20
May , 2013
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Roma. 10 maggio 2012. Ieri si è spento all’Ospedale San Camillo di Roma, il giornalista giuliese, Franco Manocchia (86anni). Da tempo malato, era stato omaggiato dalla penna sagace del fratello (segue articolo), Lino, giornalista ancora in attività negli USA.

Franco Manocchia, giornalista e scrittore. Giulianova 27.04.1926- Roma 9.5.2012

Franco Manocchia, giornalista e scrittore. Giulianova 27.04.1926- Roma 9.5.2012

I funerali si terranno oggi, presso il Duomo di San Flaviano, alle ore 16:00, dove la salma giungerà da Roma.

Al figlio Giampiero, ma soprattutto all’amico Lino e a suo fratello Benny, le più sentite condoglianze per la perdita del caro congiunto.

Dal ricordo del fratello Lino Manocchia

LA VITA IN BIANCO E NERO

Il bianco e nero dell’Italia degli anni 50. Cronache del Paese sparito.



Franco Manocchia

FRANCO MANOCCHIA, giornalista, nato a Giulianova il 27 aprile 1926, mio fratello. Autore del libro: “La vita in bianco e nero”: cronache dal Paese Sparito.Prima di essere assunto al Corriere della Sera negli anni ’70, ha collaborato ai quotidiani Paese Sera, Messaggero, Momento, L’Ora di Palermo, Gazzetta di Mantova, Stadio, Il Tempo e ai periodici La Domenica del Corriere, Amica, Settimana Incom e varie altre testate. Ha diretto La Gazzetta di Pescara. Buon amico di Dino Buzzati. Il figlio, Giampiero, giornalista della Rai, ha raccolto in un volume alcuni suoi scritti e molte foto scattate negli anni ’50, quando Franco era un free-lance ed inviava alle testate sia il testo che le foto dei servizi, come usava allora, che oggi rappresentano il suggestivo ”spaccato” di quella Italia e che la prof.ssa Marta Savini, docente e critica letteraria descrive cosi: “Il “fil rouge” che ha guidato il nostro percorso tra le foto di Manocchia è stata la lettura dei suoi racconti e dei suoi articoli: ne e’ emerso per lo più un giornalista alle prime armi ( Manocchia era allora sotto i trent”anni ) ma già’ in possesso delle doti del professionista, per la capacita’ di fiutare la possibilita’ di uno “scoop”” per la costanza del perseguire la traccia intuita, interessante, per la verve comunicativa, per la curiosita’ sempre vigile. Gli anni ’50 sono stati un periodo particolarissimo in ogni aspetto della nostra vita – ammette Franco - difficili forse da comprendere per chi non abbia vissuto quegli anni.”Mio padre era morto sotto un bombardamento, per guadagnarmi il pane insegnavo nelle scuole dei paesi - destinazione classica per un giovane maestro elementare – come quella di Appignano- che stava li li per crollare. Quel lavoro mi ha dato l’occasione di conoscere una realtà dalla quale gli abitanti delle città erano estremamente distanti. Intanto, intorno a noi scorrevano i poveri, poveri ma dignitosi anni 50″).

Chi ha vissuto in quegli anni puo’ ritrovare abitudini e cose ormai lontanissime, provare un sussulto di nostalgia nel riconoscere il taglio di una gonna, il profilo di un’auto d’epoca, la semplicità degli addobbi festivi; chi e’ piu giovane è invitato a riflettere sul precipitoso miglioramento delle nostre condizioni di vita”.

E Maura Cosenza, dell’Istituto LUCE, trova che “Scorrendo lentamente tra le  mani le foto di Franco Manocchia si coglie immediatamente un silenzio appassionato che sembra fissarsi nelle immagini allo stesso tempo immobili e vibranti. Le sue fotografie vivono come musica religiosa in una piccola, sfocata realtà attraversata da una memoria dove il respiro, lo sguardo, il gesto diventano voce, parole, suoni. Sono rappresentazioni, frammenti, sembianze che raccontano i volti, le proiezioni e i segni del tempo”.

Le foto e gli articoli di Franco, che il Centro Internazionale per l’arte Antinoo ha raccolto ed instradato verso l’edizione, sono una panoramica di vita vissuta, di giorni, momenti trascorsi soprattutto nell’Abruzzo, che ha attratto la curiosità’ anche del grande Dino Buzzati il quale, con la signora Almerina, venne a trovare Franco e gli chiese di portarlo a scoprire alcune di queste storie abruzzesi. A testimonianza, nel volume, una foto con Buzzati’, Franco,cronista e guida, la signora Almerina ed un somarello, istantanea che il grande scrittore ribattezzò, con la consueta ironia: “…Tre briganti ed un somaro”. Erano sulla strada di una delle ultime “streghe” della Penisola.  La versatilità’ di mio fratello lo portò’ a contatto anche con il mondo dello sport, che allora significava rinascita dell”Italia attraverso i suoi miti, una fugace ma valida iniezione di orgoglio nazionale sia per i lavoratori all’estero che per gli italiani rimasti nel nostro Paese, entrambi desiderosi di riscatto e di soddisfazioni almeno morali. Di ogni individuo Franco è’ riuscito a cogliere, con lo scatto di una modesta macchina fotografica,  tutta manuale, e con la sensibilità’ di un artista, il moto dell’animo, la caratteristica precipua, la suggestione di una simpatia con il più’ povero, il più’ semplice, l’emarginato, con chi apparentemente “non fa notizia” ma, in realtà, fa la storia di un Paese e di un popolo, nel silenzio della fatica quotidiana.

LINO MANOCCHIA

* articolo pubblicato anche sulla rivista storica n° 31  Maddonna dello Splendore

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