
L’orso grizzly … Donald Trump
Messer Dante Alighieri, nella sua ‘Divina Commedia’, sapientemente scaraventò i peccatori in bolge infernali ‘personalizzate’, riservando l’ultima bolgia, la decima, dell’ottavo cerchio, ai falsari di cose, persone, denaro o parole; ai falsari di parole, i ‘bugiardi’, il grande poeta ha inflitto quale pena la febbre, in eternità destinati ad essere febbricitanti. In questa bolgia, si dice, si trovino tanti politici. Al miliardario Donald Trump è riservato, però, un posticino speciale, per una serie di orrende bugie inflitte all’opinione pubblica americana. “E sapete quanto gli americani non possano sopportare la menzogna dei loro uomini pubblici!”
A suggerircelo è stato un bravo sacerdote di origine italiana -che presentiamo con la sigla FdR- il quale abita nell’Illinois, è appassionato di automobilismo, e non si sottrae, anzi, alla politica, che condanna “se sporca”, come quella proposta da Trump, appunto.
Un posto speciale per Donald, anche per reiterazione del reato: ieri ha infatti annunciato che in autunno uscirà con un libro, edito da Regnery Publishing, che illustrerà la sua filosofia politica e i suoi piani per riportare l’America alla ribalta. “He was and remains the quintessential publicity hound and self promoter” commenta Robert R. Hoopes Jr. sul ‘Huff Post’, suggerendo che anche Sarah Palin non ha nessuna vera intenzione di diventare Presidente, l’unica cosa che vuole, come Trump, è farsi pubblicità per poter guadagnare altri milioni di dollari con libri, trasmissioni televisive, ecc…
Per mesi Donald ha lavorato sulla grande menzogna che gli ha guadagnato fiumi di inchiostro sui media americani e non solo: Barack Obama non è americano, diceva, “e lo proverò”, scatenando in lungo e in largo i suoi investigatori, perchè “reo di non essere cittadino americano e quindi costituzionalmente non eleggibile”, Obama sarebbe stato da lui stracciato, mandato a casa e umiliato. Poi l’ospite della Casa Bianca presentò in tv il proprio certificato di nascita, e Trump iniziò arrampicarsi sugli specchi e masticare amaro. Il biondo Trump, con la coda tra le gambe, passava nel dimenticatoio del circuito mediatico, ma con tanta rabbia in corpo che, si poteva immaginare, non si sarebbe quietato. Così è stato, scorsa settimana è spuntato il nome di Gerome Corsi, italo-americano del New Jersey, scrittore di vari libri dal contenuto a dir poco nebuloso, accusato di plagio e omofobia. Corsi è amico di Donald, il quale sfrutta l’amicizia per cercare di tornare alla carica con quella che oramai gli americani hanno capito essere una fissazione.
Corsi, nel 2008, aveva pubblicato il controverso e criticatissimo ‘The Obama Nation: Leftist Politics and the Cult of Personality’, un libro che, nelle intenzioni di Corsi, doveva mandare all’aria la candidatura alla nomination democratica di Barack Obama. Andò diversamente. Ora, una quindicina di giorni fa, Corsi è tornato all’attacco con l’ennesimo book, che sembrerebbe chiaramente ispirato, se non proprio commissionato, dal ‘fissato’ Donald: ‘Where’s the Birth Certificate?: The Case that Barack Obama is not Eligible to be President’, edito da WND Books, in distribuzione dal 17 maggio. Joseph Farah, di WND Books, e Corsi hanno sostenuto che Trump avrebbe detto loro che ritiene il certificato presentato dal Presidente un falso, e che stava considerando di far riprendere le investigazioni su tale certificato.
Nel libro, Corsi, fa chiaramente intendere che Trump è stato il suo ispiratore, “Trump era affamato di informazioni”, afferma Farah. Le note di Corsi non suonano come conversazioni con Trump, ma veri e propri ordini del ricco biondone: “Chiamami prima di fare qualcosa. Io voglio sapere tutto, prima che tu muova la penna” avrebbe detto Trump a Corsi, e Farah conferma.
Ovviamente Trump è intervenuto e ha negato tutto, lui, dice, non ha nulla a che fare con il libro in questione, e non lo avrebbe manco letto, né mai lo leggerà.
Viene da chiedersi se il certificato di nascita del Presidente fosse il solo oggetto in grado di sostenere il personaggio Trump sulla scena nazionale della campagna elettorale. Domanda lecita se si considera che appena Obama ha presentato il certificato, non solo i media hanno archiviato la vicenda e il bugiardo Donald, ma contestualmente il miliardario è iniziato calare nei polls e dopo alcune settimane Trump, che il tira e molla della candidatura lo sta portando avanti puntuale dal 2002 ad ogni tornata elettorale, ha dovuto annunciare che non si sarebbe candidato, e interrompere, probabilmente molto prima di quanto lui aveva previsto la sceneggiata promozionale.
“Sfortunatamente Trump appare come un serpente la cui lingua è biforcuta”, confessa il sacerdote dell’Illinois. “Molti credevano potesse diventare la nuova speranza nazionale, invece è proprio vero: il lupo perde il pelo ma non il vizio”.
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