia madre se mi faceva suonare il pianoforte. Avevo 8 anni. Mia madre subito mi iscrisse a lezioni di pianoforte e ne affittò uno da Della Noce, ma la cosa proprio non mi scendeva giù. Non mi piacevano i pezzi che mi facevano suonare, mi irritavo al solo pensiero di studiare solfeggio. Sentivo intorno a me un mondo pieno di polvere e di dogmi. Lasciai un paio di anni dopo. Mi dedicavo con passione sfrenata allo sport, nel quale riuscivo bene in diverse discipline. Risultai il secondo “Ragazzo più veloce di Teramo”, vincevo sempre ai “Giochi della Gioventù”, nel salto in lungo, staffetta, corsa. Maratona. Il mio maestro era Tiberio Cianciotta. Lui mi ha insegnato le regole della vita e dello sport. E io ogni giorno frequentavo la palestra, marinando il catechismo, e d’estate andavo al campo scuola. Mi allenavo. Poi fui costretto a lasciare tutto, come dici tu: forzatamente. Il 31 luglio del 1988 una motocicletta mi investì nei pressi del lungomare di Giulianova. Riportai tante fratture, e tanti altri problemi. Da qui la mia cicatrice in fronte che mi caratterizza. Dopo un paio di anni passati sulla sedia a rotelle tra gli ospedali del centro Italia ripresi regolarmente la scuola.

Ingmar Bergman all’età di  7 anni, desiderava di ricevere in regalo un proiettore, dopo che i suoi genitori lo avevano portato al cinema per la prima volta. In un passo della sua biografia si legge: “Tutto è cominciato di lì. Mi prese una febbre che non mi ha mai piu’ lasciato. Dopo 60 anni ho ancora quella febbre.”

L’incontro della tua musica con le immagini avvia una catena di eventi, ciascuno ha spinto al successivo. Anche Enrico nel durante sentiva quella febbre?

Alla Zippilli una professoressa di musica, una supplente di cui non ricordo il nome, ci fece vedere il capolavoro di Milos Forman “Amadeus”. La vita di Mozart mi sconvolse letteralmente, e da quel momento alla Zippilli tutti mi chiamarono “Melozart”. Poi sono cresciuto sperando di diventare un musicista, sapendo dentro di me che forse era impossibile. Decisi di iniziare gli studi di violoncello perchè al Braga non mi presero nemmeno lì. Infatti io volevo studiare la tromba. Ma non fui preso perchè mancino (giuro che è vero!). Allora “ripiegai” sul violoncello, strumento che ho però amato da subito, e gli ho dedicato tanto tempo e passione. Poi ritentai la sorte anche al Coro di Cinzia Cantoresi. Fui preso anche lì. E ci trascorsi tanti anni. Terminati gli studi al Liceo Classico, senza nemmeno il diplomino di solfeggio, decisi di non iscrivermi all’università, perchè volevo solo fare la musica. E’ così ho fatto. Per fortuna poi mi sono accorto che avevo fatto bene. Ma l’incertezza nei primi tempi regnava sovrana, e le difficoltà sono state molte. Ma sentivo dentro che la musica mi riusciva bene. Mi sentivo a mio agio. Finito il liceo Classico decisi di lasciare anche il coro. E ne ricordo l’ultimo concerto, dove diressi 2 corali a 4 voci che avevo composto alla maniera di J.S.Bach. Mi anche iscrissi a composizione a Pescara e facevo su e giù con la littorina. Poi due incontri pazzeschi: Michael Riessler in Germania che mi ha aperto gli occhi, e mi ha insegnato il mestiere e l’artigianato che si nasconde dietro all’arte; e Federico Savina, l’ingegnere del suono di Fellini, Mina, Antonioni, Rota, Morricone…(e tanti altri…) che mi ha insegnato tutti i segreti del suono cinematografico. Da quel momento ho capito che gli incontri non si fanno a caso, e ho rispettato il mio destino.

Dalla provincia all’ Inghilterra, poi: Roma, Teramo, Bonn e ancora Teramo, con una sinfonia concertante dedicata alla tua città. Sembra che il tuo essere eseguiva solo ciò che poteva essere come se fosse necessario. Ciò che poteva essere segue il rischio, il quale, una volta stabilito, viene deciso immediatamente. Dentro di te hai sentito di piu’ il rischio o la predestinazione?

Entrambi. La predestinazione forse può sembrare un po’ esagerato, ma una specie di senso del dovere nel cambiare le cose lo sento in maniera profonda. Spesso ho sentito dire “Ma chi c’è dietro Melozzi?”, “Chi protegge Melozzi”…la risposta è “c’è dietro solo una grande passione, un lavoro incessante, una lunga schiera di collaboratori miei coetanei validissimi”. Il caso ha influito moltissimo. Quella serie di concerti li ricordo con affetto perchè mi ritrovai a suonare nella casa natale di Beethoven, e poi poco dopo al Duomo di Teramo, dove fu messa in scena la prova generale per una rivoluzione culturale Teramana. Di lì la fondazione di Nuove Armonie, che in un certo senso ha caratterizzato anche la mia poetica musicale. C’è chi dice che la mia sinfonia rispecchia i diversi momenti della battaglia di Nuove Armonie. E io appoggio questa lettura. Anche se in realtà si ispira ai testi dell’Apocalisse, e per certi versi ogni rivoluzione è un’Apocalisse.

Tra mille frasi ricorrenti, nelle tue interviste leggo che hai lavorato molto e con passione. Secondo te la passione avverte la fatica?

La passione non avverte la fatica nella maniera più assoluta. La passione trasforma il lavoro in un gioco, e se il gioco è bello, diventa difficile trovare un bambino che smetta di giocare.

Ti muovi tra diversi generi e stili, dalla musica classica al jazz, dalla musica contemporanea alle particolari forme di improvvisazione. In realtà quale stile senti tuo?

Il mio istinto primordiale è e rimane quello classico, o neo-classico. Conosco tantissimi stili musicali perchè sono un ascoltatore curioso ed aperto, e considero tutti questi diversi stili come tanti colori sulla mia tavolozza di note. Ho comunque un interesse crescente per la musica meccanica e “…a manovella”.

Nel prossimo futuro, intendi ancora regalare le tue composizioni alle immagini, oppure da qualche altra parte di te esiste un bisogno ineludibile? Per esempio, donare la tua arte ai giovani, insegnarla, tramandarla.

Quello di tramandare qualcosa alle nuove generazioni è un’idea che mi tormenta da molti anni e che ogni giorno di più considero, visto lo stato di abbandono formativo-culturale dei poveri ragazzi che vivono a Teramo. Non sono escluse sorprese a breve, sempre se riuscirò a coniugare il mio lavoro con questo interessantissimo momento di incontro e di crescita per tutti.

C’è una domanda che avresti voluto ti facessi e che invece non ti ho fatto?

Avrei voluto parlarti di astrologia e della mia vita privata ma non me lo hai chiesto!

Enrico Melozzi (Teramo, 1977) è un compositore e violoncellista italiano. È considerato uno dei più rappresentativi artisti Abruzzesi.

Si diploma in violoncello e parallelamente studia composizione in Italia sotto l’influenza di Franco Piersanti, Luis Bacalov (presso la Scuola Nazionale di Cinema) e Ennio Morricone, mentre in Germania approfondisce la musica contemporanea con Michael Riessler, di cui diventa assistente nel 1999. Le sue esperienze musicali costituiscono un ventaglio molto ampio che ricopre praticamente tutti i generi musicali. Nel 2005 la sua opera multimediale “Oliver Twist” viene eseguita all’Auditorium Parco della Musica di Roma, e Melozzi diventa così il primo compositore abruzzese a dirigere una propria opera nel prestigioso Auditorium capitolino.

Nel 2003 fonda con Stefano De Angelis il gruppo di musica elettronica LISMAPROJECT, che debutta a livello europeo nel febbraio 2007, eseguendo la colonna sonora del film restaurato Hamlet (1921) con Asta Nielsen di fronte alla meravigliosa platea del teatro Volksbühne, durante il 57° Festival di Berlino.

Sempre nello stesso anno fonda l’etichetta discografica Romana CINIk.

Nell’ambito dei festeggiamenti per la riapertura del Duomo di Teramo dopo tre anni di restauri, il 25 ottobre 2007 ha diretto la sua Sinfonia Concertante dal titolo “Il nuovo Tempio”, per organo, orchestra d’archi e percussioni.

Sempre più frequentemente si dedica alla composizione di colonne sonore per il cinema.

FILMOGRAFIA COMPLETA:

“Il Viaggio di Kalibani” di Alessandro De Michele (post-production)

“L’Uomo Fiammifero” regia di Marco Chiarini

“Colpa Nostra” di G.Caporale e W.Nanni

“Malitalia” di L. Aprati

“Il Gioco”  regia di  Adriano Giannini

“La Casa Sulle Nuvole” regia di Claudio Giovannesi

“Fratelli D’Italia” regia di Claudio Giovannesi

“Diario di Un Curato di Montagna” regia di Stefano Saverioni

“Le cose in te nascoste”  regia di Vito Vinci

“Hamlet” (1921 – restaured version 2007) di Asta Nielsen

“La Madonna della Frutta” regia di Paola Randi

“Rosso di sera” regia di Ivan Silvestrini

“Mater Natura”     (additional composer) regia di Massimo Andrei

“Esercizi di Magia” regia di Marco Chiarini

“Lo Spazzolino da denti” regia di Marco Chiarini

“Là Fuori” regia di Cristian De Mattheis

“MunnezzaMonAmour” regia di Michele Carrillo

“Dediche D’Amore” regia di Alessandro Merluzzi

Awards

* NASTRO D’ARGENTO MIGLIOR CORTOMETRAGGIO 2009 – IL GIOCO DI ADRIANO GIANNINI.

* B.A.F.F. , BEST ORIGINAL SOUNDTRACK, 2009, LE COSE IN TE NASCOSTE DI VITO VINCI COMPOSER LISMA PROJECT (ENRICO MELOZZI E STEFANO DE ANGELIS)

* BEST ORIGINAL SOUNDTRACK – ROMA VIDEOCLIP 2009. LA CASA SULLE NUVOLE

* DAVID DI DONATELLO, BEST FILM (NOMINATION), 2010, L’UOMO FIAMMIFERO

* DAVID DI DONATELLO, BEST DOCUMENTARY FILM (NOMINATION), 2009, DIARIO DI UN CURATO DI MONTAGNA DI STEFANO SAVERIONI

* DAVID DI DONATELLO, BEST SHORT FILM (NOMINATION), 2009, LA MADONNA DELLA FRUTTA DI PAOLA RANDI

* ARRIVANO I CORTI, BEST ORIGINAL SOUNDTRACK, 2006, DEDICHE D’AMORE DI ALESSANDRO MERLUZZI

* CORTO D’ANZIO, BEST ORIGINAL SOUNDTRACK, 2006, DEDICHE D’AMORE DI ALESSANDRO MERLUZZI

* FESTIVAL DI CASTEL GANDOLFO, BEST ORIGINAL SOUNDTRACK – LA’ FUORI DI CHRISTIAN DE MATTHEIS, 2007

Giulianova. Il Circolo Nautico Migliori col vento in poppa. Intervista a Pietro Campanaro, coordinatore delle attività sociali.

Postato da admin Il 19 maggio 2010 LASCIA UN COMMENTO

Giulianova. Il Circolo Nautico Migliori col vento in poppa. Intervista a Pietro Campanaro, coordinatore delle attività sociali.

di Walter De Berardinis

Dott. Pietro Campanaro

Abbiamo incontrato, durante lo svolgimento della tappa della XII edizione  Trofeo dei Tre Mari, il Coordinatore delle Attività Sociali del Circolo nautico Migliori, il dott. Pietro Campanaro. L’importante Trofeo dei tre mari coincide anche con il Trofeo Colombati che si svolge da anni in memoria del mai dimenticato Prof. Mauro Colombati, noto medico che aveva dato lustro al presidio ospedaliero cittadino ed aveva ricoperto la carica di Presidente del Circolo.

Che bilancio fate di questa ultima edizione?

Un bilancio più che positivo, a parte le condizioni meteo che hanno condizionato le regate la partecipazione è stata numerosa (41 Cadetti e 57 Juniores) provenienti da diversi ed importanti Circolo Velici e associazioni sportive che si affacciano sul tirreno, ionio e adriatico. Se andiamo a considerare anche la presenza degli istruttori dei ragazzi, genitori ed accompagnatori il movimento per le strutture ricettive di Giulianova è stato elevato e poi è importante ricordare che questo trofeo ha una visibilità nazionale in quanto organizzato dalla FIV (Federazione Italiana Vela).

Quindi l’apparato organizzativo è stato all’altezza dell’evento?

L’organizzazione dell’evento ha alle spalle la FIV senza la quale, manifestazioni così importanti, sarebbe praticamente impossibile organizzare. Un particolare impegno lo ha messo Francesco Ettorre, giuliese purosangue, consigliere nazionale FIV che ha coordinato tutte le operazioni. Il Circolo Nautico, essendo la base logistica della manifestazione, si è impegnato nell’accoglienza dei partecipanti e degli accompagnatori, ma soprattutto nel soddisfare le esigenze del comitato di giuria con le richieste dei giudici di gara. Anche i nostri soci e le loro barche, usate per i giudici di gara, hanno dato il loro contributo: distribuito panini e bibite ai partecipanti, hanno organizzato la premiazione con coppe e trofei e offerto un buffet finale. L’impegno è stato tanto ma la riuscita ottima, sono fiero di tutti i soci.

Quindi un gruppo affiatato pronto per nuovi eventi, ma nei prossimi mesi sono previste altre iniziative?

Il Circolo è sempre attivo in tanti campi, già da tempo sono state organizzate delle serate tematiche aperte a tutti per affrontare diversi argomenti inerenti il mare e la navigazione: come la meccanica a bordo, interpretare le carte meteo, i siti meteo, ecc.. Le serate tematiche avranno una pausa estiva e riprenderanno a ottobre con nuovi ed interessanti argomenti. Sul fronte dell’attività sportiva in estate ci sarà la scuola di vela e  regate per i soci. Il Circolo è impegnato anche nel sociale per cui è stata organizzata una serata sulla donazione degli organi (ADMO) che si terrà l’11 giugno 2010, sulla banchina del porto. Portiamo avanti anche dei progetti gastronomici come le serate a base di baccalà che lo chef del ristorante del circolo prepara riproponendo piatti tipici della tradizione culinaria locale e piacevoli innovazioni e tutti i sabato il Circolo offre un aperitivo presso la propria sede aperto a tutti come momento di socializzazione tra soci e simpatizzanti.

Tu che vivi un rapporto privilegiato con il mare, secondo te, quale sarà il futuro dello scalo portuale giuliese?

Giulianova è considerato a livello regionale il Porto della vela, ma purtroppo riconoscimenti ufficiali, nonostante le promesse, non sono mai arrivati. Il diporto e la pesca sportiva sono sicuramente il futuro del porto di Giulianova, vista la drastica riduzione della marineria, del pescato e degli stessa flottiglia di pescherecci. Il porto, per la sua felice posizione geografica, è un sfogo naturale consentendo un notevole bacino di utenza anche dell’entroterra abruzzese e laziale, ed infatti molti armatori sono aquilani o romani che preferiscono ormeggiare le loro imbarcazioni a Giulianova, piuttosto che a Fiumcino o nei porti più vicini. Sicuramente c’è il problema dei costi e della “vivibilità”, poi è un fantastico trampolino di lancio per le coste croate. Ecco le politiche spesso campanilistiche di chi gestisce questo “tesoro” dovrebbero arrivare a capire che ci sono delle potenzialità notevoli che vanno valorizzate.

USA. Sandro Galantini “Un gheriglio d’anima Una foglia d’autunno”, di Lino Manocchia

Postato da admin Il 19 maggio 2010 LASCIA UN COMMENTO

“Un gheriglio d’anima

Una foglia d’autunno”

di Lino Manocchia

Dott. Sandro Galantini

NEW YORK, 19 Maggio ’10 – E’ un giornalista e storico con stile accattivante, consumato nella ricerca delle fonti di vasta portata e meticoloso nella loro esegesi. Entra nel soggetto, lo rimugina e lo estrae limpido come le acque dell’Adriatico. Si chiama Sandro Galantini (foto), 45 anni, occhio ironico, ha lo stile compunto e distaccato. Cortese, metaforico, allusivo, sfuggente, pesa le parole non alza la voce, misura i gesti.

Autore di oltre 40 lavori relativi a problematiche giuridiche, storiche e di letteratura, pubblicati in volumi, in opere collettive o in riviste scientifiche.

Sandro qual è la prima qualità di un giornalista.

«La capacità di discernimento, credo. E poi non abusare delle parole, che su un giornale possono pesare come macigni.»

Come e quando nacque la tua passione per la carta stampata?

«A 16 anni. Facevo il liceo classico e da lettore decisi temerariamente di “gettare il dado” proponendomi a “Il Tempo”, che mi accolse benevolmente grazie a Marcello Martelli. Poi l’Università a Urbino e quindi, necessariamente, una pausa, pur continuando a collaborare con alcune testate. Risolutivo però è stato l’incontro con un vero “gentleman” come Nicola D’Orazio, fondatore e direttore di “Abruzzo nel Mondo”. L’iscrizione all’Ordine la debbo a lui.»


Il giornalismo è più arte o mestiere?

«Un mestiere senza arte è come essere ciechi a Granada, per dirla con Francisco Alarcón de Icaza.»

La stampa italiana è politicizzata?

«In Italia tutto è politica. La stampa non fa eccezione.»

In America si considera il conglomerato dei partiti italiani: “Un rumoroso mercato senza merce.” D’accordo?

«In parte. Preferirei una definizione che da qualche parte è echeggiata e in base alla quale i partiti venivano definiti un “decotto senza sapore”.»

Il dott. Galantini alla Festa della Polizia - Teramo

Ti preoccupa più la serietà dei nostri problemi o la mancanza di serietà di chi deve risolverli?

«Sono atterrito dai problemi creati seriamente da chi non ha alcun interesse a risolverli.»

Con il Sindaco Avv. Mastromauro

Il giornalismo è un buon trampolino politico?

«Può esserlo se si è giornalisti televisivi. Ma in politica manca la rassicurante presenza del “gobbo”, e allora gli esiti possono essere deludenti. Catastrofici in alcuni casi.»

Rifaresti quel che hai fatto?

«Molto si; tutto no.»

Cosa devi alla fortuna?

«Aver avuto due straordinari genitori, purtroppo scomparsi ma dei quali sento la carezzevole presenza nel

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ABRUZZOpress – N. 181 del 19 maggio ’10                                                                                                                            Pag 2

cerchio delle mie ore. E poi una stupenda infanzia e tanti buoni amici.»

Ti consideri timido?

«Lo sono senz’altro, ma mi riconosco una grande abilità a celarla. Fino ad ora lo sapevano in pochi; dopo questa intervista sarà più difficile bluffare.»

Cosa più ti commuove?

«L’eroismo di chi avanza imperterrito con la sua bandiera lacera, sapendo di combattere dalla parte dei perdenti. E poi non resisto davanti a chi mi tende la mano per l’elemosina. Anche se imbroglia, comunque dietro quel gesto scorgo sempre Gesù. E per me è sempre fonte di profonda commozione.»

Cosa dell’infanzia ricordi  volentieri?

«La campagna in una zona di Giulianova chiamata Mulino da Capo, e tutti coloro che vivevano in quella piccola circonferenza fisica ed emotiva. Era un’oasi di pace e di fraternità, di gioia semplice ed ingenua e, quindi, ancor più vera.»

Il mare è davvero il più poetico degli orizzonti?

«Lo è. Ogni volta che osservo la linea saracena dell’orizzonte l’anima fluttua e s’appaga.»

Qual è il segreto della perfezione?

«Credo che la perfezione non sia nostra prerogativa. Leopardi d’altronde parlava di “inferma natura” degli uomini. E lo stesso diceva Théophile Gautier.»

Tra i tuoi numerosissimi scritti e libri, quale consideri il più perfetto?

«Sono legatissimo a “Giulianova com’era”, un libro che ho voluto dedicare a mio padre Romano perché a lui debbo l’amore “adulto” per la mia città. Il libro più denso è invece quello dedicato alla gelsibachicoltura nell’800; uno studio di grande respiro e assai apprezzato anche fuori i confini regionali perché attualmente l’unico organico dedicato ad un settore produttivo del nostro Abruzzo.  In “Vite parallele, vite ortogonali”, una mia plaquette di poesie fuori commercio, c’è però la mia essenza, senza infingimenti. Un Sandro Galantini assolutamente nudo.»

Il  più amabile vizio dei giuliesi?

«La guasconeria.»

Ti piace sentir suonare le trombe della fama?

«Mi basta uno squillo. Anzi, mi accontento di un “do” persino accennato.»

Che c’è in te di abruzzese?

«Forse la determinazione, che non è testardaggine. In ogni caso in me c’è tutto l’Abruzzo, terra che amo profondamente, teneramente, totalmente. Nel mio sangue scorre il mare e la montagna.»

Ti sei mai sentito sconfitto?

«Infinite volte. Quante le stelle nel cielo. Le vittorie sono come un fuoco di Sant’Elmo: pochi baluginii. E di breve durata.»

Sei femminista?

«No.»

Fra uomo e donna deve esserci solo parità o anche uguaglianza?

«Parità. Uomini e donne sono diversi. Psicologicamente, fisicamente, intimamente. E ciò è buono.»

Ti consideri un custode della tradizione?

«Il termine è impegnativo, e ritengo peraltro di non esserne degno. Meglio corifèo.»

Pensi più al passato, o guardi al futuro?

«Mi nutro di passato, sennò che storico sarei? Però è giusto quel che mi diceva il prof. Italo Mancini, indimenticato docente di Filosofia del diritto: “Guardare sempre indietro causa il torcicollo…”.»

L’abruzzese ha fede, o solo superstizioni?

«L’abruzzese ha fede. Ma la superstizione è nel suo sottosuolo emozionale.»

I giovani  cittadini giuliesi cosa chiedono?

«Ciò che è giusto chiedere oggi, come lo era ieri: la possibilità di un futuro migliore. Anzi, oggi forse solo di un futuro.»

L’opinione pubblica è, comunque, una buona opinione?

«E’ una opinione. Per essere buona occorre la fatica del concetto.»

Qual è il maggior assillo che attualmente colpisce l’amministrazione comunale giuliese?

«Recuperare decenni di ritardi, indolenze e trascuratezze che hanno opacizzato il ruolo di Giulianova, mortificandone le potenzialità. Mi sembra si stia lavorando bene su questa direttrice.»

Chi è Sandro Galantini?

«Un uomo che ama le nuvole, gli arcobaleni e gli aquiloni. Che mai è stato volpe, qualche volta leone. Un gheriglio d’anima, una foglia d’autunno.»

Lino Manocchia

Giulianova. La Giulianova che non c’è più. Le storia raccontate da Benny Manocchia, giuliese che vive negli Usa.

Postato da admin Il 26 novembre 2009 LASCIA UN COMMENTO

La Giulianova che non c’è più

Teramo. Intervista al PRESIDENTE di BANCA TERCAS Avv. Lino Nisii. Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’interento della collega, Mira Carpineta

Postato da admin Il 24 novembre 2009 LASCIA UN COMMENTO

Intervista al

USA. Continuano le nostre interviste a Benny Manocchia sulla vita a Giulianova prima della 2° Guerra Mondiale, ricordi d’infanzia di un italoamericano.

Postato da admin Il 22 novembre 2009 LASCIA UN COMMENTO

USA. Continuano le nostre interviste a Benny Manocchia sulla vita a Giulianova prima della 2° Guerra Mondiale, ricordi d’infanzia di un italoamericano.

USA. Gli Italiani d’America giudicano gli USA. Intervista a Benny (Benito) Manocchia emigrante giuliese

Postato da admin Il 8 novembre 2009 LASCIA UN COMMENTO

Gli Italiani d’America giudicano gli USA

Giulianova. 1° raduno di auto e modo d’epoca.Intervistiamo il patron dell’evento, il giuliese Flaviano Poliandri.

Postato da admin Il 5 novembre 2009 1 COMMENTO

1° raduno di auto e modo d’epoca

Taccuino Elettorale. Francesco Mastromauro. Appuntamenti di Venerdì 5 giugno

Postato da admin Il 5 giugno 2009 LASCIA UN COMMENTO
-Ore 13.00 messa in onda del confronto televisivo su ATV6 tutti i candidati sindaco
-Ore 13.00 messa in onda del confronto televisivo su ATV6 tutti i candidati sindaco – Ore 21.00 COMIZIO Giulianova Alta Piazza Belvedere Mastromauro e tutta la coalizione

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