Italiani all'Estero

Joseph Vittori leggendario ed eroico Caporale dei “Marine” aveva origini abruzzesi. La madre Doralice Elisabetta Moca era nata a Raiano (AQ) il 3 marzo del 1907.

Associazione Culturale “AMBASCIATORI DELLA FAME”

 

Pescara, 11 marzo 2017

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Un eroe figlio di emigranti abruzzesi …

Joseph Vittori leggendario ed eroico Caporale dei “Marine” aveva origini  abruzzesi. La madre Doralice Elisabetta Moca era nata a Raiano (AQ) il 3 marzo del 1907. Joseph con la sua ardimentosa azione salvò diverse centinaia di suoi “marines” e sbaragliò, da solo, le forze nemiche. La sua figura, divenuta simbolo di coraggio e dedizione alla patria, è costantemente ricordata ed onorata negli  Stati Uniti. Per la sua  azione ricevette la “Medal of Honor”,  massima onorificenza militare americana, che  fu consegnata direttamente dal Presidente degli Stati Uniti, Harry S. Truman, ai genitori dell’eroico ragazzo.

 

Joseph Vittori nacque Beverly, Contea di Essex, in Massachusetts il 1 agosto da 1929 da Pietro “Peter” e Doralice Elisabetta Moca. Il padre era originario di Castelchiodato in provincia di Roma mentre la madre era nata a Raiano (AQ) il 3 marzo del 1907 da Antonio ed Anna Spera. Joseph frequentò il liceo e contemporaneamente lavorò nella fattoria della sua famiglia. Servì per tre anni nel Corpo dei Marines e successivamente nel “Marine Corps Reserve”.  Tenne la sua formazione come “Marine” a Camp Lejeune nel North Carolina fino al gennaio 1951. Poi entrò a far parte dalla “Marine Corps Reserve, Company F, 2d Battaglion, 1st Marines, 1st Marine Division” impegnata nella “Guerra di Corea”. Già nel giugno del 1951 rimase ferito a Yanggu. Ma con grande spirito di dedizione volle tornare a combattere con i suoi Marine. A metà settembre si scatenò una violentissima battaglia chiamata “Hill 749” per la riconquista di “Punchbowl”. Ed è qui che il Caporale Joseph Vittori darà il meglio di se.  Il suo plotone aveva sofferto già  pesantissime perdite in vite umane ed era costretto ad una dolorosa e pericolosa ritirata. Rischiavano di rimanere accerchiati e se la manovra nemica si fosse realizzata sarebbe stata la fine per tutti.  Allora Joseph e altri suoi due colleghi provarono a frenare da soli l’avanzata nemica. Gli altri due però rimasero subito feriti. Lui incurante continuò da solo. Dopo poco rimase anche lui ferito ad un braccio.  Ma, da questo momento in poi, la sua azione ha dell’incredibile. Riuscì, nonostante tutto,  a presidiare più trincee e sparare con più mitragliatrici dando al nemico l’impressione che ci fossero più uomini a fronteggiarli. Resistette per ore e infine cadde sotto il fuoco nemico. Era il 16 settembre del 1951. Joseph aveva però salvato, con la sua azione, la vita di centinaia di marines e quasi annientato un intero battaglione nordcoreano. Infatti quando la  mattina successiva  i marines tornarono in forze sulla “collina” per recuperare il corpo di Joseph contarono oltre duecento morti della parte avversa. Per questa azione ricevette la “Medal of Honor”, massima onorificenza militare americana, e il  “Purple Heart” altro importante riconoscimento.  La “Medal of Honor” fu consegnata direttamente dal Presidente degli Stati Uniti, Harry S. Truman, ai genitori dell’eroico ragazzo.

Geremia Mancini – Presidente onorario “Ambasciatori della fame”

 

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