Pescara. Flavio Branciaroli “profeta” di luce e chiarezza, di Lino Manocchia
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Ap – I Maestri
Flavio Branciaroli
“profeta” di luce e chiarezza
di Lino Manocchia
PESCARA, 14 Giugno ’10 – Quando si entra nel vasto studio della BTM (Branciaroli- Mucci-Tardino) si ha la sensazione di visitare una novella città circondata da ville, giardini, palazzi dai riflessi di luce argentei, forti, avvincenti, che parlano un linguaggio futuristico. Il “regista” – e fondatore – di questo mondo surreale, tanto caro a Hollywood, è Flavio Branciaroli, nato 63 anni fa, da vecchio ceppo abruzzese. Lo “appoggiano”
due validi associati (Umberto Mucci, Gialluca Tardino), una squadra operante, che va per la maggiore, composta da 7 architetti – senior e juniors – ed un disegnatore.
Flavio Branciaroli (nella grafica un suo bozzetto della stazione ferroviaria di Giulianova), alieno all’esibizionismo, allergico alle pose, all’enfasi e alla pubblicità, ha più talento che carisma. Paziente con i clienti, aiuta gli studenti ed altri professionisti che hanno bisogno. Flavio Crede nei miracoli, nella volontà e nel lavoro come molla per creare benessere, e nella fortuna “qualche volta può giungere inaspettatamente”.
Per conoscere meglio i nostri personaggi abbiamo accoppia-
piato papà Flavio e la carismatica figlia Paola.
Ad entrambi abbiamo rivolto le nostre domande:
Flavio, in architettura ogni meta è raggiungibile?
«Lo studio e la prassi quotidiana possono far raggiungere traguardi difficili e spesso impossibili.»
Paola, quali sono le fonti di ispirazione?
«Non solo le architetture, ma spesso anche un bel paesaggio, un quadro, la musica possono ispirare una idea di architettura.» (foto, studio al completo)
Flavio, il segreto della perfezione?
«Il lavoro, l’esperienza, il controllo portato a sistema e la voglia di non mollare mai.»
Chi è per Branciaroli il favorito archi-tetto del passato?
«L’architetto del passato che più mi interessa è Frank Lloyd Wright (Usa), perché le sue opere fanno ancora scuola e rimangono le più attuali.»
Paola, qual è la virtù di un architetto?
«La pazienza verso i committenti, che spesso non sono in grado di comprendere molti dei principi che sono alla base delle scelte architettoniche, cercando sempre la
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ABRUZZOpress – N. 224 del 14 giugno ’10 Pag 2
soluzione più semplice ed economica. E, in parallelo, potrei dire la tenacia nel credere e portare avanti le proprie idee.»
Flavio, qual è il suo soggetto preferito nel campo architettonico?
«La residenza singola e la modellazione ambientale.»
A cosa l’architettura l’ha fatta rinunciare?
«Alla pittura, ma spero sempre di recuperare il tempo perso.»
Il momento più bello della sua carriera?
«Da una idea nata per gioco ho raccolto il miracolo di una realizzazione molto apprezzata ed ammirata da tanti. Mi riferisco ad un edificio residenziale sito in Viale Kennedy a Pescara, che molti hanno provato ad imitare senza esito.»
Paola, cosa più l’esalta?
«Fare bene il mio lavoro e riuscire a dare consistenza alle mie idee, realizzando ambienti piacevoli dove trascorrere il proprio tempo. Realizzare, insomma, un’opera degna di essere goduta.»
Come noto Paola è alla ricerca di Dottorato in Architettura ed Urbanistica (presso la Scuola Superiore G. d’Annunzio (Tutori: P. Barbieri – P. Rovigatti) ed indaga le modalità per rifunzionalizzare la Città a seguito di una Catastrofe. Analizza i Dispositivi SOCIO-URBANI in grado di ricreare Identità urbana/Sviluppo economico/Coesione sociale attraverso i quali il Cittadino a poco a poco si ri-appropria dei suoi Spazi, riapprezzandone i Valori, rivivendo la Città.
C’è talento senza entusiasmo?
«L’entusiasmo aiuta il talento, che da solo non basta. L’entusiasmo è il carburante che accende il meglio di noi, ma non è l’unico.»
Flavio, l’architettura concede il libero arbitrio di scelta?
«Normalmente in architettura si parte sempre da temi vincolanti e bloccati, la bravura è la capacità di trasformare gli obblighi coercitivi in scelte libere e geniali. Comunque un bravo architetto deve saper trasformare i limiti in risorse.»
Quali sono i massimi accorgimenti per la costruzione di cui un architetto deve tener conto?
«Un architetto deve sempre tener conto del contesto ambientale e assecondarne le caratteristiche fondamentali: considerare che l’architettura non deve essere un monumento a se stessi, ma un utile ausilio per il vivere civile e che, comunque, la tecnologia costruttiva deve essere un parametro da non sottostimare per il raggiungimento di detti scopi.
Costa caro il successo?
«Il successo non costa caro se fa parte di un percorso di vita che non prevede il tempo di fare troppi bilanci e di commiserarsi.»
Qual è la chiave del successo di Branciaroli?
«La chiave del successo forse è ’incrollabile fiducia nella mia spiritualità ela certezza di poter superare le difficolta che si incontrano in questa professione.»
Ricordi di gioventù?
«Ricordo gli incoraggiamenti ai numerosi ed infantili disegni che all’età di sei anni mostravo al barbiere che aveva il negozio proprio accanto a quello di mio nonno Giuseppe, a Giulianova. E non so quanti sogni ho fatto su quei cartoni. Facevo schizzi a centinaia sui quaderni di filosofia, di storia, di matematica, di latino, con grande preoccupazione dei miei docenti. Ricordo la prima ed unica mostra di disegni ad inchiostro realizzati all’età di 17 anni che, con lo stupore di mio padre ed il dispiacere mio, si risolse con un successo tale di vendite che mi privò di tutte le opere realizzate quell’estate.»
Questo è Flavio Branciaroli, moderno architetto della nostra generazione. Elegante e molto umanistico, è considerato un “profeta” della luce e della chiarezza.
LINO MANOCCHIA
New York: Londra: Milano:
Lino Manocchia, Linoman98@aol.com Emiliana Marcuccilli, emilianamarcuccilli@libero.it Alessandra Nigro alessandra.nigro@gmail.com
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