Abruzzo

Teramo. Giuseppe Garibaldi, 150 anni fa, un eroe anticlericale strumento dei Savoia. La ferita aperta di Bronte. La Lega Nord Abruzzo si farà promotore della rivalutazione della lotta per la libertà dei Patrioti Martiri del vero Risorgimento italiano, definiti strumentalmente “briganti”. La Lega Nord Abruzzo conferirà loro pari dignità dei Partigiani della Seconda Guerra Mondiale. Stop all’ideologia dominante massonica sul Risorgimento.

Giuseppe Garibaldi, 150 anni fa, un eroe anticlericale strumento dei Savoia. La ferita aperta di Bronte. La Lega Nord Abruzzo si farà promotore della rivalutazione della lotta per la libertà dei Patrioti Martiri del vero Risorgimento italiano, definiti strumentalmente “briganti”. La Lega Nord Abruzzo conferirà loro pari dignità dei Partigiani della Seconda Guerra Mondiale. Stop all’ideologia dominante massonica sul Risorgimento. La Lega Nord Abruzzo ha individuato nella data dell’eccidio di Bronte, la ricorrenza dei Martiri per la libertà del Risorgimento popolare italiano.

E alla fine tutto tornava come prima: i signori al loro posto, i poveri contadini sempre più poveri. La libertà si conquista, non si dona. La Lega Nord Abruzzo Segreteria Provinciale di Teramo, rievocando i tragici fatti di Bronte (www.bronteinsieme.it/2st/mo_601.html) anziché rendere omaggio a una statuetta belligerante del generale Giuseppe Garibaldi (con spada sguainata al vento ed ai volatili) dall’incerta collocazione geografica e museale, ha individuato nella data dell’eccidio di Bronte, la ricorrenza dei Martiri per la libertà del vero Risorgimento popolare italiano. Il nostro cuore palpita di commozione per tutti coloro che morirono, magari sperando nella vera libertà, davanti a un plotone d’esecuzione sabaudo! Per questo intendiamo celebrare una giornata di lutto nazionale per le vittime delle fucilazioni di massa pre-post-unitarie: i nostri Patrioti Martiri del popolo che difesero strenuamente non solo la Fortezza di Civitella del Tronto dagli invasori. Tacciati dalla Storia ufficiale dello spregevole appellativo di “briganti”, questi nostri eroi attendono giustizia da 150 anni. Un’umile considerazione è d’obbligo.

In piena crisi economica che espone il nostro Paese al fallimento finanziario nel mercato globale per il colossale debito pubblico accumulato nell’era della Prima Repubblica, oggi non ha alcun senso celebrare con i soldi pubblici il massone anticlericale Giuseppe Garibaldi. Non sono questi i presunti “valori” che dobbiamo preservare. Gli extracomunitari non conoscono Garibaldi.        Tutti sanno che gli Italiani avrebbero potuto benissimo conquistare dal basso l’Unità d’Italia in modo assai meno cruento, lasciando le ricchezze del Regno delle Due Sicilie là dov’erano! Ma il furto che si consumò anche grazie alle camicie rosse di Garibaldi, avrebbe disegnato uno scenario unitario sui generis del quale paghiamo ancora oggi le conseguenze: chi ha diviso l’Italia in due realtà economico-sociali, se non Garibaldi e i Savoia che trafugarono tutte le ricchezze del Sud portandole a Torino per ingraziarsi i favori delle Corti europee?

Se gli Stati Uniti d’America, la più grande Democrazia sulla Terra, vissero in quegli stessi anni la pagina più tragica della loro Storia infiammata dalla Guerra civile tra Nord e Sud, elaborando poi la vicenda nel loro processo unitario federale (con le bandiere confederate e unioniste che in molti stati ancora oggi possono sventolare accanto a quella nazionale a stelle e strisce!), allora è giusto oggi far luce in Italia sulle menzogne che ci hanno raccontato e insegnato in 150 anni senza elaborare un bel nulla, producendo semmai il vero brigantaggio con annesse mafie che stiamo sconfiggendo definitivamente solo ora grazie al Ministro Roberto Maroni del Governo Berlusconi. Solo così diventeremo una Democrazia compiuta.

Se da oltre 150 anni gli Italiani, che possono lavorare e fare libera impresa al Nord dove la cultura del lavoro è il primo comandamento per mantenere in piedi il resto del Paese che vive di spesa pubblica, sono dopati dall’ideologia risorgimentale a senso unico imposta dall’alto, sappiamo di chi fu la colpa, felice solo per pochi. Fino alla compiuta Unità politica d’Italia celebrata con la vittoria della Grande Guerra nel 1918, la lezione non fu affatto digerita in maniera indolore. Inevitabile fu la crisi dello stato liberale e la fine prematura del lungo processo unitario (al quale presero parte anche gli Ebrei italiani) spezzato dal regime fascista di Mussolini e dai Savoia che annullarono ignominiosamente valori, vite e ideali dello spirito patrio sia con le famigerate leggi razziali (che allontanarono il fior fiore degli scienziati dall’Italia) sia con la sconfitta dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale sia con la perdita contestuale di vasti territori annessi nel 1918.

Grazie alle conseguenze di quelle lezioni risorgimentali imposte sui regi banchi di scuola, l’Italia sprofondò nel fango. Eppure i franco-piemontesi Savoia quando decisero di invadere il Sud d’Italia parlavano francese, una lingua incomprensibile ai contadini. I Patrioti che si opposero a questa deliberata invasione, furono processati sommariamente, etichettati come briganti e fucilati. Ma erano Partigiani risorgimentali che volevano la vera libertà, quella di lavorare le loro terre in santa pace.

Per rendere più efficace l’invasione sabauda furono postulati alcuni principi ideologici del proletariato agricolo, ingannando i contadini: si fece passare l’idea che con la discesa-salita delle camicie rosse di Garibaldi, il futuro Re d’Italia avrebbe assegnato loro le terre strappate ai latifondisti meridionali del Regno delle Due Sicilie (Abruzzo compreso). Sappiamo come andarono le cose: i latifondisti cambiarono bandiera e, come nel “Gattopardo”, tutto rimase come prima! Ma bisognava fare gli Italiani. Servivano le guerre, non il lavoro!

Ecco perché il processo unitario non è affatto finito dopo 150 anni. Ecco perché oggi non ci può essere niente da festeggiare. Anzi ci sarebbe da osservare l’ennesima giornata di lutto nazionale per i nostri antenati vittime delle camice rosse di Garibaldi e dell’esercito sabaudo. Chi festeggia, non sa cosa sta facendo perché dimentica le contestuali date delle fucilazioni di massa dei nostri Patrioti risorgimentali vittime dell’ideologia. Garibaldi è il simbolo di un periodo storico che andrebbe studiato veramente e ridiscusso senza particolari stravolgimenti o revisioni anti-storiche, depurandolo dalla propaganda ideologica che in 150 anni è stata pompata nelle nostre menti per esaltare il mito della forzata italianità risorgimentale. L’Unità nazionale oggi non è affatto compiuta perché mentre montava la Questione meridionale e il dominio delle mafie feudali continuava a soffocare il Sud e il tessuto sano delle imprese, qualcuno teorizzava, come oggi, che tutto è già compiuto! I fatti di Bronte non furono isolati. I contadini morivano sotto le scariche sabaude e tutti tacevano nei palazzi del potere. Una vergogna nazionale che ancora non abbiamo elaborato! La Giustizia attende da 150 anni.

Verrà il giorno in cui i veri libri di Storia d’Italia finalmente racconteranno ai giovani la Verità sul Risorgimento italiano e sui personaggi come il massone Garibaldi scortato dalle cannoniere di Sua Maestà Britannica mentre depredava città, villaggi, banche, chiese e conventi d’Italia. Una verità fatta di violenza, soprusi, usurpazioni e saccheggi verso i contadini ignoranti, verso i cristiani, verso le Istituzioni del Regno delle Due Sicilie, verso le chiese e conventi della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, verso i sudditi Italiani del Nord, del Centro e del Sud costretti ad accettare con plebisciti-farsa (vista l’ignoranza della maggioranza della popolazione che viveva del lavoro dei campi) l’idea “britannica” di uno stato nazionale centralista e statalista che nessun contadino italiano dell’epoca voleva (perché non ne avrebbe capito le ragioni), spegnendo le aspettative di Autonomia federale da più parti avanzate (il Federalismo del Beato Antonio Rosmini).

Per colpa di personaggi come il “liberatore” Garibaldi e di aristocratici e massoni di mezza Europa, da oltre 150 anni gli Italiani che possono lavorare al Nord per produrre ricchezza vera, stanno mantenendo un carrozzone-stato lontano e padrone, che non rappresenta per nulla le esigenze della Nazione Italia Federale, la nostra terra che amiamo ricostruire dal basso. Anziché deporre statue belligeranti e fiori al generalissimo, dovremmo cominciare a pensare a rimuovere le incrostazioni dell’ideologia risorgimentale dominante che rappresenta un’idea di stato spendaccione nella quale gli Italiani di buonsenso non si identificano più per niente.

E’ sorprendente che i veri valori risorgimentali siano celebrati da coloro che, rifiutando la Verità, nulla hanno a che spartire con gli ideali di pace, libertà, rispetto della persona. Qui non si tratta di opporre camicie verdi contro camicie rosse. Ma di fare giustizia.

Perché le azioni di Garibaldi e dei Savoia fecero il male soprattutto degli giovani Italiani che lavoravano nei campi e furono arruolati per forza nel regio esercito italiano, seminando la povertà nel Sud Italia, lasciando le terre incolte e costringendo migliaia di persone all’emigrazione. Bisogna scrivere la verità sulla figura di Garibaldi e sulle sue malefatte. Non pretendiamo che i suoi monumenti siano rimossi per volontà popolare e magari fusi per farne monumenti ai veri Patrioti Martiri del Risorgimento popolare federale. E certamente non rimpiangiamo l’Italia pre-unitaria e non chiediamo le dimissioni dalle loro rispettive cariche di tutti i nostri Padri della Patria né tanto meno daremo vita a un movimento per la rinnovata annessione del Nord Italia al Regno cattolico d’Austria. Perché è quanto di più incredibile, provinciale, anacronistico e antistorico si possa pensare, udire e sperare, magari continuando ad alimentare l’ideologia risorgimentale, tanto cara alle sinistre, che non ha risolto i problemi degli Italiani. La Lega Nord sta costruendo una vera Italia Federale, 150 dopo le scorrerie di Garibaldi e dopo il furto dei tesori del Sud. Non per un Lombardo-Veneto soggetto all’Impero austro-ungarico, non per nuovi confini nazionali. Diffidiamo chiunque solo dal pensarlo.

La Lega Nord protesta contro chi intende costruire nuovi steccati, nuovi confini ideologici e massonici, che non hanno nulla a che spartire con la nostra Storia territoriale.

Che Garibaldi sguaini pure la spada rivolto ai quattro punti cardinali, magari contemporaneamente. Ma non interessa a nessuna persona sana di mente. Soprattutto qui a Teramo: abbiamo fin troppo rispetto della nostra Storia incompiuta per credere il contrario. Collocata in modo assai irrazionale in un contesto urbano violato da opere di cui facciamo volentieri a meno (busti, statue pagane e teste volanti più o meno identificabili), quella statua è un affronto anche al vero volto dell’“eroe dei due mondi” che, abbiamo ragione di credere, arrossirà di vergogna quando la sposteranno per l’ennesima volta per chissà quali lidi fino all’approdo finale. Meglio una statua dedicata ai nostri Patrioti Martiri per la libertà che difesero strenuamente la Fortezza di Civitella del Tronto, che non si arresero mai, né prima né dopo l’Unità d’Italia!

Il nostro omaggio è infatti rivolto allo spirito che muove un popolo a conquistare davvero i propri diritti e la propria libertà mettendo a rischio la vita. Perché la dignità di essere uomini veri si misura con la libertà di poterlo essere sempre e ovunque, a qualunque latitudine e in qualunque epoca. La vera Storia del Risorgimento italiano popolare, non è andata persa. E’ scritta sui veri libri di Storia conservati negli Archivi di Stato e nelle Biblioteche pubbliche e private d’Europa.

Questa ricerca della Verità è oggi entrata di prepotenza e con vigore nella realtà di oggi, come un insegnamento, come un modello di vita. Oggi ci sono altri Patrioti che lottano per la conquista della libertà e della verità con modalità diverse e con le armi della ragione, della fede e della passione politica. Armi niente affatto belligeranti perché il desiderio di libertà non muore mai, perché la libertà va difesa sempre se tiene conto dei diritti di tutti e soprattutto dei doveri di tutti.

Solo allora la libertà viene innalzata come vessillo perché tutti quelli che lo desiderano possano seguire le orme di nuovi eroi che nella Storia lottano per la libertà. Il riferimento a questi nostri Patrioti del vero Risorgimento italiano è nella realtà trasformato in un segno culturale e politico, in un simbolo che, nel rispetto della Legge costituzionale della Repubblica, dei diritti umani e dei principi fondamentali della persona fissati nella Carta delle Nazioni Unite, contraddistingue un Movimento che si nutre idealmente delle gesta di questi nostri Eroi Martiri per dimostrare che non sono stati dimenticati e che la Storia è insegnamento. Non un mito, non una fanfara, non un inno nazionale. Ma un racconto di Verità.

I giovani idealisti e i resistenti-martiri all’invasore sabaudo, fedeli al giuramento, preparavano un’altra Unità d’Italia Federale, un sogno che fu soffocato sul nascere. Eroi e giovani idealisti di tutte le regioni d’Italia e d’Europa che armati di coraggio raccolsero intorno a loro un manipolo di fedeli per dare vita in Italia alla battaglia della libertà.

Garibaldi è una figura “sospesa” che fa comodo, a disposizione di infiniti usi e consumi quasi sempre abusivi: gli infiniti colpi di revisione che lasciano il tempo che trovano, non ci interessano. Garibaldi è un mito alla Bin Laden ancora utile alle sinistre ed alle destre del potere palaziale, persino ai comunisti e fascisti futuristi, una figura usata per caratterizzare la spesa pubblica nelle campagne di sensibilizzazione delle celebrazioni del 150mo anniversario dell’Unità d’Italia. Quanti affari! Lo stendardo dei garibaldini è servito a tanti. Quante fortune e sfortune!

La lista socialdemocratica sconfitta il 18 aprile 1948 aveva come simbolo ancora una volta lo stesso Garibaldi del quale ancora oggi si parla a proposito ed a sproposito. Ma quasi sempre nella sostanziale incapacità di collocarlo una volta per sempre in cima alla Verità della Storia.

Se oggi il Nord è la locomotiva economica d’Italia e d’Europa, e se il Sud versa nelle condizioni critiche ereditate 150 anni fa, sappiamo già di chi fu l’amara colpa che alcuni però non hanno l’umiltà intellettuale di riconoscere.

Teramo, lì 13 Novembre 2010 Segreteria Prov.le Lega Nord Abruzzo

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